domenica 16 aprile 2017

OGNI RINASCITA



Signori, si rinasce. 

Estraggo dal cassetto una sorpresa già letta.

      Prima sorpresa: mi sorprendo di tutto ciò che è ora.

      Un brindisi a tutti gli amici che festeggiano. Naturalmente sono con voi. Oggi non mi muovo da casa. Aspetto di far capolino dall'uovo. Aspetto qui. Faccio in modo che quest'altra rinascita mi sorprenda vivo. Quante volte? Mi ricordo una delle volte che sono rinato ero in una stanzetta d'albergo e non ero neanche solo. 

      In quel caso che si fa? Che si fa quando scopri che questa volta sei nato in compagnia?

      Un brindisi all’amicizia. 
    
      Sorprese di pasqua. Il velo della sposa si unisce alla vela e forma un insieme d’armonia. Sorpresa della gente che ha davvero bisogno… sorpresa dipinta su un quadro lasciato in esposizione su un marciapiede affollato. 

Piccoli debiti da aggiungere alla lista. Quando rinacqui cartone animato. Ricordi di un'altra dimensione. Quando rinacqui acqua, fonte, albero e sabbia di deserto. Quando rinacqui sale e lupo e ombra. Quando rinacqui spirito e quando rinacqui piccolo sole di una galassia troppo lontana per poterla raggiungere da qui.

Piccole cose che fanno un sipario strappato pieno di scritte che assomigliano alla scrittura perfetta di mio nonno che segnava su un quaderno nero, ogni cosa che mi spettava e poi cancellava con una ics meravigliosa tutto. E il debito era estinto. Il debito che è luce e calamita di fortuna e meraviglia su questo mare che chissà da quanto tempo stiamo navigando.

      Seconda sorpresa: ancora una volta, voglia di risveglio. E svegliatevi un po' anche voi. Non fate i distratti.

La Primavera è inoltrata. Ormoni in rivolta, compagni di sempre. Un respiro di vento fresco. Un cambio netto, eppure così pigro in questi giorni… così pigro da non riuscire ad aprire la prima pagina di un libro. 



Ripenso a me e al maestro. 

Una volta mi disse: "Allora, caro il mio angioletto, vai pure dove vuoi... che qui non c’è esterno per noi. La vita di Barcellona ti spinge a rischiare di più (molto di più) che a casa tua, dove proteggi solo le postazioni. A volte lasciare tutto significa davvero partire da zero. E zero significa dover rischiare altrimenti schiatti. Magari lo stesso a New York o a Toronto o a Sidney o a Parigi…" 

E allora penso che tutto quello che ho è quello che ho imparato a lasciare, imparando a star fermo in un posto. Fantastico!

      Terza sorpresa di questo post rimesso a nuovo per questa santa Pasqua: sempre tratto dai dialoghi con il mio sempreverde amico che in questa vita gioca in difesa e intuendo il mio ruolo, ha chiesto al Mister di spostarmi a centrocampo.

      “Qual è il tuo più grande desiderio?”

      Risposta dopo mezzo secondo di riflessione: "Dio forse?"

      “Il pongo!"
      "Il pongo?"

      "La natura del pongo. Prova ad immaginare il pongo o la creta. La sua duttilità. I suoi molteplici destini di forma. La sua natura di SERVIZIO all’intuizione, al divenire e… pensa alla poesia, al verbo… fino ad ora del tuo desiderio ne hai fatto bozze e altre cazzatelle, ma la tua natura è il pongo. Il tuo vero desiderio è dentro la natura del pongo. La forma? Un abbraccio e una poesia. La forma della tua poesia non è mai stata scolpita, solo abbozzata. Tu vuoi fare il poeta, ma vuoi vivere da scultore…"

      "Cioè... tu vuoi dire che sono un progetto e voglio vivere da architetto?"

      "Bravo guaglio'... come se Topolino adesso lo viene a disegnare Walt Disney…"

      "Allora, il tuo vero desiderio è essere il pongo, cioè sostanza senza forma. Forma invisibile e possibile. Paura della poesia e desiderio di essa. Ti proteggi con la forma e uccidi a tradimento la sostanza… e adesso ti rivelo il segreto: è stato Topolino a creare Disney, non il contrario. Lui ha rubato solo la forma. L’ha catturata in prigione. Topolino se ne stava lì da sempre e all’improvviso lo ha imitato… il tuo Topolino è da una vita che ti gira intorno e hai pure tentato di scamazzarlo… mentre, povera bestiolina, lui lì non ci sarebbe nemmeno venuto se non fosse che è così che tu lo hai chiamato. E in prigione ora, ci stai pure tu, caro il mio maghetto!"

      Tutto vero? Ero io… eri tu! Un maghetto col cappello a cilindro tutto dorato e una cartella trovata in un armadio vecchio di casa dei tuoi, ti guarda e ti sorride e ti sussurra parole di comprensione e poesie scadute, antiche come i baci più belli. E questa quarta sorpresa di rinascita. 

      "Tu chiami a te le tue animucce candide, poi vorresti che fossero leoni e draghi?"

      Rifletto.

      Per una volta resto in silenzio di fronte alla mia stessa voce che prende corpo e si alza oltre l’attesa di quello che è già arrivato.

      "Poesia che manca di rabbia, di potenza, castrata come le manine impaurite… genio in panciolle! Marito attratto dalle amanti! Brevi avventure e senza promesse: canovaglie di lana e cotone, senza stagione ma che ti lasciano tanta, troppa nostalgia. La nostalgia di una poesia lontana. L’eco che ti lascia il libero arbitrio d’ingannare il suono che lo produsse, mentre il tuo vero desiderio è il suono!"


      Cerco di scappare, sempre così… ogni vita è così, eternamente in fuga. E poi quando vengo ripreso, piangendo mi dico: "Sempre così..."

      "Poeta affascinato come una falena dalla luce del tuo cuore".

      È bella ogni cosa che ci agita e che non ci fa impigrire... è bello qualcuno che ci ricorda questo. È bella quest'altra pasqua. È bella la vita che ci fa giocare a mediano, quando vorremmo sempre stare in attacco.

      Ci vediamo alla prossima rinascita. Sempre che vi trovo.