martedì 30 agosto 2016

IL MISTERO DI YORIK

«La follia signore, gira attorno al mondo come il sole, risplende ovunque.»

(La dodicesima notte, Atto III, sc. 1)
 

Non tutti lo sanno. Non tutti sanno chi sei.

Eppure... senza di te, non esisterebbe il mondo. Non esisterebbe l'IO.

Se io penso ad Amleto, la prima cosa che faccio è pensarlo con un teschio in mano. Il simbolo è qualcosa di talmente potente che diventa reale nella parabola dell'essere umano. 

Niente è più potente del linguaggio dell'invisibile.

Tu Yorik sei l'essenza dell'assenza. 

Tu sei saggezza e verità. 

Sei un mucchietto di ossa e sei le stesse mani che le stringono, sei la divinità dell'ultima verità, quella sussurrata in un confessionale deserto. 

E sei la rappresentazione del gesto estremo di chi decide di andare verso il limite della morte, dove, si forma il presentimento che tutto ha una fine e un inizio contemporaneamente. 

Una fine e un inizio.

Ci hai mai pensato? Decidere di "essere" nel mezzo di una corte che già non ha più compattezza e forse, non ne ha mai davvero avuta. Eppure tu sei lì, povero buffone che gioca con le parole, con i gesti e con la tua verve di comico apprezzato. 

Questo perché la consapevolezza di chi sei, caro Yorik, è quel segreto che ti distrugge e che ti incoraggia a vivere portandoti a coincidere esattamente con il "non essere". 

La fine ti aiuta. 

La "commare secca" ti sorride e in quel sorriso c'è più del sorriso stesso.


Nel teatro elisabettiano
 il matto è la parte malata e vaga dell'eroe. 

Il matto è proprio colui che ha libertà di parola vera perché mascherata da beffa, da risata, da goliardia, perché una volta pronunciata, quella parola svanisce; non si eleva a predica, è pronunciata solo da un povero folle che dall'interno, proietta verso l'esterno, la rappresentazione di una possibilità di salvezza: lo sguardo verso uno spazio, un altrove fantastico che, come in una lente deformante, ci regala il mondo così com'è e così come potrebbe essere tra mille secoli su questa stessa striscia di tempo e di spazio.

Nell'Amleto, questa figura è completamente assente, o meglio, è presente come assenza. Il folle, l'innocente satiro, il buffone dallo sguardo maliardo e il giovane vagabondo è rappresentato tutto da una frase.

"Ahi, povero Yorick. l'ho conosciuto, Orazio, un uomo di un humor inesauribile, d'una fantasia senza pari. m'ha portato in spalla mille volte, e adesso..."

Adesso sei un povero cranio Yorik, un sacco di ossa che il becchino ha scoperto nella fossa destinata alla povera Ofelia. Destinata cioè, in quei luoghi profondi dell'essere che la tua parte femminile nasconde. 

Il segreto in un cranio? 

Perché no? Tanto...

Chi ha voglia di capire già sa. Per tutti gli altri, ci sono le streghe del Luna Park.

La voce della menzogna per ora tace. Tace grazie a te Yorik, perché la menzogna si trascina un alito di vento. 

Questo vento di verità ci fa sussultare nel profondo del cuore. 

Quante volte l'abbiamo sotterrata questa voce del folle? Quante volte l'abbiamo nascosta, questa figlia della nostra inconsistente personalità? 

Questa voce flebile di luna suadente o di presagio improvviso è assente perché è Amleto stesso che deve maturare in se stesso la verità. 

È l'IO risvegliato che ora non deve più dire, ma AGIRE che significa ESSERE.

La follia dell'IO risvegliato è la prima porta ed è il primo stadio verso una inevitabile crescita consapevole. Il sacrificio del folle è dietro l'angolo: sa che dovrà accompagnare il suo principe. La consapevolezza del proprio doppio è dietro l'angolo ed è solo misurabile con la consapevolezza del suo essere. 

È un passaggio di consegne. 

Oh Yorik!

La nostra corte psicologica trasborda di falsità. 

Al protagonista non resta che inscenare la propria verità, cioè, al nostro IO che muove i passi verso se stesso, non resta che la possibilità di una non identificazione in ciò che compie: è una recita consapevole. 

Essere del mondo e non del mondo.

Un giorno, allora scoprirai, caro Yorik che quella tua voce non era una vera voce. Parlavi nelle voci degli altri poveri viaggiatori della notte buia dell'essere, quelli che sognavano un posto al sole o magari di sedere sul trono, gestirlo, lucidarlo e dormirci su. 

Anche in noi è giunto il momento di ascoltare la tua voce, Yorik?

Un'altra idea di matto si fa alle porte.

Perché dovremmo rimanere nei limiti di ciò che conosciamo e non provare a scrutare e a dar voce all'invisibile? Siamo solo poveri esseri umani che stanno imparando a mettere al guinzaglio la follia. 

Spero davvero che un giorno, tutti i folli del mondo rinascano e vengano alla luce. Il senso della realtà è già lontano e viaggia verso ciò che non è mai stato e perciò, non sarà, se non quel senso di un'altra possibilità nella vita.

La tua voce è vicina. 

La voce del tuo sublime e sacro folle interiore.