martedì 26 luglio 2011

DI OGNI INIZIO E OGNI FINE



Gli inizi sono poesia.
Ogni fine invece, diventa poesia soltanto molto tempo dopo.
Non mi piace pensare alle ultime volte.
Eppure... gli anniversari che non verranno, vanno celebrati.
Perché... perché il pensiero va sempre lì, perché quel bisogno segreto di trasformare l'ultima volta in poesia, è troppo forte.
"La prima volta che ci siamo baciati".
La senti la poesia? "
E quella, fu l'ultima volta che abbiamo fatto l'amore".
Te la ricordi davvero?
Certo che sì. Si ricorda sempre la prima e l'ultima e poi nel mezzo, c'è un mare di volte che sono solo un riempitivo confuso, una nebbia sottile in cui imparare a vedere.
All'inizio sei un poeta, uno strano personaggio, un uomo misterioso, un artista col suo mondo meraviglioso. Chissà quanti segreti...
Alla fine sei un vecchio nerd, prevedibile, scontato, un egoista con il suo piccolo mondo di meschinità e i tanti segreti si sono trasformati in un'altra birra al "Ma che siete venuti a fa'?".
C'è poesia in ogni inizio e in ogni fine, basta essere buoni alchimisti.
Così è il tempo: un posto dove impastare il passato e trasformarlo in poesia.
Tutto qui.
Primo e ultimo così diventano la stessa e identica cosa. E non c'è inizio e non c'è fine.
E perdersi nell'attimo che è stato e legarlo indissolubilmente con l'attimo che verrà: "Tutto questo è già poesia... la la la... la la la..." (Da canticchiare sul ritmo di Sparring Partner di Paolo Conte). E allora, quanto ci piacciono queste frasi: "Quando ancora dovevamo incontrarci..." "Quando ancora io dovevo guardarla negli occhi la prima volta".
Possibile che sia esistito un tempo prima del nostro inizio? E come eravamo noi? Così diversi? Così lontani. Così inutili.
E' la sera che ci demmo l’appuntamento. Occhi negli occhi, un leggero imbarazzo nell’aria. Un mare di gente intorno.
- Sei tu?
- Sei tu?
- Io sono io!
- E io sono io!
Il silenzio da anticipare.
E poi qualche frase buttata lì. Gli sguardi che andavano oltre. Le parole tenute dentro perché il cuore sembrava scoppiare nel petto. L’attesa di un istante per riuscire a dire proprio la cosa giusta: la cosa con cui l'avresti fatta innamorare davvero.
La prima volta non c'è bisogno mai di parlare tanto... di dire troppo.
Al primo appuntamento si capisce di essere innamorati da sempre.
Al primo appuntamento si ride sempre tanto.
L'ultima volta di solito, coincide con un fiume di parole. Si straparla.
All'ultimo appuntamento si arriva sapendo che è già finita ed è molto probabile che si versi un fiume di lacrime.
La piazzetta. La folla. La prima sigaretta offerta. Le prime esitazioni. Una domanda: “Che bevi?” La prima volta che le mani si sfiorano.
Una risposta: “Un bicchiere di vino, anzi no… un caffè!”
Vai così amore mio. Vai così... su tutte le tue prime volte dove non ci sono io e pure su quelle dove ci sono, perché lo sai che alla fine, siamo sia lì che qui.
La prima passeggiata. L'ultimo sguardo su te che ti allontani di spalle. La prima pioggia insieme. L'ultimo temporale abbracciati. Il primo respiro rubato da un bacio. L'ultima sensazione delle nostre labbra attaccate.
La prima volta diventa soltanto un’appendice di un ricordo anteriore che si trasforma nella fine. E' il destino degli amanti poeti. E' il destino di chi non può fare a meno d'osservare attimo per attimo ogni goccia d'amore che cade sulla propria vita.
Siamo bambini di ogni prima volta, ma ci scorre nel sangue ogni emozione fuggita e disintegrata nell'ultima.
E tutto il resto vola via con te e il tuo nuovo amante che... prima o poi, si trasformerà in tutto ciò che ero anche io o che anche io sarei potuto essere. E lì, forse saremo uniti per sempre: una cosa sola, una girandola di cosette e parole, di colori, spaccati di secondi rubati alle immagini, come un gesto, una frase: “Ti sei fatta male?” Una pietra raccolta da terra (o era un cuore?).
Tutti e due in un negozio di mobili giapponesi.
Tutti e due con i miei amici.
Tutti e due in libreria. Tutti e due noi. Noi due.
E ancora, due mani che battono sui tasti di un computer.
Non cancellarmi dalla tua vita.
Un sogno diviso a metà. Come si fa a rinunciare a tutto questo piccolo infinito?
Come si fa a dire: "Non voglio cominciare per paura di finire?"
Pensaci, ma non pensarci più di un attimo perché tanto, niente finisce davvero.
So long.

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