sabato 30 luglio 2011

UN PO' DI AUGURI


Perché non ti devi mai dimenticare di te… di tutto quello che è vita. 
E allora, auguri alla vita. A quella vecchia e a quella nuova.
Auguri ai giovani attori che hanno solo il successo come obiettivo…
La vita è ricominciata. Ho vent’anni e sto per partire per Roma. Non ho che una sola età e tutto brilla di verde. Stringhe temporali… diceva quel crononauta che era tornato dal futuro per recuperare un personal computer che conteneva la risoluzione del bug del 2038. 
Eccoci qui allora, noi, professionisti di un gioco, saltimbanchi del nulla, ciarlatani di un mondo invisibile. Acrobati di un circo che se ne sta appollaiato poco più in basso dell’anima. 
Ho deciso che devo viaggiare nel tempo per recuperare lo stato d'animo di quando per la prima volta ho attraversato la strada da solo.
Possibile?
Certo. 
“Ma non si vive abbastanza, per accorgersi di essere soltanto dei semplici dilettanti!”  
 Come diceva l’amico Charlie. 
Non ho mai più vissuto quella tensione e quella gioia di poi, quando riuscii a passare velocemente dall'altra parte, con le macchine che sfrecciavano sia a sinistra che a destra.
Auguri allora ai crononauti fermi nel paradosso temporale: ma se tornando nel passato e nel passato diventassimo lo psicanalista di nostro nonno e lo convincessimo che la sua vera vocazione è la barca a vela? E il dilettante che è in me, m’invita a passare su un altro schermo. 
Saluto il mio ex nonno sull'isoletta dei Caraibi e me ne vado con la coppola e la sigaretta fatta male tra le labbra, lì dove si proietta l’inizio di un'altra storia.
Chi sarei se fossi il personaggio di un film?
Dipende dai punti di vista.
Siamo tutti personaggi secondari e nello stesso tempo, protagonisti.
Dipende da quale storia vuoi seguire.
Perciò, cari miei, apparentemente ci dividiamo tutti in protagonisti, comprimari, secondari, figurazioni speciali e comparse, ma in realtà, il vero protagonista è lo sguardo. Basta aspettare per accorgersene.
L’arte dell’attesa, fratello mio.
Sempre in contrasto con l’arte del fare.
Due forze che agiscono dentro di me… dentro di noi.
La scena si apre.

Esterno. Barcelona. Piazzale Macba. Giorno.
Ieri pomeriggio ho incontrato F. una ragazza di Roma che fa l’attrice e che vive in questo periodo anche lei a Barcellona.
Mi ha contattato e insieme ci siamo detti: “Vediamoci!”
Ci siamo visti. Lei mi ha portato al giardinetto della biblioteca dell’università, al Raval. Ci siamo seduti. Io ho tolto il posacenere però ho tirato fuori il tabacco e le cartine. Classica cosa da schizofrenico latente, ma il fatto è che io non sono un vero fumatore. È la stagione estiva che mi apre alla possibilità di fumare. Il posacenere poi era pieno di cicche spente bagnate nell’acqua stagnante. Una piccola palude da cui esalavano vapori tossici. Un bel ragazzotto è arrivato e ci ha chiesto se volevamo mangiare.
Gli abbiamo risposto di no in coro.
Birretta io e vino bianco lei. E abbiamo cominciato a parlare. Classico inizio. Palla a centrocampo e passaggi laterali… si comincia da qualche amico in comune, poi si passa alle solite complicazioni di chi cerca uno sbocco creativo nel nucleo chiuso della terra di Catalunya. Poi, ecco la prima azione importante.
Lei mi dice che si aspettava d’incontrare l’unico regista italiano che lavora a Barcellona.
Giustamente, si era fatta un giro su wikipedia e sia dalla data di nascita che dal curriculum pensava d’incontrare un signore di mezza età in giacca e cravatta, poi si è trovata di fronte, un tizio a metà strada tra il marinaretto del sogno di Fellini e Corto Maltese in vacanza e nel giro di cinque minuti, tutto è cambiato. Spogli e privi perciò, di quella forma che contraddistingue i cercatori di business partners all’estero, nell’ellissi temporale che in sceneggiatura si chiama stacco, eccoci lì, nel giro di un paio d’ore, tutti e due a bissare birrette e vino bianco, a mangiare, bravas, olive e a fumare, mendicando meceros, accendendo dalle candele sul tavolino e soprattutto, senza posacenere. 

Català nit i el vent a través dels carrerons...

Mille realtà possibili.
Cinquecento sbagli. Cinquecento scelte giuste.
Equilibristi in bilico tra il sole e la notte, tra il ghiaccio ed il fuoco.
Ah... un amico ha partorito. Auguri a Sais e al figlio del Golem. Auguri ai coraggiosi e ai vigliacchi delle nostre tribú assiepate sotto il ponte levatoio. Auguri ai fratelli che avevano il coraggio di assaltare un castello armati di una spada giocattolo e auguri a quelli lasciati a riposare lungo il cammino perché un paio d'anni di psicanalisi gli sono bastati a comprendere che è sempre meglio arroccarsi dietro un muro di cinta che rispettare una scelta. Mille realtà e mille silenzi, mille fiaccole accese su un vestito di stracci nascosto dietro una porta sigillata con cera lacca. Auguri agli sbagli e a tutto quello che non ci fa accorgere del granello sotto al materasso... (mi piace più l'idea del granello, ma nella favola era un'altra cosa), ma auguri anche a chi viene al mondo ora, a quelli che lo lasciano per poi accorgersi che non sono mai partiti, a tutti quelli che come me, si ostinano ancora a cercare qualcuno o qualcosa... auguri a noi, business partners di un presente rinnovato, molto più sexy così...

1 commento:

Gino Ciaglia ha detto...

... E auguri anche a quelli che non se lo meritano; perchè ne hanno bisogno.