martedì 30 agosto 2011

FESTE A SORPRESA E TUTTOCITTÀ

Era febbraio, questo lo ricordo. Era il compleanno di Valentina e avevamo deciso di organizzarle la festa a sorpresa. Il suo compagno qualche settimana prima mi aveva mandato un messaggio avvisandomi. Io ho preso un aereo e sono tornato apposta per la festa a sorpresa. Chi lo farebbe? 
Io ho sempre odiato le feste a sorpresa. Sono una sorta di violenza che si deve subire in silenzio e facendo anche finta di non aver scoperto nulla. In realtà capisci che quel giorno ti faranno una festa a sorpresa da almeno una settimana prima. Solo nei film riescono le vere feste a sorpresa. Nei film o se qualcuno le organizza per me. Io credo di essere l'unico sul pianeta che non riconosce quando gli amici ti organizzano la festa a sorpresa. La mia prima festa a sorpresa me la organizzò Betta con la collaborazione stretta di Fabietto. Talmente non mi ero accorto di nulla che feci aspettare i miei amici, rintanati nella mia stanzetta non so quanto tempo. Alla fine, quando mi decisi ad aprire la porta, erano talmente compressi che quasi mi menarono. Mi prese un colpo. Più che sorpresa fu il vero spavento.

Per la festa a sorpresa a Valentina.
Mi sposto da Trastevere e devo arrivare a quartiere Trieste. Per me è come arrivare davvero a Trieste. Un tempo c'era il Tuttocittà, no?
“Dov’è?”
“Via Volsinio...”
Si tracciavano le coordinate… e via.
Prima il Tuttocittà lo davano con le pagine gialle, poi con quelle bianche. Ed era bello sfogliare quella piantina di Roma smembrata in tavolette. L’indice combaciava col pollice dell’altra mano. Due dita e il punto magico era all’interno di quel quadrato.
Eh già… perché non era mica finita lì. Nel quadrato ci potevi passare dai cinque secondi alla mezzoretta e non era detto che la trovavi la via. Certe volte i quadrati, famigerati come le caselle delle battaglie navali, non ti rivelavano nulla. La via dell’appuntamento era invisibile. Mi ricordo che avevo sempre un Tuttocittà in macchina o nel cofanetto del motorino. Quante strade che ho trovato così. Quante volte non ho trovato nulla e mi sono perso e sono andato a intuito, lasciando stare quel giornaletto che ti davano le pagine gialle. Semplicemente chiedevo ai passanti che puntualmente erano di un altro quartiere. Quando a Roma chiedi un'informazione la chiedi sempre a quelli che non sono del posto. È una regola. I quartieri di Roma sono tutti frequentati da abitanti di altri quartieri. Nessuno sta al posto suo. Solo io quando sto a Roma non mi sposto da Trastevere e se devo andare al quartiere Trieste mi viene l'ansia. Per me Tuttocittà un tempo era oro e anche oggi che il GPS ha sostituito bellamente gli incroci magici delle tabelle numerate, io non so fermarmi quando vedo quei pacchi delle pagine gialle buttate lì, negli androni dei palazzi. Nessuno più ci fa caso a quella rivista. A me il Tuttocittà mi ha salvato la vita a Roma… e per me è sempre stato vitale. E così, quando entravi in una macchina, il guidatore prima o poi ti diceva: “Prendi il Tuttocittà, sta lì da qualche parte!” E cominciava questa ricerca e si tirava fuori da sotto un tappetino o si estraeva da un cumulo di detriti sul sedile posteriore, la rivista che era un insieme di fogliacci strappati e in disordine. Ho visto cose immonde, piene di qualsiasi reperto archeologico e misto di ciarpame attaccato, composizioni che sfioravano l'arte, il tutto spacciato per un Tuttocittà.
Ecco perché io sono così orgoglioso della mia collezione di Tuttocittà. E poi li facevano sempre più belli, sempre più eleganti, più funzionali. Qualche volta, quando qualcuno se ne disfaceva insieme alle vecchie pagine gialle, io me lo prendevo. Già… li rubavo anche. Sì… tra quei pacchi di pagine gialle-bianche che lasciavano nell’androne. Io ci andavo sempre a estrarre un Tuttocittà. Era un furto premeditato. Lasciavano sempre nell’androne del palazzo qualche pacco di pagine gialle-bianche in più. E io da lì attingevo. Toglievo il cellophane velocemente e prendevo la mia copia di Tuttocittà.  Il fatto era che il Tuttocittà ti spariva, cioè, arrivava qualcuno e ad un certo punto, prima di andare via ti chiedeva: “Mi presti il Tuttocittà?” E che non glielo davi? A malincuore, certo… perché sapevi che quel Tuttocittà non ti sarebbe tornato mai indietro. 
"Ah... ti devo restituire il tuo Tuttocittà!"
Mai nessuno mi ha detto questa cosa.
Eppure ne ho consegnati tanti, come uno scettro, come un bene prezioso. Un affido in piena regola.
Per questo io ne avevo tanti... per poi dispensarli senza soffrire.
L'anno scorso a Roma, tornando verso casa, salendo le scalette, dietro al cancello ho visto buttati una decina di pacchi incellophanati. Erano le pagine bianche. In ogni pacco c’era una copia del Tuttocittà. Li fanno piccolini adesso. Piccoli, ma proprio piccoli. Non si sgualciscono più. E la cartina dentro? Non ho avuto il coraggio di vederla. Però ne ho sfilati cinque o sei… o sette non so… non ne ho potuto fare a meno. Anche se so che non li userò più perché adesso io ho il GPS sull’Iphone
Li ho messi tutti in ordine in libreria. 
Ci sono quelli grandi insieme a quelli piccoli adesso.
 
Via Volsinio...
C’è la festa a sorpresa a Valentina.
Festa a sorpresa sì.
Ci vado a piedi seguendo le direzioni che mi indica il satellite che mi calcola anche i minuti e i secondi del mio arrivo. Fantastico. Siamo messi meglio che in Metropolis, il film di Fritz Lang. Tutto questo, vale molto di piú che una bolletta telefonica. Il trionfo del futuro. Un futuro già passato. Modernità, no? 
E se tutto questo finisse? 
Niente paura, vi presterò Tuttocittà

"Arrivano... sshhshshshhhh..."
"Spegnete le luci..."
"Shshahahhhhh... zitti, zitti..."

La porta si apre. 
Grida, schiamazzi, stelle filanti e dopo un po' le solite parole: "Ma che meraviglia... nooo... ci sei anche tu... che peccato che l'avevo sgamata da stamattina!"

1 commento:

Gino Ciaglia ha detto...

anche il post di ieri: bello bello bello bello bello bello.
Leggendo i tuoi racconti, mi sento... nudo. E di fronte ad uno specchio.


Il delirio delle feste di compleanno.

Qualche giorno fa sono stato ad una festa di compleanno. Compiva quattro anni una splendida bambina. Lontana da quelle pelle e ossa, color cioccolato, che si vedono nei tg mentre si è a tavola ad ingozzarsi.
Aspettando seduto il mio trancio di pizza, la mia mente ha iniziato a riavvolgere il nastro e mi sono rivisto bambino. In queste immagini ero seduto, ero in piedi, avevo delle persone alle mie spalle che sorridevano, guardavo fisso l’obiettivo, stavo in braccio alla mamma, al papà, alla nonna, a chiunque.
In ogni foto ho gli occhi arrossati dal pianto.
Forse che forse, non gradivo la festa?
Forse che forse, ero troppo piccolo per capire che cosa stesse succedendo attorno a me?
Forse che forse, piangevo proprio perché lo capivo e mi chiedevo: “Quando crescerò sarò ancora così importante per loro?”
Mentre andavano i ricordi, a briglia sciolta, ho chiesto al mio amico, nonché padre della festeggiata, perché festeggiasse il compleanno di sua figlia. E lui: “Be’, lo festeggiamo tutti gli anni, non lo so…”
Sembrava in seria difficoltà per una domanda così semplice “… per farla stare con le amichette dell’asilo!”
Appariva soddisfatto di aver trovato un alibi per giustificare i soldi buttati per il ristorante.
In quel momento ho alzato lo sguardo e ho visto: la bambina che con l’aiuto della mamma apriva i regali ricevuti. Più della metà delle bambine erano tristi, perché non erano per loro; un bimbo, in solitaria in un angolo, si abbuffava di patatine fritte, fissando il cartellone ‘BUON COMPLEANNO’ affisso al muro.
La bimba, scartati i doni, giocava in compagnia della mamma come fossero nel soggiorno di casa, e si guardava bene dal farvi giocare le altre bimbe.
Il mio trancio di pizza ancora non si vedeva. Guardando la tv, appesa al muro come un quadro e perennemente accesa sullo stesso canale, mi chiedevo: “Qual è il vero motivo per il quale dei genitori festeggiano la nascita della loro creatura?”
Forse che forse, è solo autocompiacimento per dimostrare a parenti e amici e agli altri genitori che esistono? E che sono vivi? E che stanno bene? E possiedono tutto?

Tranne la buona educazione.