mercoledì 3 agosto 2011

IL PRINCIPE

Cantami o diva...

Diversi anni fa, una sera, uscii con il principe. Col principe ci accomunava un periodo di squattrinati veri. Io avevo da poco cambiato casa e gli avevo affitttato la cucina. Sì, avete capito bene: la cucina. Era una stanzetta niente male, vuota. Non avevo soldi per comprare frigorifero e compagnia bella e allora, visto che il principe aveva bisogno di un appoggio, quale migliore occasione che affittargli la cucina. Il principe è di Salerno come me e tra compaesani ci si dà una mano. Lui la mia cucina se la era sistemata proprio bene. Aveva coprato una lucetta che aveva appeso sopra la sua brandina, aveva sistemato le sue cosette tutt'intorno e aveva anche comprato un fornelletto dove si faceva il caffè tutte le mattine. Io gli provavo a dire: "Principe... ma che fate, andiamo al bar, no?" Ma lui era irremovibile. Preparava la caffettiera e la metteva sul fornelletto. Era troppo forte. Poi versava il caffè in una tazzetta di plastica e si beveva il suo caffè. 
Un giorno si presentò a casa con un'altra tazza di plastica, quasi uguale alla sua.
"Ho fatto spese!" Annunciò trionfante.
"Dind' 'a 'sta casa, mang' 'na tazza ce sta!"
Da quel giorno, il caffè cominciò a versarlo anche a me.
Il principe è uno degli attori più bravi e preparati di mia conoscenza. É un attore straordinario. Lui sa imitare Eduardo e Totò in una maniera impressionante. Ha una padronanza del corpo e della voce da far spavento.  Ha doppiato Clopin Trouillefou, il capo della corte dei miracoli , nel Gobbo di Notre Dame (andatevelo ad ascoltare e capirete). Quando lavora a teatro è uno spettacolo nello spettacolo. L'unico difetto è che ha un carattere di merda. Lui è buono e gentile ma alla minima cosa che non gli va giù, scatta come una furia, prende e manda affanculo tutti. Il principe non conosce la diplomazia e quando è costretto a usarla, sta male, resiste fino a quando è possibile per lui, poi sbrocca. É la sua bellezza. Il principe sa fare una cosa che in pochi sanno fare. Il principe sa controllare la follia.
Il periodo del principe nella mia cucina, me lo ricordo con molta gioia. Mi metteva allegria il fatto che tornando a casa, me lo ritrovavo lì che dormiva sdraiato sulla sua brandina sistemata sul pavimento della cucina. A volte partiva per una tournée e stava via per parecchi giorni. Quando rientrava me lo ritrovavo lì. D'inverno dormiva in un sacco a pelo che si chiudeva fino al collo, lasciando libero il viso. Alcune notti, rientrando a casa, passando per il corridoio, l'immagine del principe, avvolto nel suo sacco a pelo, con la lucetta accesa sopra la testa, mi sembrava quella di una mummia egizia.
Quella sera che uscii con il principe, avevamo l'obiettivo di andarci a mangiare una pizza al taglio e una passeggiata. Tutto qui. Le passeggiate col principe erano semplicemente un pretesto per farlo sfogare. Il principe si sfoga camminando. Lui cammina, estrae una lista immaginaria di persone da insultare e le insulta. Passeggiando si scopre che il principe odia quasi tutti. Li odia ma non li odia davvero. Questo è uno dei modi che lui ha per controllare la follia. In realtà lui sa benissimo che avere un amico con cui ti puoi permettere di odiare liberamente qualcuno, è un lusso. É un modo per non odiare davvero. É un modo per tirar fuori l'odio e disperderlo.
"E quello è una merda! Quell'altro è invece una grandissima merda!"
Per fargli rincarare la dose basta dirgli: "No, dai... non è una merda. Sembra così una brava persona!" Il principe ti guarda con gli occhi iniettati di sangue, vince l'istinto di odiare anche te e solo allora sbrocca.
Passeggiando, quella sera,  ricordo che ad un certo punto, alzai gli occhi al cielo. 

Da solo, la voce del principe in sottofondo, serata romana e l'infinto cielo stellato. Un cocktail di serenità perfetta. All'improvviso, accadde qualcosa: la voce del principe s'interruppe. 
Una pausa di troppo. Una frase troncata. 
Qualcosa era successo. 
In una frazione di secondo mi accorsi che il principe si era chinato e stava raccogliendo da terra qualcosa. Me la mostrò: una banconota da 50 euro. Non si può descrivere la classe e la compostezza del principe. 50 euro così, sciolti, non in un portafogli o un borsellino da restituire, no... 50 euro per strada. La sua gioia era come quella di un giocatore di scacchi che comprende che tra otto mosse darà matto. 

E questo è il destino dell'uomo. Se guardi troppo per aria, ti perdi le meraviglie della terra.
 
Prima mi consolavo dicendo: "Vabbè, ho visto una stella in più..."

Il principe però, in questo caso, è una parte di me.
Quella sera cenammo tutti e due da Augustarello e il principe pagò la cena col suo tesoro.

Mi hanno sempre affascinato le scie degli aerei... oh, una scia... è passato un aereo e ha diviso il cielo a metà... adesso però le scie degli aerei non sono più i disegni delle belle traiettorie con cui i poeti arricchivano i loro canti. E 
io continuo a guardare il cielo lo so... sono uno di quegli ingenui per cui una scia vaporosa lasciata da un aereo è una nuvola che divide il cielo a metà. Sto imparando però, ad abbassare lo sguardo per vedere cosa mi sto perdendo qui.
 Cosa ci stiamo perdendo qui?
 "C'è una festa in paradiso, ogni qualvolta che qualcuno si ritrova quaggiù!"
È vero?
Credere ai miracoli...

E le cose cambiano.
La maestra a scuola mi diceva sempre: "Hai sempre la testa tra le nuvole!"
Io per un po' ci provavo ad abbassare lo sguardo, ma poi tornavo a guardare le nuvole. E anche adesso lo faccio ed è chiaro che qualche volta, qualcosa da queste parti mi perdo, ma sono tranquillo, perché tanto, su questa terra, c'è sempre una parte di me che dopo, con quello che ha trovato quaggiù, m'invita a cena.

1 commento:

Gino Ciaglia ha detto...

Semplicemente bello.
Le tue storie stanno anche sostituendo il caffè.