domenica 28 agosto 2011

IL PROFUMO DELL'INVISIBILE

Tempo fa, qualcuno m'insegnò a camminare al buio.
Al buio si possono interpretare segnali che nella luce non si riconoscono.
E ho sempre detto che... la postazione ideale per me, sarebbe quella dell’uomo invisibile: guardare senza essere visto. A proposito dell’uomo invisibile e a proposito dei piccoli segnali, vorrei parlarvi della mia esperienza con l'uomo invisibile.
Eccola qua...
Pronti?

C'è questo... un produttore. Si chiama Galliano Juso. È abbastanza simpatico. È un produttore vecchio stampo. Stile "cinema che se faceva navorta", per dirvi, è quello che ha prodotto i primi film di Thomas Milian in Italia, i film sulle squadre anti... ecco... lui è stato uno dei miei primi incontri col cinema a Roma. Lui sa che sono di Salerno e ogni volta che m'incontra mi dice sempre la stessa cosa: "La Salernitana..." Scuote la testa e aggiunge: "Quest'anno..." Altra scrollata di testa e pausa molto lunga, poi quando proprio penso che non deve dire più nulla, sentenzia: "Non ce la fa!" Non si capisce questo non ce la fa a cosa si riferisce, ma comunque lo dice. 
Juso la prima volta che l'ho conosciuto fu perché mi chiamò per darmi un appuntamento. Era da poco uscito il film di Massimo Troisi. Mi arrivavano decine di proposte e io stavo in Guatemala a girare un film con l'amico regista Fabrizio Ruggirello. Quando tornai a Roma trovai nella mia vecchia segreteria telefonica la voce di Juso. Non so se vi ricordate quelle belle scatolette telefoniche con le cassette per registrare. Ecco, incisa sul nastro di quella segreteria, tra le altre, c'era anche la voce di Juso che mi aveva lasciato un messaggio. Il problema di quelle segreterie telefoniche era che molto spesso s'inceppavano. Il messaggio di Juso non si capiva bene. La sua voce, mescolata al gracchiare e ai fischi dell'aggeggio, sembrava di riascoltare al contrario "Starway to heaven" dei Led Zeppelin. Per un po' cercai anche di decifrarlo, ma alla fine mi arresi e andai a pagare le bollette accumulate per due mesi di assenza. Rimisi in funzione il mio super cellulare Nec della Tim, pagato la bellezza di quattro milioni di lire (uno dei primi stupidi a farsi il celluare quando costavano uno sproposito. Beata gioventù) e mi avviai a fare la fila alle poste.

-      Pronto Angelo ciao come stai?
Il cellulare mi squillò appena fuori casa.
-      Sto bene chi è?
-      Sono Galliano… 
-      Galliano chi?
-     Ti devo parlare… si tratta di lavoro… facciamo in ufficio da me? 
      Oggi pomeriggio ti va bene?
-     Ma chi è?
-     ... facciamo alle quattro,  ti va bene? Segnati l'indirizzo...
-      Ma chi è?
-      Sono Galliano… per un ruolo da protagonista di un film…
-      Ah sì… grazie… non posso sono già occupato!
Pensai alla solita storia di Gigi Vigliani… un mio amico imitatore che ogni tanto mi faceva degli scherzi assurdi, imitando alla perfezione la voce di Arbore o voci di fantomatici produttori e registi che mi proponevano ruoli in superproduzioni di film. Una volta mi mandò ad un appuntamento con Marco Risi, in una produzione sulla Cassia ad un indirizzo dove trovai una scuola guida.
-      Facciamo alle cinque allora?
-      Facciamo che adesso sto andando a pagare le bollette… ci sentiamo più tardi Gigge’…
Chiusi la comunicazione e non feci in tempo a entrare nell'ufficio postale che il telefono squillò di nuovo. La voce era la stessa, solo che gli si era accentuata la cadenza romana.

-      Pronto!
-      Pronto so' Galliano…
-      Aoh… che c’è?
-      Angelo?
-      Sì…
-      E so' sempre Galliano.
-      Ma chi è Galliano? Galliano chi?
-    ... è pe' 'incontratte oggi… una proposta per un ruolo de 'na cosa che devo fa' st'estate… ne possiamo parla' a voce?
-      Gigi?
-      Come?
-      Non sei Gigi?
-      Gigi chi?
-      Gigi.
-      So' Galliano Juso… pronto?
-      Sì?
-      Hai capito? Te va bene alle cinque oggi?
-      Alle cinque oggi?

Segnai a mente l’indirizzo e dissi di sì. Andai all’appuntamento sicuro di trovare a quell’indirizzo come minimo un parrucchiere per signora, invece trovai veramente la targhetta dei citofoni con la scritta Digital Film. Spinsi il pulsante e il portone si aprì. Juso in persona mi venne ad accogliere. Io mi ricordai di lui appena lo vidi. Mi ricordai che lo avevo già incontrato diverse volte in giro per Roma di notte in quei posti trend dove ogni tanto anche per sbaglio si finisce.

-      Eccolo qua! Come andiamo?
-      Bene...
-      Ho visto il film… complimenti!
-      Grazie…

Mi fece accomodare su un divano che era proprio di fronte alla sua scrivania che assomigliava ad una pianura invasa dai barbari. C’era di tutto, dal tagliaunghie al phon, passando per la ghigliottina trinciasigari e finendo con una banda di jazzisti in miniatura. Mi chiese di dov'ero e quando gli dissi che ero di Salerno mi chiese subito se ero tifoso della Salernitana. Io gli risposi di sì e lui sfoggiò un po' delle sue conoscenze calcistiche. Poi scosse la testa e mi disse che la Salernitana quest'anno non ce l'avrebbe fatta. E dopo avermi raccontato la storia della sua scrivania (che vi racconterò un'altra volta perché occuperebbe lo spazio di altri due post), entrò nel vivo del discorso.

-      Il film che ti voglio proporre è il tuo film!
-      In che senso?
-    Nel senso che sarà il film che ti lancerà definitivamente. Quant’è il tuo cachet?

Balbettai qualcosa del tipo che a queste cose ci pensava il mio agente. Che dipendeva dal tipo di film. Insomma che era prematuro parlare di cifre, senza neanche sapere di cosa si trattava.

-        Ah scusa, scusa… io sono uno che va al sodo delle cose… Ho scelto te perché secondo me tu sei l’unico attore in Italia che può interpretare questo personaggio. Io ne ho lanciati parecchi lo sai? Non ti dico i nomi perché non mi piace vantarmi, ma ho un certo fiuto per i talenti… ne ho parlato anche al regista che ti voleva incontrare… io gli ho detto: fidati… è quello giusto…  Allora? Che dici? Ti va?
Gli chiesi di che si trattava.
Mi guardò con un’aria quasi sorpresa, come se quella fosse l’ultima domanda che si sarebbe potuto aspettare, come se gli stessi facendo perdere tempo.
-      Si tratta di una bella cosa!
-  È un’idea che è venuta a me… Manara è d’accordo.
-      Manara?
-      Milo Manara… è un mio grande amico!
-      Milo Manara?
-      Lo conosci, sì?
-      Sì… quello…
-      Delle donnine nude… bravo…

Io sono sempre stato un "fumettaro" e Manara lo conoscevo molto bene. È un disegnatore con un tratto molto particolare. Le sue donne di carta diventano piccole eroine, vivono avventure sensuali e fantastiche ed emanano un’energia erotica sorprendente.
Ai tempi, avevo da poco finito di leggere Estate Indiana che era una storia a puntate apparsa su Corto Maltese che era una rivista di cui avevo collezionato anche diversi numeri, prima che fallisse per colpa delle poche vendite, nonostante uno sparuto gruppo di aficionados tra cui me che mi ostinavo a comprarla ogni mese. 
Su Corto Maltese oltre al Batman dal tratto gotico di Frank Miller c'era anche questo racconto di Manara che mi aveva eccitato con la storia di un reverendo malefico che aveva intrecciato una relazione sordida con la sua figlioccia ai tempi degli indiani e dei primi colonizzatori in America.
Chiesi a Juso se potevo leggere qualcosa.
-      Leggere?
Fece una faccia come se avessi detto la cosa più astrusa del mondo.
-      C’è una sceneggiatura?
-      Non ancora! Però abbiamo la storia! Eccola qua!
Tirò fuori un libro su cui c’era una donnina di Manara vestita da marinaio a gambe aperte e la scritta: Il profumo dell’invisibile! 
-      Leggilo e dimmi che ne pensi!
-      Ah… è tratto da…
-      Per l’attrice protagonista voglio Vanessa Paradis… la modella bambina, la conosci?
Adesso Vanessa Paradis la conosco bene. È l'attrice del film di Leconte "La ragazza sul ponte". Ai tempi non ne avevo sentito parlare. Juso tirò fuori una rivista e mi fece vedere la foto di Vanessa Paradis a diciotto anni, vestita da odalisca su un trapezio. 
- Tiè guarda chitte metto vicino!
Poi mi chiese se conoscevo già la storia. Gli dissi di no che non la conoscevo.
Lui mi fece una sintesi.
-      Ah… in pratica è la storia de uno che scopre 'na tinta che se cosparge sul corpo e che lo fa diventa' invisibile... comincia a seguire questa ragazza che si chiama Miele…  allora questo ci va in fissa… e gliene fa di tutti i colori… se la lecca sotto al tavolo… se la scopa… e lei pensa che è un sogno… e pian piano ci va in fissa pure lei…

E… io che dovrei fare?
-      Tu sei l’uomo invisibile!
    Di solito, il primo istinto che ha un attore quando riceve la sceneggiatura di un film, è quello di andare a vedere subito le pagine che presentano il nome del suo personaggio. È una regola.
Mentre Juso parlava, io sfogliavo distrattamente questo libro a fumetti, per cercare di capire la consistenza e lo spessore dell’uomo invisibile. L'invisibilità del personaggio, non mi dava però la possibilità d'incontrare pagine con la sua faccia. E alla fine glielo chiesi.
-      Ma… ma se sono invisibile… a che servo io? Cioè… a che serve un attore?
-      Effetti speciali!
-      In che senso?
-      Ci sei e non ci sei…
-      Come non ci sono?
-      Non ci sei!
-      E allora… che sono venuto a fare qua?
-      Per fare il film… per dare la tua faccia.
-   Non ho… cioè credo di non capire… se il mio personaggio è l’uomo    invisibile… vuol dire che non ha una faccia.
-   Ma sì che ce l’ha. Ogni tanto questo riappare perché l’effetto che lo rende invisibile finisce e allora ricompaiono pezzi del corpo… una volta appare solo la faccia, un’altra volta riappare solo il cazzo!
     Disse proprio così. Solo che al posto dell'articolo il usò l'articolo er. La frase in originale suonava pressapoco così.
-   … e te levamo tutto er corpo ar computer e ce lasciamo solo er cazzo! Effetti speciali!
    Io ebbi anche l'accortezza di chiedere: "Ma il cazzo di chi?"
Lui rispose: "Come de chi? Er tuo. Nun te preoccupa'...  E scene e giramo pe' davero. Poi te cancellamo ar computer. Che te vergogni de gira' nudo sur set?" 
   Il film poi non si fece. Juso mi chiamò altre due volte. Non se ne fece più nulla. Il profumo dell’invisibile lo lessi e mi piacque pure.  Ogni tanto quando sono a Roma, mi capita d’incontrare ancora Juso. Capita sempre per caso, in un locale o in qualche ristorante. La tentazione è sempre di far finta di non riconoscerlo, di non vederlo. È un istinto che abbiamo tutti. Voltare lo sguardo perché è meglio far finta di non vedere una persona anzichè affrontare un saluto che potrebbe costarci del tempo. Non è una cosa bella. Ce l'ho anche io, ma cerco di combatterla. E fortunatamente dentro di me arriva sempre l'opposizione. E allora guardo. Lo sguardo di Juso incrocia il mio e io so che il miracolo della ripetizione sta per accadere. Galliano Juso, uno dei produttori che hanno fatto la storia del cinema italiano. Mi avvicino, lo saluto e aspetto il momento in cui mi dirà scuotendo la testa: "La Salernitana quest'anno..."


2 commenti:

Gino Ciaglia ha detto...

Più leggo i tuoi scritti e più mi convinco che Alfio Belli sei Tu. Nel mio modesto romanzo c'è una scena analoga a quella che hai descritto (lo scherzo); Alfio manda a quel paese un redattore del MCS pensando che fosse il suo coinquilino.
cmq stamani ho iniziato la giornata con due bei personaggi (che nn conoscevo) Vanessa Paradis e Galliano Juso!
grazie

francesca ha detto...

W la foca!
Io però sto con Pazienza.