domenica 21 agosto 2011

LA MEMORIA E L'OCEANO

E ieri Bruce mi ha detto: "Ma la vuoi smettere con questo blog?" Io gli ho chiesto: "Perché?" E lui mi ha risposto: "Perché poi mi fai riflettere su quanto io sia una merda!" Mi ha fatto ridere e a momenti mi strozzavo con la birra. Poi ho pensato: ma vuoi vedere che ha ragione lui e la devo smettere di scrivere pubblicamente perché bene o male da qui, qualcuno ci passa a leggere e mi prende sul serio? E poi... Cavolo... ha ragione Bruce...  è esattamente il lavoro che non abbiamo voglia di fare. Ma... alla fine, lo facciamo e prima o poi lo scopriamo: "Non c'è niente di male a scoprire di essere una merda!" L'importante è accorgersene e non identificarci troppo in quella che è una delle poche cose concrete e certe di questo mondo. Merda! Devo darmi da fare.
Non bisogna essere gelosi della propria merda. Regalarla (tanto c'è sempre chi se la prende e chi ne ha bisogno) o imparare a farne concime. Darsi poi una bella ripulita e poi prendere l'abitudine a non affezionarsi a una vita senza merda. 
Sogno spesso il mare. 
E poi penso che forse lo sogno perché sono nato in una città di mare. No, troppo facile.L'aria di mare e la vita di mare e la nostalgia del mare, il mare come metafora della vita e tutto il resto. 
Cerco però un altro sguardo.
Qualche giorno fa, mio fratello mi ha fatto pensare alle frasi che in un modo o in un altro sono rimaste nella nostra mente e che sono state la causa di un trauma, di un blocco o semplicemente si sono piazzate lì e fanno da ostacolo, esattamente come un lavandino che si ottura per colpa di detriti vari. Queste frasi che ci sono state dette da qualcuno che sicuramente su di noi aveva una certa influenza psichica, sono capaci di starsene tranquille per anni, sedimentano e creano con l'aiuto del tempo, vere e proprie barriere che ci impediscono di vedere e di sentire in un modo corretto la vita. La frase che gli era saltata fuori era: "Facevi meglio a star zitto!" Chi gliel'avesse detta, tanto tempo fa, non se lo ricordava. Sicuramente gli era stata detta da bambino e il fatto che l'aveva individuata, gli aveva permesso di fare su di sé un certo tipo di lavoro per correggere quello che era un senso di colpa. Non è importante individuare subito il responsabile e la causa del senso di colpa, ma una volta che ti accorgi dell'effetto che la frase ti ha procurato nel tempo, puoi semplicemente lavorarci su e provare a correggere qualcosa. Il tempo ti presenterà prima o poi anche il volto di colui che ti ha detto questa frasetta killer, ma la cosa straordinaria è che questo volto, ti apparirà diverso da come lo immaginavi. Il trauma appartiene sia a chi lo subisce ma anche a chi lo provoca. Il miracolo di risolvere un trauma libera entrambi. Come posso affermare questo? Lo so. Me lo sono ricordato. Me ne sono accorto. Tutto qui?
Un tempo, tanto ma tanto tempo fa, questi erano i peccati. 
La parola chiave in questo caso, è proprio peccato. Il peccato ci ha sempre un po' creato del disturbo, no? Diciamocelo chiaramente. Se qualcuno ci avesse spiegato bene che questa parola per come la intendiamo adesso è completamente sbagliata perché si tratta di un errore di traduzione, probabilmente non ci avrebbe condizionato la vita per così tanto tempo. Quasi sicuramente Jacob farebbe il fotografo e non l'ingegnere, oppure Rita sarebbe la protagonista del prossimo film di Claude Lelouch invece di studiare nuove strategie e programmi con le compagnie petrolifere per la trivellazione del polo artico che si sta sciogliendo.
Ogni comunitá ha il suo modo di vedere e rapportarsi a questa parola. Peccato in latino si dice peccatum e il suo significato è infrazione di una regola stabilita dalla comunità. Ogni volta che io faccio peccato, infrango questa regola. Se io commetto un'infrazione stradale, infrango le regole stabilite dal codice della strada. In questo caso, arriva puntualmente la multa. E le multe prima o poi vanno pagate, altrimenti poi arriva Equitalia. Ecco perciò che la comunità che gestisce i peccati nel nostro bel mondo sacro e psicologico, per fare in modo di rimetterle queste multe, ha stabilito una specie di contravvenzione dell'anima. Questa contravvenzione da pagare si chiama penitentia. Badate bene, non sto tirando in ballo le religioni, la fede, il catechismo e i preti e le suore che ci hanno tormentato l'infanzia. Sto parlando della nostra bella comunità interiore. Basta quella a confonderci le idee. Il passato è passato. Quello che possiamo fare lo facciamo se abbiamo voglia di farlo.
Ecco qua. 
Ma cos'è la penitentia? È esattamente come la multa che ti piazzano sul parabbrezza della macchina. Se la paghi, ti rimetti a posto con le regole della comunità stradale e agli occhi della società. Se non la paghi, arriva l'equitalia del tuo mondo interiore. Se hai un mondo interiore che è come un mare nero, sconosciuto e misterioso, la tua equitalia interiore ti potrebbe fare molta paura. 
Esploriamo questo mare allora, conosciamolo. Niente di piú facile: ci stiamo dentro.
Vi basta aprire un'altra pagina web e andare sul traduttore di Google. Scrivete in italiano la parola peccato e cercate la traduzione in greco. Il risultato di questa traduzione è: αμαρτία e in greco questa parola si basa tutta sul concetto di mancare l'obiettivo ed è molto usata in un contesto sportivo, in particolare, sullo sport del tiro con l'arco. Se io tiro una freccia e manco il bersaglio, io commetto un errore e non faccio peccato. In ebraico poi il significato di peccatum cambia ancora: חטא infatti, ha a che fare con qualcosa che è un blocco causato da turbamenti più o meno gravi, in parole povere, da un trauma. 
Eccoci qua. Sguardo nuovo sul mondo vecchio.
È completamente diverso dallo svegliarsi una mattina e dire: "Ho sognato il mare!" Io sogno il mare perché il mare è dentro di me e da un po' di tempo ho scoperto anche una bella barchetta. Mente e cuore che collaborano tra loro. Me ne parto alla ricerca delle mie belle frasette che mi hanno fatto mancare l'obiettivo. Il prossimo tiro sarà un tiro migliore. E se sbaglio ancora? Al massimo spreco un'altra freccia. Le frecce da buon sagittario non mi mancano. Ecco qua. Ho già trovato una mezza dozzina di frasi incriminate. Roba passata.
Le avevo già sistemate nel magazzino della roba vecchia. 
O no? O avevo semplicemente fatto finta? 
Come al solito. Appena si decide di togliere un po' di polvere dalle cose ammassate in magazzino, arriva lo sconforto di questi soliti piccoletti scansafatiche che cercano solo di godersi il dolce far niente. La nostra mente è come una piccola barca nell'oceano. Questa piccola barca può attraversare l'oceano. Piccola barca in mezzo al mare. Arrivare alla comprensione di questo grande oceano interiore è la cosa piú facile di questo mondo. Per arrivare al mare, certe volte, basta seguire un fiume. E per quelli che si ritrovano all'improvviso in un grande mare e non sanno neanche come ci sono arrivati? Niente paura. Ci si guarda intorno e si scopre che a disposizione abbiamo questa bella barchetta e qui non siamo neanche soli. Piccola riunione. Organizziamoci...
Quanto è grande questo oceano? E si può davvero attraversare un oceano con una barchetta? Cos'è davvero questa piccola barca? E l'oceano cosa rappresenta? 
Se fossi un pittore, potrei dipingere il mio sogno semplicemente copiando l'immagine che ho ancora molto chiara. 
Ricapitoliamo. Abbiamo due elementi: barca e mare. E poi abbiamo un altro elemento molto importante: l'io in mezzo al mare, un io diviso e unito nello stesso tempo. Gli altri sulla barchetta probabilmente rappresentano altre parti della stessa cosa. Fortunatamente c'è questa barchetta che è uno strumento fondamentale. Ci consente di attraversare il mare, ci dà la possibilità di riposare quando siamo stanchi, di remare e a volte, ci rende consapevoli che bisogna avere il coraggio anche di spingerci al di là delle nostre certezze, sfidando la paura che arriva sempre da ciò che non si riesce a vedere.
Come faccio però io a essere l'insieme di tutte queste cose? Non lo so, peró lo so. Ora l'ho detto... che forse, facevo meglio a star zitto? 
L'estate sta finendo.
So long.

2 commenti:

francesca ha detto...

Stavamo in mezzo al mare a pescare.
A un certo punto un signore canta...'dicitincella....'
ma si ferma quasi subito.
....'signore canti per me ancora?'
E lui canta. Per sè.
Per noi.

Angelo Orlando ha detto...

Sì, penso sia andata proprio cosí.