venerdì 12 agosto 2011

LETTERA A UN AMICO

Chissà…

forse sai già davvero cos’è l’amore…

o forse davvero non immagini neanche lontanamente cosa sia l’amore.

Strano. Come la si mette, è la stessa cosa. La negazione che afferma.

Per la maggior parte di noi, le cose accadono…

Qualche volta si vivono momenti di tregua che assomiglia ad una pace, altre volte si scoprono delle trame per cui si capisce che c’è in azione qualcosa per cui il conflitto deve necessariamente scoppiare. Ci sono anche dei bambini che non vogliono assolutamente diventar grandi, il loro corpo cresce, aumenta la loro cultura, la loro esperienza professionale, arrivano a ricoprire cariche di grandi responsabilità, qualcuno diventa anche un buon attore, un intrattenitore di qualità, qualcun altro arriva a governare paesi, altri si ritrovano a guidare treni della metropolitana (grandissima responsabilità). Mi sei stato vicino sulle linee di confine e ai bivi, lì dove bisognava prender decisioni importanti. È stato così possibile per me, capire che, se hai raggiunto quel punto della collina in cui riesci a vederti, sai senza ombra di dubbio chi sei. Il punto lassù, in alto… riesci a vederlo con lo sguardo? Riesci ad immaginarti lassù e quaggiù nello stesso momento?

Lo sai vero, quando riesci a capire chi sei?

Credo proprio di sì. E quando vedi chi sei, non puoi più fingere di essere un altro o meglio, non puoi più fingere di non essere anche un altro. Strano vero?

Sembra proprio la stessa cosa. È la negazione che afferma.

Un amico capisce. Un amico sa. Si concedono agli amici attenuanti perché sono amici. Perché riconosci in lui qualcosa che ti assomiglia. Perché sai che da quel momento in cui dici: “Lui è un amico” lo è davvero.

E già sai dove sono arrivato. Ecco il crocicchio con le varie direzioni che ti aspettano.

Soltanto lì, in quel momento, puoi capire se il viaggio che hai fatto, lo hai fatto con un amico.

Ad un bivio, puoi capire se il tuo compagno di viaggio ha fatto un percorso con te perché aveva il tuo stesso scopo o se semplicemente, gli andava di fare due chiacchiere perché era diretto da un’altra parte. Puoi capire ad un bivio anche se il tuo compagno di viaggio aveva interessi su di te, se gli servivi per qualche altra cosa o semplicemente perché aveva paura di una via che non voleva fare da solo o solo perché voleva tagliarti la gola e rapinarti di quello che avevi. La vita è fatta di bivi. Si viaggia da soli o in carovana. Si viaggia da soli, vagabondi e felici incoscienti o con una guida o si conosce talmente bene la via che siamo noi stessi la guida per noi stessi e per altri. Si imparano tante cose nel viaggio e se ne vedono tante.

Impari soprattutto a fidarti dei tuoi compagni di viaggio e li chiami amici.

Ti ricordi chi sono?

Chi sei? Lo senti il cammino nelle gambe?

Guarda l’inizio. Guarda al di là del punto in cui ti sei fermato a riposare per un attimo. Due birrette sotto il nostro vecchio ombrellone Cinzano e poi via, di nuovo in cammino con le nostre moto rimesse a nuovo. E ora di nuovo oltre il presente, per poi tornare al presente che è l’unico momento che davvero esiste. Da ora in poi, ogni passo che faremo, se lo faremo, dovrà essere ben valutato.

Cose che già sai, che hai appreso con il linguaggio degli uomini. Durante il viaggio, s’impara a riconoscere i silenzi degli amici e a dargli un valore, a trasformarli in sensazioni. La più bella conferma, è quando scopri che sei arrivato fin dove sei arrivato anche grazie al tuo compagno di viaggio con cui ti sei legato in vita in numerose occasioni e con cui hai condiviso il piatto.

Hai messo a tacere le parti. Il silenzio è arrivato. 
Anche l’eco dell’ultimo “filmetto” si è dissolto. E ora… che la pellicola ha raggiunto il suo limite, gira e gira nel proiettore. Schermo bianco. Si ricomincia.

Ogni cosa che fai, ha il suo inferno e il suo paradiso.

E questa è la nostra condanna, ma anche la nostra delizia.

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