mercoledì 3 agosto 2011

SCARLET E CARRELLI IN SALITA

Avevo promesso che vi avrei continuato a parlare di cinema indipendente.
E questo è un argomento che mi sta molto a cuore.
Qualcuno mi ha scritto: "Molto bello il tuo blog... è un modo di fare autocoscienza!"
Io ci ho pensato un po' e ho pensato che forse sì, ma allora è una vita che faccio autocoscienza? Tengo un diario in pratica da quando avevo dieci anni. Sono un autocosciente cronico. E se tutta questa autocoscienza mi ha portato a sdoganare il diario, allora va bene. Nella vita, tutto prima o poi si sdogana. Oggi la bella Efi mi ha inviato la sceneggiatura che ha scritto per il film che deve girare a settembre come tesi per la sua laurea e io naturalmente non ci ho capito nulla. Io glielo dico a Efi che scrive in modo troppo intellettuale per me. Mi chiede: "Que te parese?"
"E che me parese... bella mia, a me parese che è troppo ermetica, troppo... Non lo so".
Efi capisce le mie difficoltà a dare giudizi e consigli su un film per una tesi di laurea e allora mi mostra tutta contenta il materiale che le è arrivato fresco fresco questa mattina. Un tempo passava il lattaio, oggi giorno al posto del latte, ti consegnano un piccolo dolly e una piccola asta rigida per fissarci la Canon 7D. Efi poi mi dice che dopo il suo film per l'università, se voglio, giriamo anche il mio film.
Io guardo il trespolo e la 7D montata sul braccio rigido col contrappeso e le chiedo: "Con quella?"
"Sì, con questa. Ormai ci girano i film. Ti ricordi quel film che abbiamo visto insieme? Quello della clinica dei suicidi? Tutto girato con la 7D. E vedi qui?  È fatta apposta anche per la Scarlet della Red per quando uscirà".
La parola Scarlet ogni volta che la sento è come se mi dessero un colpo allo stomaco.
Se non altro, mi distrae dal ricordarmi questo film della clinica dei suicidi, un ricordo vago di una cosa orribile che solo la mia atavica pazienza e l'impossibilità proprio fisica a uscire da un cinema prima che un film sia terminato, mi ha impedito di scappare via urlando.
"La Scarlet?"
La Scarlet della Red per chi non mastica tecnologia digitale è una sorta di Godot per i filmakers. È da circa tre anni che dicono che rivoluzionerà il mercato del digitale, ma puntualmente, non esce. Quello che la Scarlet sta rivoluzionando è l'attesa di chi l'aspetta. Girano delle vere e proprie leggende sulla Scarlet. Addirittura pare sia colpa dello tsunami in Giappone se non è uscita. Qualcuno ha gettato anche il sospetto che lo tsunami del Giappone sia stato fabbricato in laboratorio da quelli che contollano il clima che sono gli stessi poi che non fanno uscire la Scarlet
È vero. Fatevi un giro sui forum del web. Basta che inserite le tag Scarlet e tsunami. C'è qualcuno che se la è studiata e ha provato a fabbricarsela da solo... gente che è impazzita per colpa della Scarlet che non è ancora uscita.

Ah! E io penso al monitor e alla gioia di quando ti rivedi una scena.
Ti togli le cuffie e semplicemente dici: "Buona, ma ne famo 'n artra!"
Sì perché il cinema fatto in una certa maniera è totalmente romano.
Proprio non mi ci vedo qui a Barcellona che dico: "Molt bè, però anem a fer una altra!"
E quando poi è buona ma che è proprio buona davvero e l'aiuto operatore controlla il pelo e si sta tutti come d'autunno sugli alberi le foglie, appesi a un filo. 


"Buona!"

Il cinema indipendente è rigorosamente digitale.
La figura dell'aiuto operatore che controlla il pelo della pellicola si dissolve nel tempo.

Mi ricordo che il capo-macchinista, sul set di Sfiorati (così si chiamava Sfiorarsi prima che Procacci mi mandasse la raccomandata dove mi invitava gentilmente a cambiare il titolo ), mi si avvicinò con l'aria minacciosa. Gli avevo fatto costruire un carrello di quindici metri e la strada era leggermente in pendenza. Il carrello mi era sembrata la soluzione migliore. Avevo una troupe con tutto il gruppazzo di tecnici, elettricisti, macchinisti, assistenti di produzione, runner tuttofare, insomma, il vero carrozzone. Un piccolo carrello di quindici metri in lieve pendenza potevo permettermelo, no? E invece...

"Non si lavora così!"
Io ero al monitor. Avevo sentito benissimo, ma glielo feci ripetere.
"Come scusa?"
"Ho detto che non si lavora così. Queste sono scene che si girano o con la steady o ci voleva un braccio!" 
Non mi ricordo esattamente quello che mi passò per la pancia e per la testa in quel momento, solo che sentii una grande voglia di urlare come Steve Buscemi nel film di Tom Di Cillo Living in Oblivion.
Era un periodo diffiile, stavo tutto pieno di tensione e quel ragazzotto, mi aveva colpito nell'orgoglio. Non urlai. Lasciai che l'ondata di reazione se ne tornasse indietro da dove era arrivata.
"Lo so. Non c'era tempo per montare un braccio e io su questo film ho deciso di non usare la steady!" Questa fu la mia risposta.
Il capo-macchinista se ne andò senza aggiungere nulla.
Rimasi a lungo pensieroso. C'ero rimasto male. Non me lo aspettavo. Ero stato sempre attento a queste cose. L'avevo vista la pendenza, ma non mi sembrava assolutamente un lavoro duro. L'armonia sul set è la prima cosa. Questo lo so. Ho fatto film dove il regista urlava dall'inizio alla fine e tutta la troupe gridava come lui. Gridavano tutti, perfino le comparse. Io sul set di solito sono talmente calmo che, al minimo cenno di nervosismo, dico a tutti: "Non vi preoccupate, tanto il film si fa da solo!"
Quel capo-macchinista poi, mi stava particolarmente simpatico e gli avevo visto risolvere situazioni ancora più problematiche di quella di un carrello lungo quindici metri con una piccola pendenza (mentre lo scrivo però, ammetto che mi viene da ridere).
Guardai Valentina seduta accanto a me. Non si era accorta di nulla. Era tutta immersa nella sua concentrazione, quella concentrazione che chi non conosce un attore che lavora con la concentrazione la scambia per scontrosità o per presunzione.

A volte bisogna attraversare diverse zone paludose prima di arrivare al mare. 
Le attraversi. Ti sporchi un po' e poi è fatta. 

Sul set di un film fatto con mezzi e soldi c'è una gerarchia molto evidente. 
Un capo-macchinista non si può permettere di parlare in questo modo al regista. 

Io ora, a distanza di diversi annetti dal mio ultimo "azione!" compongo le mie parole preferite che sono: “ora il cibo è più buono!” Ora che sto cominciando a capire la realtà del cinema indipendente, posso dire che è come se avessi cominciato ad assaporare di più il cibo.  
Non so se qualcuno riuscirà mai a capire, ma è proprio così.
Probabilmente fra un po' sarò pronto a girare qui a Barcellona il mio primo film con una piccola troupe, dove i capo reparti non avranno nessun reparto e dove non ci sarà neanche un capo-macchinista perché probabilmente, non ci saranno macchinisti, ma semplicemente un gruppo unito che si aiuta a vicenda e dove la responsabilità viene condivisa e non frazionata tra i singoli.
Per quel periodo forse, sarà anche uscita la Scarlet della Red o sarà arrivato Godot.

A fine giornata, quel giorno d'estate romana, contento per un'altra giornata terminata e tirata in porto, andando verso la mia roulotte personale (col cinema indipendente me la posso scordare la roulotte personale), incrociai il capo-macchinista. Mi ricordai di quello che mi aveva detto in quell'istante e senza rifletterci neanche un istante, gli dissi: "Ma senti un po'... pensi che se non fossi stato tu e se non fossi stato sicuro che non sarebbe stato un problema per te, l’avrei chiesto ad un altro, un carrello di quindici metri in pendenza?”
Il capo macchinista mi guardò per un attimo, poi mi disse semplicemente.
“È un onore averlo fatto per te.”

2 commenti:

Gino Ciaglia ha detto...

Stamattina ho imparato un altra parola Scarlet.
scarlet e tsumani: un puro pezzo di comicità!
Che dire, se avessi comprato il tuo diario e avrei letto questo come incipit, avrei proseguito senz'altro la lettura!!
BUONGIORNOOOO!!

Angelo Orlando ha detto...

P.S. AL POST:

03/11/2011 è uscita la Scarlet