mercoledì 31 agosto 2011

SENTIRE ROMA DI NOTTE

Due o tre pensieri, non di più.
Hai fatto tardi. Non te ne sei neanche accorto. Guardi i numeri rossi, in alto a destra sul computer. È tardi. Non hai neanche mangiato. Il tè nella tazza è freddo. Dai un piccolo sorso, poco convinto. Esitazione distratta verso lo schermo. Ricomponi gli ultimi gesti senza fretta. Il mouse t’invita altrove. Attorno a te, vibra il vuoto e le ore restano per qualche istante ancora, come in attesa. Solo ora ti rendi conto del tempo che è passato. Il buio inghiotte la vita all’interno del computer. Linfa vitale che si ritrae nel suo guscio di mistero e ti lascia al confine di un torpore d’illusione, forse di sogno.  Sei quasi contento. Inarchi la schiena come per cercare una posizione che ti rimetta in circolo quei due o tre pensieri che ti bastano per tornare lentamente alla vita. È così. Hai smesso di scrivere anche questa volta. Non c’è altro che potrebbe accadere ora se non restartene in silenzio per qualche istante e assaporare la fine e l’inizio. Ti alzi piano dalla sedia. È il mondo che ora scorre piano e che t’invita a recuperare i secondi che ti ha condonato da seduto.
Incroci con lo sguardo il telefono. Ti ricordi degli squilli di chissà quanto tempo prima. Ancora esitazione distratta. Devi adeguarti ancora al nuovo ritmo per decidere ora di cosa sarà impastata la tua notte. Frigorifero tanto per abitudine. Non ti va niente. Pensi a qualcosa. Pensi a niente. Fuori c’è solo Roma e una notte di poca luna. Pensieri accostati alle decisioni rimandate.
Uscire ora. Andare incontro a qualcuno che non ti aspetta, oppure…
oppure restarsene a casa. Occupare la metà di te che non vuole avanzare di un solo passo verso questa notte improvvisa e tranquilla.
Ascolti la segreteria. La voce ti fa sorridere prima che i suoni metallici pongano fine a quegli ultimi due o tre pensieri che ti avanzano tra le dita delle mani.
Tra qualche istante uscirai.
Una passeggiata e basta.
Quattro passi da solo per il quartiere. Forse fino al bar notturno per un cappuccino e perché no, anche un cornetto. Due cornetti e magari altri due. Per domani mattina. Perché la mattina diventa speciale se sulla tavola c’è quella busta bianca, un po’ maltrattata e gonfia di presenza vaga e dolce che ormai è già creatura di notte passata. Vita d’artista, appena l'ho vista...
Te lo dici da solo, poi ti scappa una risatina.
Poi esci.
Quando chiudi la porta resti sospeso un istante tra il pianerottolo e le scale.
Le chiavi ti ciondolano in una mano.
Ti sembra di aver dimenticato il mondo intero all’interno di casa. Ti sembra che l’esterno adesso, sia una galassia lontana anni luce e che questo momento lo hai vissuto così tante altre volte che forse, sei lì bloccato da sempre.
Lentamente, come se fossi invischiato di tele di ragno, cominci a scendere le scale, mentre i passi ti danno la giusta sensazione per poter arrivare a capire che quello che hai lasciato dentro le mura di casa, sono soltanto quei due o tre pensieri, non di più. Giù sei già uomo nuovo. Sei uomo di strada e di notte di poca luna.
Lasci che il nuovo s’assesti. Lasci scorrere la sensazione giusta, poi quando credi d’averla vista passare davanti, cominci a camminare, sapendo che non ti resta veramente nient’altro da fare. A poco a poco, il respiro si unisce all’esterno. Tutto si svuota e diventa rumore di fondo. Lentamente, Roma diventa fiato di strada, vapore segreto filtrato da un cuore nascosto che ti strizza l’occhio man mano che lasci passare il ritmo dei tuoi passi attraverso tutto quello che incontri.
Vai incontro al solito sogno dimenticato. Lo ricordi man mano che avanzi e lo dimentichi un’altra volta, pochi secondi dopo. Ti appare ogni tanto a qualche semaforo, quando sei costretto a fermarti. Quando incroci gli sguardi di qualche passante. Di una ragazza avvolta in una sciarpa di seta colorata. Lo rincorri insieme al rumore di qualche auto che passa troppo veloce o allo stridore delle rotaie del tram. Vai incontro al solito sogno dimenticato. Sogno costruito dagli attimi di mille volte che sei rimasto fermo e incantato a guardare qualcosa oltre il tuo sguardo.
Vai incontro al solito sogno dimenticato e lo oltrepassi, mentre senti che è arrivato il momento di abbandonare anche la strada e unirti ai vicoli stretti del Centro. È solo lì che ascolti l’odore di Roma. È solo nel Centro che quest’odore ti si presenta vivo e pieno di tutti gli anni che hai vissuto per arrivare un’altra volta a questo momento. Perché questo odore non si respira. Si sente. L’odore di Roma di notte, di qualsiasi notte del tempo e di tutte le stagioni del mondo, è odore di poesia forte e antica ed è odore che ti si presenta davanti così, all’improvviso, come una corazza. Odore che non si sparpaglia nell’aria, malato e nello stesso tempo ancorato alla terra. Questo odore che hai amato come una voce imperiosa, ti lascia passare e ti dà coraggio.
Ti fornisce la chiave di un’emozione che stavi trattenendo e ti fa da guida, con rispetto per te e per quello che senti di poter essere ancora per te. L’odore di Roma di notte è il tuo odore più profondo. Tra i muri, lo scorrere dell’acqua dalle fontanelle, tra il rumore del silenzio, il sogno dimenticato si ricorda di te. Forse, l’odore di Roma di notte è solo l’odore dell’anima. 

1 commento:

s i l v a n o ha detto...

'' ad usare l'olfatto
anche per l'invisibile ''