domenica 14 agosto 2011

TRE SGUARDI

SGUARDO A SINISTRA
 
Eccolo... mi è scappato un'altra volta!
Tutto il giorno che corre. Io non gliela faccio più a stargli dietro.
Mi ha fatto prendere un bello spavento. Al supermercato è scomparso. Ho pensato: vuoi vedere che l'hanno rapito gli zingari? Quelli rubano i bambini e poi li rendono storpi per fargli chiedere l'elemosina. Adesso dove va?
"Vieni qua... non ti allontanare!"
Non mi sente. Adesso glielo do uno schiaffone.
"Stai attento che cadi... là no... è pericoloso!"
Questa non sa fare niente, figurati se sa insegnare l'educazione a suo figlio. Manco i piatti lava. Devo fare tutto io... Meno male che mia cognata è morta, altrimenti moriva di crepacuore se avesse visto che fine ha fatto suo figlio con questa qua. Niente... guarda qua che peste! 
"Stai attento che cadi... stai attento che cadi!"
Adesso gliela faccio vedere io. Gli faccio un paliatone a numero uno...
"Stai attento che cadi!"


SGUARDO NEUTRO 

È uno di quei momenti in cui tutto è al posto giusto. Col tempo ho imparato a riconoscerli più spesso questi momenti. Sono momenti in cui la tua vita è esattamente lì dove deve essere. L’esterno in quel caso, diventa una fotografia che puoi collocare dove vuoi. Il ricordo la individuerà presto e te la porterà come esempio di un attimo di felicità.
C'è un bambino che corre verso la fontanella dei giardinetti. Dietro di lui, c'è una signora, forse è la nonna, con un carrello della spesa. Gli grida una continuazione la frase: “Non correre!” 
Gliela grida ad intervalli regolari di cinque o dieci secondi. Fa ridere. Il bambino è arrivato alla fontanella. Lo zampillo va verso l'alto e lui non riesce ad arrivarci. Si alza sulle punte dei piedi, ma non ci riesce. Ora lo aiuto, no... meglio di no. La signora si sta avvicinando. Continua a urlare. Il bambino ha avuto un’idea. Ha messo i piedi sui cordoli di ferro che circondano l'aiuola. Sono cordoli di ferro battuto, verdi, finemente intrecciati tra loro e che delimitano tutto il perimetro dell'aiuola. Il bimbo è salito sul ferro e ha appoggiato le mani sul bordo della fontanella. Sta bevendo. La signora cambia cantilena e comincia a sbraitare: “Attento che cadi… attento che cadi…” Il bambino non se la cura minimamente e beve contento. Io mi gusto la scena. È troppo forte.
È una scena che descrive esattamente la vita. Bambini e adulti a confronto. Le paure degli adulti che appaiono così ridicole di fronte alle iniziative di un bambino.
“Attento che cadi… attento che cadi…”
Continua a urlare la signora, trascinando il suo carrello carico di detersivi, barattoli e cocuzzoli di pagnotte. Il bambino ha bevuto. Gli è piaciuto. Guarda la nonna che si avvicina e le sorride. Appoggia di nuovo le labbra sullo zampillo. La signora ormai gli è vicinissimo. Urla un’altra volta: “Attento che cadi” poi, gli molla uno schiaffo su un braccio che gli fa perdere l’equilibrio. Il bambino cade di schianto, sbatte il mento sul bordo della fontanella. Resta in silenzio, più sorpreso che dolorante, poi apre la bocca in quello che può essere anche uno sbadiglio. Non piange ma fa una faccia di dolore. La signora gli prende una mano e lo strattona. Se lo porta più vicino, facendolo prigioniero. “Te lo avevo detto che cadevi!” Gli dice mentre lo trascina via. 

SGUARDO A DESTRA

Zia Rosetta mi ha menato.
Che palle! Perché? Che ho fatto? Ah sì. Ho visto la fontanella e ho fatto una corsa per andare a bere. La fontanella dei giardinetti, quella con lo zampillo. 
Al supermercato zia Rosetta è insopportabile. Non è che parla, lei grida sempre. La gente si volta a guardare. 

Che palle! 

Tutto il tempo a gridare di non allontanarmi che se noi poi mi perdo. Non mi sono allontanato più di tanto. Soltanto cinque minuti, per andare a vedere il fortino di Fort Apache. 

Glielo avevo detto però. 

Infatti, non mi sono perduto. Sapeva dov’ero. Ero a Fort Apache. Poi siamo usciti dal supermercato. Io volevo andare sul carrello ma lei mi ha detto che ero troppo grande per andare sul carrello. 

Allora mi ha afferrato per la maglietta. Mi dà fastidio quando mi tengono la maglietta. 

Allora mi sono liberato. Libertà...  

Lei ha cominciato a gridare le solite cose: di non allontanarmi, di non correre e di non attraversare la strada che se no poi le macchine mi buttano sotto. Zia Rosetta deve per forza aggiungere qualcosa di terribile ai suoi avvertimenti.

“Mettiti la maglia di lana che se no ti viene la febbre”, oppure “vai a fare la pipì che se no ti viene la nefrite” sono le sue tipiche frasi. La nefrite è la malattia che ti viene se non fai la pipì. Niente...

Ho attraversato la strada guardando prima a sinistra e poi a destra come mi ha insegnato a fare papà. Sono arrivato ai giardinetti e sono andato diretto a bere alla fontanella. La prima volta che ho bevuto alla fontanella mi ha preso in braccio papà. Mi ha fatto anche lo scherzo. Mi ha avvicinato troppo al fiotto d’acqua e mi ha lavato la faccia. Io poi gli ho dato un pugno. Papà poi mi ha detto che a dieci anni sarei riuscito tranquillamente a bere da solo dalla fontanella. 

Ho otto anni. Me ne mancano altri due, però ci ho provato lo stesso. Ci sono riuscito.

5 commenti:

eleonora bini ha detto...

questione di "point of view"!!!!
inutile dire quali risulti più interessante e tenero e, nello stesso tempo, autentico...impareggiabile candida visione!
gli adulti invece sono affetti dall'incorreggibile difetto/disturbo che io definisco della "lungimiranza della catastrofe imminente ed inevitabile":
L'adulto, per sua deleteria deformazione, prevede ciò che potrà accadere e provvede per tempo e spesso suo malgrado, AFFINCHE' ACCADA!!! compiacendosi beatamente della propria presunta acutezza e scaltrezza e ignorando totalmente quella che invece si rivela essere la propria effettiva STUPIDITA'-SENZA-POSSIBILITA'-DI-RITORNO.
questi sono gli strani scherzetti del nostro cervello. come difendersi????

Angelo Orlando ha detto...

Prima o poi... si ritorna bambini e si scopre come fare. :)

Gino Ciaglia ha detto...

... scopri come arrampicarti ad una fontanella per bere, arriva la nonna, e ti butta in acqua. :-)

francesca ha detto...

Io me lo ricordo.
Arrivavo alla fontanella sudatissima
con tutta quella sete
avvicinavo la bocca al leone
al buchetto dove usciva l'acqua
e pensavo:
adesso ci appoggio la bocca sopra
bacio il leone
e gli succhio via tutta l'acqua da dentro.

s i l v a n o ha detto...

ricordo la mano a conca di papà.
ci scorreva l'acqua dentro e sgorgava dalle dita messe a punta. la bevevo. freschissima.

ora sono io la mano a conca di papà.
ci scorre l'acqua dentro e sgorga dalle dita messe a punta. mia figlia la beve. freschissima.