mercoledì 21 settembre 2011

COME SI GIOCA A CAMPANA?

Come si gioca a campana? 
A Salerno, se giocavi a campana con le femmine eri ricchione. 
I maschi non potevano giocare a campana. Io però ero affascinato da questo gioco. Facevo finta che non m'interessava e invece, di nascosto, guardavo le ragazze giocarci. 
Come si gioca a campana? 
Se c'è qualcuno che lo sa, non me lo dica. Non vorrei privarmi di questo piacere: scoprirlo da solo o magari ascoltarlo da qualcuno che me lo spiega. A dire il vero, credo che abbiano già cercato di spiegarmelo. Credo di averlo anche capito un paio di volte, ma poi me lo sono dimenticato. Mi ricordo solo che si lancia una pietra e poi si saltella su una gamba, ma il resto delle regole… dovrei andare a vedere sul web, ma il fatto è che mica ci sto sempre a pensare a questa cosa? Da qualche parte sicuramente ci sarà la spiegazione. È facile adesso. Ti spiegano tutto e per bene. Nell'era di internet non si sfugge a questo sapere tutto. Io invece vorrei rimanere nel mio mistero. Il dolce mistero di non sapere nulla e d'intuire tutto intorno a te.

Ecco qua. 

Ho fatto una pausa. Sono andato a vedere su wikipedia. Figurati se non c'era. Ci ho messo venti minuti ma l'ho trovato. Il percorso da fare è questo: scrivere la parola campana su Google, il primo risultato su wikipedia è "campana", strumento musicale appartenente alla classe degli idiofoni. Che sono gli idiofoni? Adesso mi tocca poi andare a trovare anche questa cosa. Si va alla voce disambiguazione, si clicca sulle parole "campana: gioco infantile". C'è tutto scritto. Io però chiudo. Non lo voglio sapere. Ve l'ho detto, non si può sapere tutto ed è bello anche avere qualche mistero nella vita, soprattutto se è legato a qualche ricordo bello.
Si getta una pietra su una casella, poi saltellando dentro le altre caselle si va a riprendere la pietra e poi si torna indietro? Ma 'ste caselle perché hanno i numeri dentro? E perché poi si saltella? Ma si torna indietro poi? E soprattutto, come si vince a 'sto gioco? Chi perde paga pegno? Quante cose da scoprire. Meglio starsene tranquilli nel tepore di questo mistero.
Per la legge di causa ed effetto, tutto ritorna. 
Ecco quello che mi sfugge forse! 
Mi hanno sempre fregato con la faccenda del karma. Una volta, avevo letto su un libro di un tizio che spiegava la Cabala che il tempo è illusione. Da ciò, il delinquente s’illude di farla franca.
La cosa funziona così: tu scippi la borsetta a una vecchietta e non ti beccano. Pensi di averla fatta franca? È un’illusione. Presto o tardi, dovrai scontare la malefatta. Anche le buone azioni hanno un riscontro. Non a tutti basta una vita. Si può ricevere punizione o premio alla prossima. Io ci ho sempre creduto a questa storia del karma. E la prova che il karma funziona per me è Ivano il sensitivo (questo nome è di fantasia).
Ivano il sensitivo aveva sui cinquant’anni, era un tizio molto elegante, con i baffetti sottili e ossigenati biondi. L’avevo conosciuto in una trasmissione televisiva, un talk show, dove mi avevano invitato a fare il comico. Ivano il sensitivo faceva l'astrologo, diceva che era in contatto con degli esseri strani provenienti da dimensioni stellari che gli davano i poteri di divinazione. Prediceva il futuro agli ospiti della trasmissione toccandogli la mano. Durante una pausa per la pubblicità, mi guardò, mi prese la mano e mi disse che avevo tanto sofferto per amore. Io feci una faccia come a rassicurarlo che ci aveva preso, ma dentro di me, pensai alla scoperta dell'acqua calda. Prendi l'uomo più felice della terra e gli chiedi se ha sofferto per amore, ti dirà sicuramente di sì. Tutti soffrono per amore, pure quelli che non hanno mai sofferto, ti diranno comunque di sì.  Ivano il sensitivo mi chiese il mio numero di telefono. Glielo diedi e ogni tanto trovavo sulla segreteria telefonica, dei suoi messaggi in cui m'invitava a cene, feste, riunioni di non so che, a cui non andavo mai. Una sera mi becca a casa e gli rispondo. M'invita ad una cena a casa sua. Ci sono inviti che sai che non accetterai mai. Così pensavo anche io fino a quell'istante per quanto riguardava quelli di Ivano il sensitivo. Quella sera, mi guardai intorno e chissà perchè, forse perché non mi andava di cucinare o per premiare la sua ostinazione nell'invitarmi, accettai. 
- Una cena tra amici. 
Mi dice. 
- Porto qualcosa? 
- Porta una bottiglia di vino. 
E io ci andai con una bella bottiglia di vino, comprata per strada. L'appartamento era sulla Cassia. Mi ricordo l'ascensore che era strettissimo e rettangolare. Io l'ascensore lo prendo sempre. Sì, sono uno di quelli che anche se deve andare al primo piano, se c'è l'ascensore, lo prendo. Ho un rapporto tranquillo con ogni ascensore che mi è capitato d'incontrare nella mia vita. E ne ho visti davvero di tutte le forme. Ho conosciuto anche persone che non vanno mai in ascensore. Ecco, queste persone io le rispetto tantissimo. L'ascensore gli dà questo senso d'ansia, d'oppressione e loro preferiscono farsela a piedi. Vi assicuro che ho conosciuto gente che ha preferito farsi a piedi dei grattacieli piuttosto che entrare in un ascensore. Alcune volte mi è capitato di restare bloccato dentro un ascensore e posso assicurare che non è bello. Una volta, qualche anno fa, rimasi chiuso in uno di quei begli ascensori antichi e spaziosi e insieme a me c'erano altre quattro persone. Una di queste, una ragazza, annunciò che soffriva di claustrofobia e a un certo punto cominciò a gridare come una pazza, poi per fortuna perse i sensi e si acquietò. Se non avete mai provato a restare bloccati in un ascensore con una persona che soffre di claustrofobia, provatelo. È un'esperienza mistica.  Chi ha problemi con gli spazi chiusi e stretti non dovrebbe prendere mai un ascensore per il semplice fatto che un ascensore non è nient'altro che un misto di meccanica e corrente elettrica. Se s'inceppa una delle due cose, s'inceppa anche l'ascensore. Anche noi brave personcine umane siamo così: siamo un misto di meccanica e una specie di corrente elettrica che potremmo chiamare: "energia"... e dobbiamo imparare a curare entrambe le cose.  Se ti mancano i medici, siano i medici per te queste tre cose: l'animo lieto, la quiete e la moderata dieta.
Così diceva un antico detto della Scuola Medica Salernitana, introducendo per la prima volta, il concetto di prevenzione. Prevenire. Se soffri di claustrofobia, non prendere l'ascensore. Io quando prendo un ascensore però, quasi sempre mi capita di pensare a quel piccolo ascensore stretto e rettangolare del palazzo di Ivano il sensitivo.
Quella sera, pensavo di andare a una cena in piedi con un po’ di gente. Mi ritrovai seduto a una tavola quadrata con Ivano il sensitivo e altri due suoi amici buontemponi. A fine cena, Ivano il sensitivo annunciò che aveva catturato un’altra preda. Disse proprio così: “Un’altra preda è caduta nella rete!” I suoi amici esultarono in coro e tutti si spostarono immediatamente in un’altra stanza. 
Mi spostai anche io, senza aver capito.
Ben presto capii. 
Ivano il sensitivo che era in contatto telepatico con gli uomini di chissà quali dimensioni, spiava di nascosto le ragazze che si portava a letto. Aveva piazzato la telecamera su uno scaffale puntandola sul letto e l’aveva ricoperta di maglioncini. Aveva lasciato fuori solo l’obiettivo. Appena entrava in casa con l’inconsapevole vittima, l’accendeva di nascosto. Ogni tanto, durante gli amplessi, salutava verso l'obiettivo. Quella sera ci fece vedere la sua ultima ripresa. Io non potevo credere d'esser finito in quella situazione ai confini della realtà. Io sono un tipino abbastanza aperto, non mi scandalizzo di quasi nulla, chiacchiero tranquillamente di sesso con maschi e femmine, ma questa perversione del registrare di nascosto i propri partners non la capisco. Davvero. Me la spiegate? Cioè... al di là del giudizio morale (credo che questa cosa, un pochetto di karma negativo la accumuli), riprendersi mentre si fa sesso va anche bene, è fantastico, ma entrambi i soggetti dovrebbero essere consapevoli dell'opera che si sta registrando, altrimenti che divertimento c'è?
Andai via da quell'appartamento con una sensazione di fastidio che allora, tanti anni fa, non riuscivo a spiegarmi bene, ma che adesso, ho inquadrato benissimo. Mi sentivo complice di un misfatto, semplicemente perché avevo assistito a questa cosa.  Chi lo sa? Ogni azione che creiamo, ha davvero un effetto? Io penso di sì. Il tempo che ci separa da un'azione a una conseguenza è davvero un'illusione? Non lo so, però so che le conseguenze di un'azione spesso si fanno aspettare, ma prima o poi, arrivano. È la magia e la serenità delle persone che lo hanno capito è straordinaria. Purtroppo sono pochi a mettere a frutto questa legge così lampante davanti agli occhi.  Ivano il sensitivo ha fatto un incidente con la moto e adesso ha il problema di far entrare la sedia a rotelle nell'ascensore.
NOMI TROVATI CHE IDENTIFICANO IL GIOCO DELLA CAMPANA NEL MONDO (se ne trovate altri, potete segnalarlo nelle vostre "quasi intrusioni" qui sotto)

Italia

  • campana o mondo

América Latina

España

Altri paesi

1 commento:

s i l v a n o ha detto...

''aspettare il momento in cui si dimentica
che si sta aspettando il momento inaspettato''. è quello il momento delle conseguenze delle azioni di cui parli tu? preferisco, anch'io, l'illusione alla speranza. saluti. s i l v a n o.