martedì 27 settembre 2011

IL CIELO SOPRA MANAUS

"Buongiorno signori, in cosa posso esservi utile?" 

Da qualche parte, nel mondo, una matita o una penna viene posata sulla scrivania. Da qualche parte, nel mondo, una mano si dirige verso gli occhi stanchi. Il miracolo di un'altra creazione. L'uomo e il signore portato in volo da un gruppetto di angioletti, si sfiorano le dita ancora una volta.

Chi rende vivi gli eroi di carta, ha un compito importante. Come nella vita, gli opposti degli eroi di carta sono eternamente in conflitto, ma quasi sempre, tutto va a finire bene.

"E questo è tutto!" 

Dice Porky Pig, mentre compare Trilly che con una scintilla di bacchetta magica, chiude il cerchio e la scena, ma la scena in realtà non si chiude, si apre. 

La dimensione delle anime di carta prende vita nel momento stesso in cui la scena si chiude sulla storia. Il nostro sguardo è già lontano, ma il tempo di un battito di ciglia e tutto ricomincia. Lo so da secoli ormai. Buoni e cattivi nei fumetti sono tutti uguali. Essi prendono vita sempre, ogni volta che lo sguardo si posa sulle pagine che cominciamo a sfogliare. Sul piano orizzontale delle loro vite, i fogli che scorrono, nel modo occidentale di leggere un fumetto, cioè da sinistra verso destra, creano qualcosa che loro percepiscono come un vento leggero: il soffio divino del loro creatore. 

Già... anche noi lettori siamo creatori del loro mondo. 
Siamo i creatori ogni volta che decidiamo di dar vita al miracolo della lettura.
Fin da piccolo mi sentivo attratto dal mondo dei fumetti e ho sempre cercato un rapporto diretto con gli sceneggiatori e i disegnatori. Quando la saga di Ken Parker si esaurì, tanti anni fa, scrissi una lunga lettera ai suoi autori, Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. Mi sentivo tradito, abbandonato e tentavo di superare il senso di vuoto, cercando una loro risposta che non arrivò mai, se non nel tempo, in quello che hanno creato dopo. Non potevo immaginare allora, che anche l'editoria dei fumetti ha regole spietate e che deve fare i conti con la classica altalena: domanda e offerta. Un piccolo pubblico di appassionati non poteva bastare a tenere in vita un personaggio che mi aveva aiutato a mantenere acceso il respiro ed il sogno. Con l'interruzione della pubblicazione di Ken Parker decisi di smettere con i fumetti. Non potevo soffrire così per un personaggio di carta. Finii di comprare i fumetti e i fumetti per me, erano solo quelli della Bonelli. Gli americani neanche li prendevo in considerazione. Gli amici che collezionavano i supereroi non riuscivo a capirli. L'umanità che avevo conosciuto con le pubblicazioni della Bonelli non riuscivo a incontrarla in nessun altro fumetto. Col tempo, avevo imparato a immaginare di essere io stesso uno di quei personaggi che si muove, seguendo i fili invisibili di un misterioso autore che aveva la facoltà di farmi imbarcare verso viaggi meravigliosi e mi aiutava a costruire dentro di me, confini dove la fantasia e la realtà non sono tanto separate tra loro.
 
Gli eroi di carta, attraverso le loro nuvole fatte di parole e di pensieri, hanno una grande responsabilità verso il pubblico che segue le loro avventure. Questi eroi agiscono e parlano al bambino che è in ognuno di noi. Non finiscono mai di stupirci. Quando pensiamo di aver terminato di leggere un fumetto, abbiamo appena cominciato a viverlo, a trasformarlo. I bambini che ci abitano dentro, s'impadroniscono di ogni tipo di messaggio, lo pesano, lo metabolizzano e lo distribuiscono in parti uguali nel proprio essere. E allora...

"Buongiorno signori, in cosa posso esservi utile? L'esperienza pluriennale della nostra azienda è a vostra totale disposizione!"

Era l'estate del 1975. Quelle prime parole e soprattutto, le immagini delle prime tavole del nuovo albo che avevo tra le mani mi avevano sorpreso. Fino a quel momento, ero abituato a ben altro. Cosa stava succedendo? Il signore grassoccio dell'agenzia turistica che appariva subito dietro la seconda di copertina, continuava e invitava ad approfittare del nuovo anno per mettersi in viaggio.  
Il nuovo fumetto si chiamava Mister No e da diversi mesi, era in atto una campagna pubblicitaria sulle ultime di copertina degli altri albi della stessa casa editrice. Quando arrivò il momento, lo comprai a scatola chiusa. Quella prima pagina però... mi aveva deluso. Girai in fretta e passai alla seconda.
Così conobbi Jerry Drake, un ex pilota americano che per sfuggire al disastro e ai fantasmi della seconda guerra mondiale, si era rifugiato a Manaus, in Brasile, dove la sua occupazione principale, era accompagnare con un vecchio piper, attraverso i cieli dell'Amazzonia, quei turisti che volevano arrivare lì dove gli aerei di linea non riuscivano ad atterrare. La maggior parte del suo tempo, poi la passava a bere cachaça nei bar scalcagnati di Manaus e a dare fastidio alle ragazze. Quei primi disegni nel numero uno del nuovo eroe di casa Bonelli mi avevano ingannato. Uno scorcio di strada di New York e l'interno dell'agenzia turistica, il faccione del commesso che invitava a mettersi in viaggio, mi sembravano così lontani dalle atmosfere della palude di Darkwood dove viveva lo Spirito con la Scure o le grandi praterie dove Aquila della Notte e i suoi pards cavalcavano, andando incontro alle loro avventure. Mister No cominciava decisamente male, ma ben presto, mi accorsi che quel brutto inizio era una sorta di trappola e che non mi sarei potuto staccare più tanto facilmente da quel mondo e dallo spirito di libertà che si respirava nelle storie che si sarebbero susseguite mese dopo mese. 
Ho sempre amato i fumetti. Li ho sempre letti e a volte, collezionati. Grazie ai fumetti ho creato mondi paralleli su cui la fantasia ha costruito le sue basi. Un mondo immenso fatto di avventura, amore del viaggio e un senso di giustizia a cui attingere come da un pozzo inesauribile. A poco a poco, questa sottile dimensione che si formava davanti al mio sguardo, si affacciava e si confrontava con tutto ciò che confluiva a dare un volto a quello che era il riconoscersi. 
I fumetti sono stati la mia vera grande scuola. 
Ecco perché sono grato a Sergio Bonelli e suo padre Gianluigi che già ci aveva lasciato dieci anni fa. Sono grato profondamente ai loro eroi che hanno trasformato la carta in un mondo ricco e vivo. Ma più di tutti, il mio è un ringraziamento sentito per un uomo che ho sentito sempre vicino, in quella zona invisibile e appena percettibile, dove gli eroi amano, lottano, tradiscono, vivono seguendo modelli di comportamento umano. 
Sergio Bonelli era un uomo che amava il viaggio verso quell'altrove raccontato per immagini e attraverso le nuvole delle parole e i pensieri sulla carta, ci regalava la sua visione del mondo che era molto simile a quella della sua creatura preferita, il vecchio Jerry Drake, ex pilota d'aerei che lottava non solo contro le ingiustizie in cui di volta in volta, s'imbatteva, ma anche e soprattutto per difendere la propria tranquillità e la vita che aveva scelto di fare, lontano dalla civiltà che sentiva si stava sfaldando davanti ai suoi occhi. Jerry Drake amava volare così tanto, quanto almeno il suo creatore. Il filo invisibile che lega l'autore del viaggio di un eroe con la dimensione della fantasia ci avvolge e si respira ad ogni passo che facciamo verso noi stessi, cioè ad ogni conquista che la nostra consapevolezza fa verso la propria  coscienza. 
E lo spirito di un eroe non muore mai. 

Grazie Sergio.



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