lunedì 19 settembre 2011

IL SENSO SEGRETO DELLE PAROLE

Un bambino e quei sogni che non puoi ricordare.
Eh già... ricordate i sogni di quando eravate bambini?
Poco distanti da quei sogni, ce ne sono altri che sembrano più compatti, più vicini. Chi ha avuto paura del temporale di stanotte può sentirsi tranquillo: è in buona compagnia. Il tempo cambia insieme alle nostre vite, mentre uno schermo s'illumina nel buio e il suono della pioggia ti fa compagnia. Un rumore che ti sveglia a poche ore dall'alba. Un'altra poesia che sgorga dal cuore, nel fresco del mattino, come tanti anni fa, troppi anni, ancor prima che l'adulto smarrisse la strada e il bambino la ritrovasse seguendo le bricioline nel bosco. Poche ore al grande freddo, ma ancora non lo sentiamo. E il bambino ti sorride nella casa al mare, oltre le dune di sabbia. Appena entri non lo vedi subito. Si è nascosto in una delle stanze. Lo trovi ma fai finta di non vederlo. Vorresti fargli una carezza. Non lo fai. Non sai perché. Poi te ne vai. Non è ancora il momento. Avresti voluto, ma hai lasciato passare l'attimo. E l'attimo dopo non aveva più senso...
Ti sei detto qualcosa. Qualcosa che aveva a che fare con il senso segreto delle parole. Il bisogno d'accarezzare il viso del tuo piccolo.
Che senso ha? Non riesci a fissarla ancora questa separazione. Sai che nel momento stesso che l'essenza si unisce, questo significa vita e morte nello stesso tempo, ma va bene così...
E allora pensi alle preoccupazioni che hai, agli impegni da organizzare, alle varie cose da sistemare, i biglietti, le partenze, i ritorni, le idee per quella storia, gli appunti per un film... 
Sarà per questo che ami il cinema?
Nel film "Limelight" di Charlie Chaplin, verso la fine della storia, c'era quello sketch del vecchio Calvero e del suo amico Buster Keaton. Quanto faceva ridere. Mentre Calvero faceva il suo pezzo comico, Buster Keaton cercava di riporre i fogli degli spartiti sul leggìo del pianoforte ma questi cadevano. Lui li raccoglieva, ma cadevano di nuovo. Non so per quante volte. Questa è la generosità dei grandi comici. Capire che il controscena non ti toglie la luce della tua interpretazione. Questa è la vita. Gli altri che sono in scena insieme a te, non ti rubano nulla, ma illuminano la vita insieme a te.
C'è un cortometraggio da realizzare e un cuore nuovo per chi ti ama e una possibilità in più per dirsi: "Ho ancora tanto da fare, no?" Una volta qualcuno mi disse: "È come se sentissi il desiderio di scoprire un altro mio corpo!" Da allora... è cominciata la ricerca del senso segreto delle parole. Quel senso segreto delle parole che ti si sbriciola dentro, mentre ti passano davanti gli attimi importanti e tutti i temporali in cui c'eri, dove hai avuto paura.
La sveglia delle cinque e trenta.
I suoni dell'estate che finisce.
Settembre. Autunno. Inverno. Un altro compleanno.
L'aria fresca del mattino nel ricordo di ciò che la notte ti ha lasciato, insieme alla tenerezza di uno sguardo ancorato al respiro della tua donna o del tuo uomo che dorme lontano da te, mentre ti aggrappi al pensiero che segue la prima preghiera del mattino o l'ultima dell'ultima notte. E che ti fa ricordare che è oggi un altro giorno e non domani. E le domande che non vorresti mai farti. 
Dov'è ora? Che fa? Davvero? Il respiro di un respiro. La sensazione del giorno che appare sui bisogni, su ciò che si deve o non si deve aggiungere a quelli che hai già dimenticato per colpa di quel sottile senso segreto delle parole, per colpa della vita che t'insegue, per colpa di colei che qualcuno chiama per sbaglio morte, per colpa di chi non ha mai avuto una sola colpa. 
Il sogno che hai fatto. Quello che non riuscirai più a fare.
Gli occhi degli sconosciuti... quelli di chi invece conosci benissimo e che ti hanno accettato così come sei. Quelli con cui puoi benissimo toglierti le maschere. Il sogno che non hai fatto. Quello che riuscirai invece a fare. L'oggi che non è ieri e non sarà mai domani perché ogni uomo non è mai lo stesso soltanto se c'è lo spazio di un secondo tra un suo respiro e il successivo, tra un sogno e una linea di confine, tra un "ti amo" appena sussurrato e un altro, urlato al mondo. Eccoli qui, finalmente tutti i sogni nel cassetto. Li ricorderai quando ti sveglierai lì, dove il senso segreto delle parole ti viene finalmente rivelato. Dove ogni uomo arriva a se stesso. Dove ogni tempo è solo un bambino da accarezzare. Dove ogni verità si ricongiunge nel suonare la stessa musica, sempre, anche se si cade dal palco e si finisce nella carcassa di un tamburo. 
Suonare. Suonare e... suonare.



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