domenica 11 settembre 2011

ORGASMI

Terminata la mostra di Venezia, vincitori e vinti si ritirano dalle sponde del Lido. Anche questa mostra targata 68 finisce e tutti ritornano alle loro vite. Si esce dalla palla vetro e si cerca di sperimentare un'idea di realtà fatta di quotidianità.
Mentre i giurati discutono su a chi dare i diversi premi, io imballo pacchi e decido cosa è giusto portarsi appresso e cosa lasciare definitivamente all'oblio in un trasloco. Uscendo a respirare l'aria serena trasteverina, incontro il regista Gianni Di Gregorio. Lo saluto e mi dirigo verso il bar della piazzetta. 
"Ti ricordi di lui?" Dico alla bella κοπέλα che è con me.
"È il regista di Gianni e le donne. Lo abbiamo visto insieme un po' di tempo fa. Lei mi dice: "Che strano, ho appena letto un articolo del suo film sul Cahiers du Cinema spagnolo. E mi dà il giornale. Leggo velocemente l'articolo e d'istinto, decido di farglielo vedere. Mi avvicino alla panchina dove lui sta fumando un sigaro in totale relax e gli consegno il giornale aperto sulla critica. 
"Lo leggi lo spagnolo?" Gli dico.
Lui mi risponde di sì e prende il giornale tra le sue mani con un gran sorriso. Nell'articolo, la giornalista lo paragona a un Woody Allen italiano e parla molto bene di questo film sincero, innocente, dal linguaggio semplice e schietto, come quello di un bambino. Mi dice: "Lo leggo e te lo riporto!" Mi fermo il tempo di un caffè e aspetto che finisca di leggerlo. Seduto ai tavolini del bar, ogni tanto sposto lo sguardo verso di lui. Riesco a vedere la sua contentezza. Quando finisce di leggere viene verso di me. Mi riporta il giornale e cominciamo a parlare. Gianni mi chiede se per caso c'eravamo già incontrati e io gli dico che qualche anno fa, ci eravamo salutati nell'ufficio di un produttore dove io ero in preparazione di un film e lui aveva portato una sceneggiatura. Si trattava di "Pranzo di Ferragosto", la sua opera prima. Gli dico che allora ci eravamo salutati, stretti la mano e presentati da soli. Tutto qui. Quella sceneggiatura rimase sulla scrivania di questo produttore per più di un anno. Ogni tanto passavo dal suo ufficio e "Pranzo di Ferragosto" stava sempre lì, nello stesso punto. Un giorno, parlando con quel produttore, gli chiesi: "Ma com'è questa sceneggiatura, l'hai letta?" La risposta fu secca, contornata da quella mera cadenza cinematografara in cui mi sono imbattuto spesso in questi anni: "Sì, è un film che parla de vecchi..." Fece una faccia come a dire che non era il caso di perderci troppo tempo e saltò subito l'argomento.
Gianni Di Gregorio è un regista che ha debuttato a sessant'anni. I suoi due film sono esattaemente come lui: gentili e colmi di un fascino disarmante. È il fascino di chi riesce ad emozionarsi per quel sottile senso che la bellezza a volte, riesce a dare a chi può coglierla in una mattina di tarda estate a Roma. 
"È stata una fortuna che nessuno abbia voluto produrre quel film!"
Mi dice.
"È stata una fortuna perché poi mi sono dato da fare per cercare di farlo da solo!"
Resto in silenzio qualche istante. E penso a tutte le volte che mi hanno detto di no, a tutte le delusioni, i tentativi falliti, le cadute quando si stava a un passo dal traguardo. Poi all'improvviso, si è aperta una porta.
Questa porta è quella della meraviglia. Resta spesso chiusa nella nostra casa interiore. Facciamo fatica ad aprirla perché pensiamo che non abbia più nulla da offrirci. Pensiamo che tutto sia ormai fuori da quella porta e che al suo interno non ci sia più nulla che ci possa stupire. Davvero è così? 
"Ci ho creduto e ho deciso di affrontare da solo tutto... e sono riuscito a coinvolgere le persone giuste che mi hanno permesso di realizzarlo!" 
Io e Gianni ci salutiamo e per qualche istante, l'osservo mentre si allontana, col suo sigaro e il suo vestito elegante, come se dovesse avviarsi verso una chiesa per partecipare a un matrimonio. 
Io do l'ultimo sorsetto al mio caffè.
Apro un quotididiano. Leggo qualche titolo sul Festival di Venezia, saltando tutto il resto. Non riesco a leggere tanto. Nella testa, ancora la chiacchierata con Gianni.

Ci sono mattine che valgono tutta una giornata.
Finisco il caffè e mi avvio verso i miei scatoloni. Tutto il meglio del giorno, sta per cominciare in un istante, grazie a un incontro e alla sensazione che lo sforzo maggiore è quello di respirare forte, per tornare a vedere la bellezza intorno a me. 
C'è così tanta bellezza in giro.
Voci che tornano. Frasi di film che non si possono dimenticare.
Immagini tratte dal puro, fragile e meraviglioso esistere.

Il giorno è passato.
Mi ritrovo a sfogliare i giornali del web.
Il regista russo ringrazia i giurati.
Spiega a tutti di come sia felice per lui vivere nel cinema e poi, forse per placare un lieve senso di colpa, pensando a tutte le feste, i cocktail e le passeggiate in vetrina a cui ha dovuto sottostare in questi giorni, attacca quella fiera della vanità dove si è dovuto immergere per riscattare questo premio.
"Bisogna che i festival di cinema siano vere mostre d'arte..."
Pausa di riflessione.
"Perché altrimenti, il rischio è che la cultura venga meno!"
Altra pausa di riflessione.
Continuo a leggere. Parole sante.
Crialese entusiasta del suo premio della giuria dice che ha voglia di festeggiare. Aronofsky, il presidente della giuria si lamenta che c'erano troppi pochi premi e tanti film belli e aggiunge, nel consegnare il premio al miglior attore protagonista: "Ho assistito a qualcosa di straordinario. Il migliore orgasmo visto al cinema dopo le notti di Cabiria!"

Aspettiamo di vederlo anche noi.

Intanto mi basta pensare a Gianni Di Gregorio, al suo sigaro e al suo vestito elegante del sabato mattina. Un momento da non scambiare per nessun carrozzone festivaliero o per un'altra eternità. Forse, solo per un sorriso così, come se fosse il finale di un film.


1 commento:

s i l v a n o ha detto...

hay puertas que parecen cerradas
pero tal vez estan abiertas

hay otras que son entreabiertas
aquellas de todas las fiestas

hay puertas que parecen abiertas
pero si las pruebas las encuentras cerradas

hay mas hay las desbaratadas
por donde pasan duendecitos y hadas

hay puertas que son interiores
hay que atravesarlas y son las peores
pero siempre una ayuda llega de los amores

a menudo se encuentran puertecitas pequeñas
esas son de la gente y llenan la vida
casi todas cerradas muy poquitas abiertas

hay lugares sin puertas
allì viven las almas para siempre despiertas