giovedì 29 settembre 2011

QUANDO RITORNERÒ BAMBINO

Janusz Korczack era il suo soprannome letterario. Nacque in una famiglia ebraica polacca, benestante. Il nome vero era Henryk Goldszimit.  Morì nell'estate del 1942, probabilmente ucciso dalle difficili condizioni di vita, nel campo di sterminio di Treblinka, in Polonia dove venne deportato insieme alle centinaia di bambini della "casa degli orfani" di Varsavia. Lessi il suo libro per caso, perché m'incuriosì il titolo:"Quando ridiventerò bambino". Mi appassionai talmente alla sua vita dedicata interamente allo sviluppo di nuove teorie educative che decisi di fare delle ricerche su di lui e soprattutto, di provare a immaginare un mondo migliore, fondato su un sistema di educazione diverso da quello che normalmente ricevono i bambini nella società moderna. Non è semplice parlare di lui perché non è semplice parlare dell'infanzia.
Come mi muovo sbaglio!
E penso ad ogni genitore e al difficile compito che ha nel rapportarsi con i propri figli.
Non è semplice parlare d'infanzia perché bisognerebbe fare un passo indietro e cercare di entrare in un mondo che solo apparentemente non ci appartiene. Il mondo di un bambino non è un mondo del passato: è un mondo del presente. Tutto  scivola e sembra imprendibile, eppure basta un nonnulla per ritornare lì, in quell'isola e scoprire un sapere che è all'origine di tutto. Korczack lo sapeva. Lo aveva intuito perché probabilmente, era ridiventato bambino e l'unico scopo di chi ridiventa bambino è quello di proteggere l'infanzia, difenderla dall'assalto barbaro dei suoi predatori. 
Ridiventare bambino significa tante cose.
Significa sperimentare di nuovo il contatto con qualcosa che molto spesso, abbiamo dovuto nascondere o che abbiamo dovuto abbandonare in una cantina buia. 
La separazione dal bambino in realtà non è mai avvenuta. 
Korczack dedicò tutta la sua vita a questa separazione apparente. E  non abbandonò mai i suoi bambini, neanche quel giorno in cui marciò insieme a loro, disponendoli in fila, quattro per quattro, come se fosse un gioco, verso il treno che li avrebbe portati alla morte. 
La separazione dell'adulto dal proprio bambino è il concetto su cui Korczack, ha riflettuto tutta la vita, cercando d'introdurlo ovunque. Un uomo che è tornato bambino deve restare lì, dove il pensiero è saldo e unico, dove i sentimenti non si frammentano. Il bambino per Korczack è la chiave di tutta l'umanità. Il mondo che avvolge i bambini è come una coperta troppo piccola che non basta a proteggerli dalle intemperie che nascono a causa degli adulti. Il fatto che i grandi si credano i padroni del mondo, che decidano le sorti delle nazioni, che dettino le regole, gli ordini, che stabiliscano le leggi e che non si curino troppo degli sguardi e delle richeste della "gente pococresciuta", ben presto causa una vera e propria rivoluzione nell'animo del bambino. Questa rivoluzione li porta al desiderio di non sentirsi adatti, perciò prigionieri di qualcosa da cui bisogna evadere al più presto: l'infanzia. Per Korczack il mondo in cui vivono i bambini è il mondo dell'incomprensione che ben presto, sfocia nel mondo della tristezza, dell'isolamento e del dolore. Korczack vorrebbe cambiare questo mondo e invita più volte a cambiare un punto di vista: mettersi nei panni di un bambino. Per cambiare il mondo bisogna ricostruirlo, ma per ricostruirlo bisogna distruggere quello che, in quanto adulti (adatti), pensiamo di aver costruito su basi solide. Nel suo lavoro "Il diritto del bambino al rispetto", Korczack lo aveva chiesto, lo aveva urlato: "Bisogna prendere in considerazione il bambino ora e non l'adulto che diventerà!"  
Un'idea del genere, per quei tempi stravolgeva completamente ogni sistema educativo. Egli fu un vero riformatore, attento soprattutto ai bambini che non avevano la sorte di avere una famiglia, costretti a vivere per strada. Lottò con tutte le sue forze, contro un metodo meccanico d'insegnare nelle scuole. Tutti sanno di cosa si tratta, perché la maggior parte di noi ha avuto questo insegnamento. Non è colpa di nessuno. È colpa solo di una mancanza di punti vista. Gli adulti di oggi hanno dimenticato i bambini che sono stati. Tra le dune del tempo, la sabbia del passato, emergono ogni tanto gli occhi di quando ci sentivamo "quasi adatti" e lottavamo con la consapevolezza di essere unici. Korczack diceva: "Non esiste il bambino. Esiste l'uomo in quanto individuo. Il bambino è un individuo particolare che ha una propria vita. L'errore più grande della pedagogia è pensare di tracciare le basi per l'educazione del bambino e non dell'uomo!"


"... è faticoso frequentare i bambini... 
bisogna abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Non è questo che più stanca...
È piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli."

Janusz Korczak 


1 commento:

s i l v a n o ha detto...

http://www.vocidibimbi.it/Mondobimbo/Ruotalibera/Bambino_Korczak.htm