martedì 13 settembre 2011

TRASLOCHI AD ARTE

Cose da tenere e altre da buttare. La moda dei divi è quella di farsi tatuare i sentimenti sul corpo. Beckam ha tanti figli e tanti tatuaggi dedicati a loro in ogni parte del corpo. Il primogenito che si chiama Brooklyn ha un posto dedicato sopra l'osso sacro. Un angelo guardiano sulla schiena protegge gli altri due sotto le sue ali. L'ultima nata deve ancora guadagnarsi uno spazio. Penelope Cruz ha tatuato su un piede la cifra 883 che secondo la numerologia significa: potere, successo e creatività. Angelina Jolie ha sparsi un po' dappertutto, le coordinate GPS dei luoghi di nascita dei suoi pargoletti. Insomma una moda che è tutto un programma. Un mio amico si fece fare un tatuaggio in Cina. Aveva perso il fratello e voleva farsi tatuare una scritta dedicata a lui. Chiese al tatuatore se gli poteva scrivere in caratteri cinesi una frase che aveva preparato in ricordo del fratello. Il bravo artista di Taiwan, meticolosamente gliela scrisse. Da quel momento in poi, le cose cominciarono ad andargli tutte male. Diede la colpa al solito periodo negativo, ma una sera, andò a mangiare in un ristorante cinese e mostrò orgoglioso il suo tatuaggio ai camerieri che rimasero in silenzio con la stessa faccia di chi è impegnato a vedere un film di Béla Tarr.
Uno dei camerieri alla fine, si fece coraggio, gli si avvicinó e gli disse: "Hmm... non buono questo!"  E gli spiegò che sulla spalla portava scritto: "... ti fai male da solo!" Bello scherzo, ma da quando si tolse la scritta con il laser, le cose ricominiciarono ad andargli per il verso giusto.
Io ci credo abbastanza alle influenze dei tatuaggi. 
Cioè... se ti fai tatuare una rosa è una cosa, se decidi d'installarti su un polpaccio Daisuke Jigen è un'altra. 
Io credo un po' a tutto. Soprattutto mi fido un po' del mio intuito. Credo al 2012 e alla nuova arca dell'alleanza che non è proprio uguale a quella di Noè, credo alle favole della buonanotte che servono per mantenere i bambini svegli, credo alle influenze degli astri, alle scie chimiche, ai numeri che si sognano e che poi escono al lotto, credo ai complottisti, agli extraterrestri che già sono tra noi, credo al fagiolo magico, a tutto quello che mi dice Jack Romani e soprattutto credo alle influenze positive e negative delle case in cui si abita. Penso che abbiamo la facoltà di rendere più armonici i posti in cui viviamo e quando li lasciamo penso che bisogna imparare a salutarli. Da sei mesi so che dovevo lasciare questa casa di Roma in cui ho vissuto tanti anni. Dal momento in cui mi è stato comunicato ho cominciato a sentire che la casa si lamentava. Ho cominciato ad avere problemi al rubinetto, allo scarico del bagno. La caldaia all'improvviso ha ceduto e ho dovuto sostituire un pezzo che si chiama "lo scambiatore" che è una cosa che non so a che cosa serve, ma so che costa duecento euro. Le mattonelle del ripiano della cucina, hanno deciso che era l'ora di uscire dal loro incasellamento, allora mi sono guardato intorno e ho deciso di fare un bel discorso alla casa. Mi sono preso cinque minuti, ho fatto silenzio dentro di me e alla fine, ho detto: "Oh... e allora? E che è qua? E lo so che sei triste che me ne vado, ma non puoi comportarti così. Basta capricci. Noi umani non siamo come voi case che state fisse in un luogo e non vi spostate. Noi siamo essere mutevoli, sia interiormente che esteriormente. La nostra natura è quella di muoverci. Non riusciamo a star fermi e anche quando decidiamo di fermarci, c'è sempre qualcosa che ci spinge da qualche altra parte. Tu lo sapevi che ero di passaggio, te lo avevo detto appena sono entrato. Adesso non puoi comportarti così. Prometto che ti verrò a trovare e che ti porterò nel cuore per sempre!" Io non so se quello che ho detto l'ha convinta, ma da quell'istante, tutto è tornato alla normalità. L'unica cosa che continua a fare le bizze, è la lavatrice. Non rispetta più i programmi. Fa come le pare. E soprattutto, non s'interrompe più, continua in eterno. L'unica cosa da fare è spegnerla manualmente. Purtroppo credo che il problema nasca dal fatto che la lavatrice è incastonata dentro un mobile, evidentemente non ha sentito il mio discorsetto alla casa e adesso ragiona per fatti suoi. Devo dire la verità che io non le ho fatto proprio un discorso, ma qualche parola gliel'ho detta. Non mi ha sentito o ha fatto finta di non sentire. Credo che ce l'abbia con me perché varie volte l'ho insultata. È una tipa rancorosa. Borbotta continuamente e uno sgarbo se lo lega al dito, cioè alla manopola. Ora sto cercando di far pace con lei perché non mi va di lasciare legami carmici con una lavatrice. È dura ma credo di farcela. Oggi ho già fatto due lavaggi e anche se ho dovuto interrompere il programma, togliendo la corrente, la sento più predisposta al dialogo. Mi ha restituito tutti i calzini accoppiati e non mi ha stinto nulla. 
Io riesco a ricordare tutti i traslochi che ho fatto, grazie a tutti gli amici che si sono caricati sulle spalle una cosa. Andrea e Nico sono la televisione, Lele i fumetti, Daniele la scrivania, Ciccio i libri e la libreria. Sono sempre stato un esperto nel reclutare gli amici per i miei traslochi. L'importante è sapere dove andare. Come nella vita. Il tuo scopo deve essere una meta, un punto d'arrivo. Una sosta o una pausa che sia. Punto reale, immaginario, provvisorio o definitivo. Se riesci ad individuarlo in anticipo, ti puoi avvantaggiare chiedendo ad ognuno di darti una mano, in giorni diversi. Altrimenti, l'alternativa è quella del tutto in un unico giorno. Una volta, Fabio ed io fummo costretti a fare il trasloco in una notte. Ho ancora l'immagine di noi due che attraversiamo Piazza Vittorio con una rete col materasso sulla testa. I traslochi più duri sono quelli dopo tanti anni in una casa. Si accumula talmente tanta roba che alla fine, è meglio buttar via tutto che starci lì a pensare. Se hai fatto a meno di un tagliacarte chiuso in un cassetto della scrivania per otto anni, perché mai dovresti portartelo da un'altra parte? Eppure te lo porti. Io ho una scatola di cerini di Italia '90 che si è fatta almeno sei case. Ci sono poi le cose che rivedi solo ai traslochi. Questa mattina ho sorriso a un'agenda nera dove scrivevo poesie. L'ho spolverata per bene e l'ho salutata come una cara amica, dandole appuntamento a chissà quando. Una nuova casa, corrisponde molto spesso a una nuova vita, ma sicuramente, sempre allo stesso tagliacarte. E allora, vado indietro nel tempo, rivedo tutte le case che ho abitato, gli appartamenti che ho vissuto fino in fondo, quelli in cui sono passato, le città che ho amato, i posti da cui sono scappato o da dove sono venuto, tutto questo, in un girotondo infallibile di sogni, mescolati al difficile viaggio del ricominciare. Un tatuaggio lo puoi coprire, una casa no... una casa resta nel tempo, ovunque tu andrai, una parte di te, resterà lì, a consolare  quelle che sono lacrime di un addio. Perché anche una casa ha una vita, un cuore, un'anima. Ci sono case che respirano, piene di rumori, ticchettii, scricchiolii, voci e sussurri. A volte le case parlano attraverso i muri o grazie al vento che s'infila nelle fessure delle porte. Noi diventiamo grandi, cresciamo, invecchiamo e così anche le case. Questo non ce lo dicono gli agenti immobiliari. Bisognerebbe chiedere sempre: "Chi ha vissuto prima di me qui? Come l'ha trattata questa casa?" Le case soffrono con noi. Vivono gli addii, sentono l'allegria e si riempiono di onde d'energia che poi assorbono e rilasciano nel tempo. Le case hanno sentimenti, ridono, si divertono a farci i dispetti e a volte, soffono insieme a noi. 
Questa notte, immerso in quarantuno scatoloni, raccolgo l'ultima strizzata d'occhio della casa, complice di una stanchezza felice, mi alzo dalla sedia e, dopo un'occhiata al giardino, mi preparo a farmi una bella chiacchierata con la lavatrice. 

3 commenti:

Gino Ciaglia ha detto...

Se me lo chiedevi venivo a darti una mano.
quando ho comprato questa, dove abito adesso, appena la padrona ha aperto la porta, ho sentito un'energia positiva. Nella cucina, il sole filtrava attraverso tende arancioni e c'era un tavolo rotondo, di legno verde chiaro, che sembrava essere uscito da una fiaba.
"Me lo lascia il tavolo, signora?"
"Sì"
Non l'ho più visto.

Aurore ha detto...

Ciao, se ti interessa è partita la lettura comunitaria del libro a puntate Cowboy portami via
http://libroapuntate.blogspot.com

inaria ha detto...

la nostra casa siamo noi... :)