giovedì 13 ottobre 2011

LE PERIPEZIE DI UN FILMAKER

Manuia!
In Polinesia si brinda così. È come dire: "Cin cin" o "Alla salute!" Ma cosa c'è da brindare? A tutto. 
"C'è così tanta bellezza in giro..." 
Mi capita spesso di parlare con le frasi dei film. Semplicemente restano depositate lì, dormono, poi alla fine si svegliano e esplodono. Gli anni in questo caso, le migliorano.

Anni. Il gioco del tempo. Residui d'estate indiana. Mi trattengo nel nostro bel paese. Tante cose da fare, da sistemare. "Dio è nella pioggia". Era la frase che ho sentito in un film, ma la pioggia dov'è? A volte ragiono così. Mi ricordo le frasi che restano e tutto sembra star lì, a disposizione di chi se ne accorge. Basta allungare la mano e prendere. Anni che volano via. In questi giorni, tra le tante cose da prendere, da lasciar andare e da fare, c'è anche la promozione di "Cara ti amo", film da vedere, se non altro per respirare tutta la passione con cui è stato realizzato. Il confronto con un pubblico attento che ti fa le domande giuste e che coglie lo spirito di un film che hai realizzato è qualcosa di molto formativo per un filmaker. Ecco, ci sono arrivato. Ho appena detto le parole magiche: filmmaker.  Ma chi è un filmaker o meglio che cos'è? Il corretto vocabolo è filmmaker con il raddoppiamento della emme, ma le parole straniere italianizzate mi piacciono molto. In questo caso, una emme si perde e vola via. Questa è l'unione di due paroline speciali: film e maker dal verbo inglese to make che significa fare. In parole povere questo vocabolo indica colui che fa film. Nel gergo comune si indica qualcuno che produce, realizza, a volte monta e in casi estremi commercializza il film. Una persona attiva a tutto tondo. È chiaro che queste persone devono essere dotate su tutti quanti gli aspetti che compongono queste parti. In più devono essere carichi della dote principale che dovrebbe avere ogni filmaker che si rispetti: l'entusiasmo. E questa più che una dote è un dono. 

"Cara ti amo". 

Ok... abbiamo rubato il titolo alla canzone di Elio, ma in fondo, parliamo dello stesso argomento che non è solo "guerra dei sessi".  Un film a volte, rasenta follia ed opera d'arte. Nel nostro caso, si tratta semplicemente di un film fresco, divertente, realizzato con lo spirito del vero cinema indipendente, pensando al pubblico. Qui s'investe in entusiasmo, miei cari Quasidiaristi. Soprattutto, in entusiasmo che si raccoglie pian piano, durante il processo di creazione. La principale fonte di questo entusiasmo proviene da colui che ha prodotto, diretto, montato e adesso, in questi giorni, distribuito il film nelle sale. Il filmaker in questione è il mio caro vecchio eroe-amico Gian Paolo Vallati. Gian Paolo è un vero filmaker. Se non avesse avuto la vocazione e non fosse stato innamorato di questo lavoro, non credo sarebbe uscito dalle sue precedenti vite in cui interpretava il ruolo di un bravo vero architetto alle dipendenze di tanti bravi finti architetti.

La lezione in questo caso, deriva dal fatto che ogni rischio non pesa su una società a responsabilità limitata che arraffa finanziamenti a destra e a manca, ma poggia quasi interamente su una persona che non ha alcuna possibilità se non quella di crederci e di non mollare. Un filmaker sa che non ha altri appelli dalla vita. Questo perché per lui i film sono la vita. Sono come l'aria fresca che arriva quando si aprono contemporaneamente due finestre in due stanze opposte della casa. Sono come un sospiro a Venezia o la pulsantiera dei vecchi ascensori che fanno tutto quel casino quando si chiamano. Fare cinema per un filmaker è la manifestazione di un dato di fatto. Il fare non è una conseguenza. Il fare è una seconda pelle. Un filmaker non ha scelta. Deve fare film perché deve respirare. 

Nella mia girandola di appuntamenti con questo lavoro, Sfiorarsi è stato un film fondamentale. Un'esperienza che ha cambiato il mio modo di vedere le cose. Sono contento di averlo fatto, ma tornando indietro, sicuramente farei le cose in un modo diverso. 

Il primo grande insegnamento è questo: un film è un grande processo di organizzazione e unificazione di tante cose che vanno a formare un gruppo, un insieme di energie da far confluire in un'unica direzione; questo processo deve verificarsi in accordo con le parti, in armonia e soprattutto, nella totale chiarezza con la produzione. In mancanza di questo, è meglio aspettare o non fare il film. Strano. Non lo avrei mai detto. Un tempo non la pensavo così, ma le cose cambiano. Un tempo avrei messo al primo posto, il bisogno di lavorare e di realizzare il film.
Sono tante le società che hanno inguaiato il cinema italiano realizzando film costosissimi che poi non hanno avuto riscontro al botteghino. Sfiorarsi, prodotto da Veradia Film e abbandonato dalla stessa in un giro malato, fatto di fornitori non pagati, debiti irrisolti, fatture gonfiate all'estremo, giace come bene inutilizzato del Ministero, tra le scartoffie dell'Artigiancassa, aspettando che si risolvano quelle beghe legali che opprimono e soffocano molti film che sono finiti nello stesso pantano. E vi assicuro che sono tanti. 
Cosa c'è di sbagliato nel sistema che produce film che resteranno invisibili ai più, contribuenti inconsapevoli di opere che vengono relegate in una nicchia fatta di burocrazia malata e pressapochismo cronico?
Io un'idea me la sono fatta e penso di non svelare niente di nuovo nell'affermare che il problema del sistema, è il sistema stesso.
La mia esperienza con il marcio è cominciata nel momento stesso in cui ho capito che l'artista in me, aveva generato le antenne, cioè si rendeva conto che intorno a lui, le cose non quadravano. Essere artisti non è sempre facile, soprattutto quando ti accorgi che non sei più solo un artista, ma sei diventato una sorta d'imprenditore di un talento che ha fondato le sue basi sull'innocenza e lo sguardo disincantato. 
In parole povere, non puoi più far finta di non accorgerti del marcio in Danimarca (perdonatemi l'aiuto dell'uomo di Stratford).
Se un tempo però, chiudevo un occhio sulle pubblicità occulte che m'inserivano nei miei siparietti televisivi a Sanremo, adesso non mi è più tanto facile. E questo, genera attesa e a volte, paura. Già.
La paura ha trovato una nuova maschera da tempo. Si traveste con i panni dell'indifferenza. Siamo spronati di continuo all'indifferenza. Quelli che sentono forte uno spirito d'indignazione per questa febbretta costante che non guarisce, sono chiamati a tacere. E tacere, non sempre è giusto, soprattutto nei confronti di se stessi. Questo è secondo me, il conflitto principale di un artista: la propria crescita come individuo in una società malata e la ricerca costante di una cura. Vestire gli ignudi significa in realtà spogliarli delle finte certezze. Smascherare il proprio sonno, significa semplicemente ritrovarsi. Se l'uomo invitasse l'uomo a scoprire il potere di ritrovarsi e a usarlo per il bene dell'uomo, non esisterebbe più il bisogno d'istituire un cordone militare per difendere l'ordine pubblico. Invece... Viviamo in un paese dove non si può neanche scendere per strada e riunirsi per gridare: "Non ce la facciamo più!" Le strade vengono blindate e l'invito a indignarsi da soli, ognuno nelle proprie case è evidente. Viene voglia di scomparire su un'isola deserta e passare il resto della propria vita a fumarsi canne e a chiedersi: "Ma che cosa sono le nuvole!" Invece siamo ancora qui a chiederci: "Ma cosa posso fare io?" La risposta che riesco a dare è solo quella di cercare di non perdere per strada la propria passione. 
Non è un problema solo del mondo della cultura, dell'arte. 
È un problema dell'uomo. 
Io di una cosa sono sicuro: l'entusiasmo è contagioso.  Soprattutto il bisogno di chiarezza, verità e trasparenza è più forte di quasiasi inganno che il sistema riesca a usare per confondere o distrarre. Coloro che fanno il proprio lavoro con passione, sanno benissimo di cosa sto parlando. A volte basta la luce di una piccola fiamma a illuminare la notte più buia. I vampiri della società sono esattamente uguali a quelli che esistono dentro di noi. Nel percorso di formazione di un artista, bisognerebbe insegnare a conoscere queste presenze interiori che prima o poi si materializzeranno nel nostro esterno. Un artista, un vero artista, non è altro che l'essere più indifeso che esiste sulla faccia della terra. Tutto lotta contro di lui perché egli stesso è in lotta con se stesso, da quando ha cominciato a percepire la vera natura del suo essere. La parte essenziale di un individuo è paragonabile a un bambino di tre anni che piange dalla disperazione, abbandonato al di là di una siepe piena di spine che in realtà nasconde un giardino meraviglioso. Tutti gli uomini all'inizio della loro vita, sono ricchi di questa incredibile energia di creazione. Tutti gli uomini sono degli artisti per il semplice fatto che hanno la possibilità di creare la propria vita attimo per attimo. Il loro mondo è il mondo che loro realizzano, come un film a basso budget, nell'istante che stanno vivendo. È ora di smetterla di dare potere a tutto quello che ci porta lontano anni luce dalla gioia pura dell'essere artisti. E non sto parlando della creatività di un artista per come la si intende oggi. Essere creativi significa colorare di gioia la propria vita, sempre, in ogni fottuto secondo che attraversiamo, in ogni passo che facciamo, in ogni ostacolo davanti al quale ci fermiamo. Tutti gli uomini sono degli artisti. Nessuno escluso. Quelli che non lo sono, lo hanno dimenticato. Tutto qui.
Ma che davvero?
Semplice come un biglietto ridotto.
Purtroppo, ben presto, finiamo in quel pantano creato da tutti coloro che, per colpa del male del mondo che è il "dimenticarsi di se stessi", in questo pantano ci sguazzano benissimo. 
Questo pantano è meravigliosamente attraente, così com'è falso. Il pantano ci attrae perché ci seduce con le ricchezze depositate all'inizio. Sono le sirene d'Ulisse, è la Fata Morgana nel deserto, il paese dei balocchi di Pinocchio o la grotta di Alì Babà. Chiamatelo come volete e se volete potete anche chiamarlo: un finanziamento del Ministero dei Beni Culturali al nostro progetto. 

I blindati che ostacolano una pacifica riunione davanti a una biblioteca sono la rappresentazione delle nostre paure che sbarrano la strada della consapevolezza che per attraversare un muro basta una piccola breccia. Prima di organizzarsi e creare un gruppo che attraversi le barricate, bisogna fare un grandissimo lavoro. Bisogna capire chi siamo prima di mettersi in viaggio.
"Quanno moro vojo entra' in paradiso e pija' a boccalate in faccia ai santi!" Diceva un amico mio. E questo bisogna fare. Per essere eroi bisogna sentirsi parte del paradiso. Ci hanno cacciato? E sticazzi! Noi siamo lì. Siamo parti di quel sistema. Noi siamo il paradiso. La creatività non si può cacciare da un organismo umano perché essa è il fegato, è il filtro di ogni sensazione che ci collega al cosmo. Ecco il vero problema. Creare esperienza interiore e regalarla alla società malata. Avere tanto amore dentro da arricchire anche le nostre paure e i mostri che ci abitano dentro. Rimboccarsi le maniche e riprovarci un'altra volta, mettendo a frutto l'esperienza. Ogni cosa ha il suo tempo. Restare attaccati al passato è deleterio così come cercare ad ogni costo di realizzare il proprio progetto, fregandosene del prossimo o fregando il prossimo. Imparare a sviluppare davvero i propri sensi. 
Accorgersi di ciò che è giusto per se stessi. 
Imparare ad ascoltare quella vocina che forse, è ancora possibile recuperare da qualche parte. Prendere come esempio, le persone che ce l'hanno fatta.

Conosco autori, filmakers, registi che hanno aspettato quindici anni prima di recuperare i loro film. Le beghe legali finalmente esaurite, hanno aspettato le aste fallimentari (un film viene considerato un bene della società e finisce in fallimento con essa) e si sono ricomprati i loro film vedendo riconosciuti i propri diritti d'autore dell'opera e ottenendo la precedenza sulle varie società avvoltoie che aspettano proprio questo momento: cioè che un'opera cinematografica finisca all'asta in un pacchetto di altri poveri film inguaiati e così acquistarli per pochi spiccioli e incrementare la propria library.

Ugualmente, a tutti los indignados del mondo, a tutti coloro che si sentono traditi dal proprio paese, l'invito è di non recriminare per non esser stati lasciati passare o di aver trovato i passaggi chiusi. Una strada sbarrata rimane una strada sbarrata. Una strada è soltanto una strada. Lo scopo invece è ovunque e deve essere ben saldo. Il tempo in questo caso, è davvero un'illusione. Un film-maker aspetta tutta la vita.

Manuia!









2 commenti:

Anonimo ha detto...

"se incontrerai un ostacolo lungo la tua strada, l'ostacolo sarà la tua strada"

Anonimo ha detto...

Creare la gioia in ogni momento... Creare l'opera d'arte, il romanzo della propria vita... Creare il proprio film in cui io sono il protagonista, e lavorare per esserne anche un po' il regista
MANUIA!
WB