lunedì 10 ottobre 2011

SE IL MONDO FINISSE ORA


Oltre il muro, segnali di trasparenza. Lunedì di sole a Legnano. Era da due anni che non stavo dietro una macchina da presa. Fa piacere di scoprire di non essere tanto arruginito. Torno al blog per riposarmi. Adrenalina che si disperde, lasciando quella vaga sensazione di stanchezza felice. C'è un momento, nella tensione creativa che hai bisogno di lasciar andare. Non si può stare in tensione per sempre. In quell'istante che coincide quasi sempre con una distensione in cui le energie scorrono ovunque, dentro e fuori, misuro il mio tempo, come un Diogene beccato tra la botte e il divano, col lanternino apparentemente inutile in una mano. 
"Tana per Angelo!"
Eccolo lì. Che ci fai con un lanternino in mano, se la luce è accesa? 
Luce accesa?
Eppure, se il mondo dovesse finire adesso, mi ricorderei di quelle stupide e piccole cose che hanno fatto la differenza di una vita vera. E sono tutte cose che si possono scoprire solo con un bel lanternino e olio abbondante tra le mani. L'elettricità a volte è un bell'inganno. Non rinuncerò mai al mio lanternino, neanche se mi offrite un palazzo illuminato a festa. E allora con la mia lucetta, mi vado a scoprire il quaderno con le righe strane, quello della terza elementare. In terza i quaderni a righe cambiavano. C’era una riga più piccola delle altre e tu ci dovevi scrivere dentro. Mi vado a illuminare il muro della casa su cui avevo poggiato la fronte, il giorno in cui ho saputo con matematica certezza che ero stato bocciato in quarto ginnasio. Me ne andai sul retro della casa, nel giardino e guardai fisso quel muro: era colorato di giallo ed un rosso scuro, con qualche traccia di salsedine. Mi apparirebbero i piedini di mia cuginetta stretti tra le mani, al buio, quando giocavamo ai “secoli”, gioco di paura vera. 
Aiuto! 
Si chiudeva la luce, buio fitto e qualcuno di noi doveva raccontare una storia dell’orrore facendoci spaventare. 
Illuminerei la mano di mia madre sulla mia testa, mentre studiavo geografia o scienze, nella cameretta, con la luce della lampada sulla piccola scrivania di legno, vicino ai vetri di quella finestra, dove ogni mattina, compariva una esse che scompariva durante il giorno. E lo so... ma sono cose che solo apparentemente riguardano me soltanto. Mi fido dell'istinto e procedo al buio, illuminando una parete o uno specchio. E allora vedrei all'improvviso le mani rugose di mia nonna, la notte del terremoto a Salerno. Mia piccola nonna, silenziosa, chiusa nella cucina, avvolta in una coperta troppo grande per lei che ci scompariva dentro. E poi, abbandonando il senso della vista, mi affiderei completamente al ricordo dell’odore della città in quei giorni che non si andava a scuola: odore di caffè tostato, erba e noccioline americane nel "cono a coppetto" sul lungomare.
Oltre il muro, con la mia lanternina, procedo e mi fermo appena un istante prima in cui potrei ricordare il futuro. No, tranquilli, quello non ve lo mostro. Ognuno ha la sua possibilità di scelta. Terra e aria lottano ancora, pur essendosi già perdonate mille e mille volte. 
Si potrebbe continuare all’infinito. Sono pieni gli scaffali di istanti che sanno aspettare pazienti il loro ritorno, ma forse è meglio che ora ci pensiate voi. Se siete passati da queste parti, avete la vostra possibilità. Vi presto il lanternino, ma l'olio lo dovete portare voi. Già... Oggi è stata una bella giornata. Dieci ottobre di altro tempo diviso, spaccato dall’attesa di un cambiamento invisibile che stiamo tutti già vivendo. La mia storia personale s’innesta in un panorama magico che fa rima con tragico. Mondo in lotta. Grilli in un lager che aspettano d’esser mangiati. Falene verso la fiamma. Navi che lasciano il porto. Respiro forte e vele al vento. Io giro un piccolo film che parla, tanto per cambiare, d'amore e speranza, mentre su di me passano aerei non identificati. Goodbye lovers.




 




1 commento:

s i l v a n o ha detto...

146.

il segno del vissuto
è più forte del disegno del fato.
c'è qualcosa di passato
che non è ancora avvenuto:
in ogni tratto proposto
c'è un sogno nascosto.