lunedì 14 novembre 2011

IL PRIMO GIORNO DI PROVE

Primo giorno di prove.
Alla fine del mondo. Le sale prove le mettono sempre così lontano. Il concetto è il lontano. Più un posto è lontano e più la probabilità che ci sia una sala prove aumenta. Lontano. Lontano da dove? Lontano da te e dal tuo viaggio per arrivarci. Ti avvolgi la sciarpa al collo. Meno male che l’hai portata. Fortuna che c’è la metropolitana. Meglio la metro che in motorino. Si è abbassata di colpo la temperatura. Sempre così. Il primo giorno di prove coincide sempre con il primo giorno di freddo. Come facevano gli attori di Stanislavskij quando facevano le prove a Mosca? Colbacco, cappotto e via. Il teatro è una passione. Pensi a Stanislavskij e ti viene un brivido. Ci hai mai capito niente del metodo? Il mondo interiore era quello del personaggio o dell’attore? C’era questa cosa delle affinità e delle relazioni… e basta. Oggi è solo il primo giorno di prove. Il primo giorno si sta tranquilli. Leggi l’indirizzo. Pensavi che il primo giorno fosse a casa di… e invece no. Il primo giorno tanto si legge soltanto il copione. Ricacci la piccola menzogna di sentirti impreparato. Tanto gli altri staranno peggio di te. Hai letto solo le battute del tuo personaggio e distrattamente il resto del copione. Non importa. Tanto questo lavoro ormai lo conosci a memoria. Ti conosci. Sai i tuoi tempi, il tuo metodo che esce poco a poco. Certo che se fosse stato in un appartamento ci sarebbe scappato un caffè. Guardi l’orologio. Troppo tardi per fermarti a far colazione al bar. Non sei in ritardo però. Il primo giorno però meglio esser puntuali. È il primo giorno di prove. Il primo giorno si legge, si ride, si scherza, ci si conosce. Tavolino, copioni, matite, risate sparse che servono solo per creare una distensione morbida che servirà più avanti. S’imposta il lavoro. Lo conosci bene il primo giorno. Serve per incontrarsi. Dirsi semplicemente: “Siamo qui ed è bello star qui!” Nient’altro. Tutto il resto è quasi in più. Un altro caffè però ci vuole. Hai anche smesso di fumare. “Il teatro si fa per fumare!” Te lo disse una volta Attilio. Che regista che era Attilio. La vocazione fatta persona. Il teatro per lui era una missione. E questo qui? Non lo conosci bene. Non ci hai mai lavorato. Ti è sembrato deciso e convinto del testo. Ti ha contagiato con un po’ del suo entusiasmo e meglio così… senza ufficio stampa però non si va da nessuna parte. Il teatro a Roma si fa soltanto per addetti ai lavori. Tre settimane e poi chi s’è visto, s’è visto. Pare che ci sia una piccola tournée. Hai detto di sì ma poi si sa che se esce qualcosa a questi li molli. Questo testo è bello però. Che dici che è bello se neanche lo hai letto bene? Il copione è nella borsa. Sì, sta lì, magari dopo, un’occhiata in metropolitana… c’era quell’attore… come si chiama? Ti aveva stupito che il primo giorno si era presentato con tutto il testo a memoria; non sapeva solo le sue battute ma quelle di tutti i personaggi. Aveva dato una lezione a tutti. Vabbè… ma che c’entra? Tu hai il tuo metodo. A te basta poco. E se ti entrava quel film, non l’avresti neanche fatto questo spettacolo. Ogni anno è così. Non è vero. Lo avresti fatto. Il teatro ti rigenera. Hai bisogno del pubblico altrimenti, non ti sentiresti vivo. Scuse? Scuse! Non c’è teatro che tenga per quindici pose in un film. Anche dieci. Ti stringi nella giacchetta e adesso lo sai. Ti sei vestito troppo leggero e la sciarpetta non basta. No, eh? Un mese di prove non è tanto, bada di non farti venire un raffreddore. Il pensiero della sala prove fredda e umida ti fa rabbrividire. Se gli altri fumano poi… il regista fuma e se il regista fuma, tutti fumano. Tu hai smesso tanto. Quante volte hai smesso e quante volte hai iniziato? Speriamo che non ci siano conflitti. L’ultima volta che avevi smesso di fumare hai ricominciato durante le prove di… colpa di quell’imbecille. Gli attori stupidi proprio non li sopporti! Sono pieni di complessi e poi ce l’hanno con quelli che lavorano con spontaneità. Pensano che il teatro sia solo diaframma e voce, voce e diaframma… ma vaffanculo! Quella volta gli stavi per mettere le mani addosso a quello stupido… poi ci hai fatto pace, ma non si fa mai pace per davvero. Tre settimane e basta. A che serve? Estrai il copione e cominci a sfogliarlo. Altre tre fermate e poi… Caterina ti piace ma è ancora fidanzata con quello. Ma come fanno a stare insieme? Magari in tournée…
Eccoci qua. In perfetto orario. Cinque minuti prima e c’è anche il tempo per un caffè. Il cellulare è già pronto. Gli altri non saranno mica dentro. C’è qualcuno che… eccolo qua…
Come stai? Bene. Ce l’abbiamo il tempo per un caffè?
E quante volte lo hai vissuto questo momento. Il momento prima di cominciare le prove. Il primo giorno poi… tutti qui. Tutti al bar. Il tempo il primo giorno è un optional. Meno male. Il regista è morbido. Pensa se stava lì ad aspettare gli attori con l’orologio e il copione già sul tavolo. Pensa che palle. Tutto scorre nel quadrante costruito apposta per te. La tua visione del mondo in un copione tutto da scoprire. Il presente si sfalda e si entra nella verginità di un singolo istante. Tic tac… ad uno ad uno, ci s’incontra attorno al tavolino. Le parole finiscono e si comincia. Un respiro, quasi un’apnea e l’odore di mille inizi ti riporta quasi alla prima volta, la prima emozione. Nessuno conosce i tuoi piccoli segreti. Segreti di bambino che è cresciuto con il desiderio di fare l’attore. Il primo odore delle tavole del palcoscenico è custodito nel primo giorno di prove. Primo giorno di scuola. La voce del regista legge le didascalie e poco a poco, le voci dei tuoi colleghi si susseguono. Il tuo personaggio entra a pagina trentaquattro. Una bella attesa… ti godi il tempo che ti precede. Ascolti, ti fermi e riconosci ad uno ad uno tutta la vita dei personaggi, mescolata alla vita degli attori che li interpretano. Riconosci i loro alibi, le loro giustificazioni. Il sottotesto s’incastra con il vissuto e il non detto. Osservi il regista che prende appunti. Non dice nulla. Ascolta e pensi che sia una fortuna che tutto scorra così bene. Socchiudi gli occhi e ancora questo odore che hai riconosciuto ancora una volta. Odore di polvere e verità che sa farsi riconoscere tra le pieghe del tempo passato. È l’odore della tua vita che ti riporta al tuo sogno. Ancora qui. Bambino di sempre. Attore di un altro spettacolo che ti accarezza il sorriso. 

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