sabato 26 novembre 2011

IL RAGAZZO CHE GRIDAVA: "AL LUPO"

C'era questa favoletta che...

Sono stato a lungo di fronte al passaggio, pensando: "Adesso passo!". Dentro di me avvertivo che questa volta, il dominio della mezzanotte mi offriva un difficile varco, dove rischiarare l'oscurità era un'altra piccola sfida. 

Le favole di Esopo si contraddistinguono perché hanno tutte uno scopo educativo, hanno cioè, quella che i nostri maestri chiamavano: morale. Esse hanno come protagonisti, quasi sempre animali, identificati in un particolare carattere umano. Troviamo infatti molte volpi, astute per natura, ma anche zanzare spavalde, cavalli presuntuosetti, granchi coraggiosi esploratori, ma ogni tanto, troviamo anche alcuni personaggi come il Signor Inverno e la signorina Primavera, due stagioni umanizzate per descrivere due caratteri completamente agli opposti e apparentemente in conflitto tra loro. Nelle favolette di Esopo incontriamo di tanto in tanto, anche uomini alle prese con problemi di coscienza, favole dove medici improvvisati diagnosticano malattie mortali e ammalati che si ristabiliscono e mettono in guardia i lettori dell'attenzione che bisogna riporre nel riconoscere la menzogna negli altri, ma soprattutto in se stessi.
Le favolette si sa, si raccontano ai bimbi per tenerli svegli, ma sono mascherate da sonniferi per farli dormire. Entrare in una favola è come entrare in uno specchio. Tutto è il contrario di tutto. Ecco perciò che un taglialegna si trasforma in un profondo conoscitore della modestia e della semplicità e un altro ci indica la facilità con cui si mente per ottenere favori da una personalità influente. 

La favola che vi introduco oggi e il pensiero su cui meditare o semplicemente riflettere, è la favoletta di Esopo: "Al lupo, al lupo".

Chi non la conosce? Ce la raccontavano i nostri genitori, ma forse non ce lo ricordavamo più. Può darsi che l'abbiamo ascoltata distrattamente da un nostro amichetto che a sua volta, l'aveva ascoltata dalla nonna, oppure è un ricordo di un disegno, su un libro di testo delle scuole elementari. "Al lupo, al lupo" è una frase che abbiamo più volte sentita, riferita a chi mente per gioco o per attitudine, per tendenza o per nascondere sempre una parte di verità. Ci sono persone che ormai abbiamo giudicato e condannato a non essere più credibili perché le abbiamo sorprese a mentire talmente tante volte che ogni cosa che dicono, la prendiamo con le dovute pinzette, senza neanche aver bisogno di dirglielo. "Al lupo, al lupo" nasconde un grandissimo potere educativo. Ecco perché è una delle prime favolette che i grandi raccontano ai bambini. Ma... cosa succede se questa favola la raccontiamo oggi che siamo adulti a noi stessi che siamo sempre bambini? Io ci provo e la scrivo per come me la ricordo.

Un pastorello conduceva ogni giorno le sue pecorelle a pascolare. Passava tutto il tempo a star seduto e si annoiava. E allora decise di fare uno scherzo alla gente del villaggio.

- Aiuto… al lupo al lupo

Cominciò a gridare e in poco tempo, tutti i contadini e gli altri abitanti del villaggio accorsero armati di forconi e mazze. Quando arrivarono, si accorsero del pastorello che si stava ammazzando dalle risate.

- Aha ahahh... ci siete cascati. Non è vero. Vi ho fatto uno scherzo.
 
Qualche giorno dopo, il pastorello buontempone ripetè lo scherzo e ugualmente, la gente accorse allarmata. Trovarono un'altra volta il ragazzo che si rotolava a terra dal ridere...

Fermiamoci qui. Creiamo lo stop di riflessione.

Può accadere che una favoletta perduta tra i ricordi dell'infanzia diventi una chiave per aprire una porta lasciata chiusa da troppi anni. Ogni uomo ha questo potere. I lupi esistono. I lupi sanno aspettare. I lupi però non possono far nulla fino a quando l'uomo è in compagnia degli agnelli e del gregge. Soprattutto i lupi nulla possono fare, almeno fino a quando gli uomini restano con la piena consapevolezza che il loro compito principale è quello di vegliare sul pascolo e il nutrimento del proprio gregge. Uno dei pericoli maggiori per un uomo è abituarsi alla presenza dei lupi. I lupi sanno aspettare che gli uomini si abituino alla loro presenza e solo così, possono prendere la forma di un'assenza. Questo è il primo insegnamento nascosto della favola. Non esistono lupi che possono cambiare e diventare un'altra cosa. Un lupo non ha alcuna colpa ad essere un lupo. Esistono solo lupi che possono mimetizzarsi non perché siano degli abili trasformisti, ma solo perché alcuni pastorelli, a lungo andare si annoiano talmente nel loro semplice compito di sorveglianti, da fabbricare l'auto-inganno da soli. 

Creiamo a volte, paure immaginarie, convinti che davvero non ci sia nulla da temere nel risvegliare attorno a sè, nel proprio paese interiore, la paura che un lupo possa davvero attaccarci. Dove sono i lupi? Di cosa state parlando? Dice il pastorello. Questa vita è solo un gioco noioso e il mio gregge pascola tranquillo. Quante volte ci dimentichiamo della nostra natura di buoni sorveglianti di una finta solitudine e di un pascolo che non corre pericolo?

La terza volta, la gente non accorse. 

La terza volta, arrivò un branco di lupi e divorarono gran parte del gregge. A nulla valsero le grida del pastorello. A nulla valsero i suoi pianti. La gente non si mosse dalle loro case. I contadini restarono a lavorare nei loro campi. 

È il pericolo più estremo. Tutte le nostre personalità si sono addormentate. Ogni maschera è saldamente attaccata al nostro viso. Non riconosciamo più il grido di una parte di noi che avevamo messo a guardia del pericolo. Neanche più ci ricordiamo di lui, tanto ci ha abituato al suo falso richiamo. E quei poveri innocenti ci hanno abituato talmente al loro silenzio che non possiamo più accorgerci delle loro grida di paura nel momento in cui i lupi attaccano per sbranare e uccidere. L'unico che avrebbe potuto svegliarci, era il nostro povero pastorello, messo a guardia di un gregge che pian piano abbiamo dimenticato. Ogni cosa perde senso quando non c'è consapevolezza di ciò che è il nostro scopo. Come il pastorello, vittima della noia e del sonno della coscienza che a volte, prende il posto dell'unica abilità di cui eravamo semplici custodi: vegliare sulla nostra comunità interiore più fragile, quella che crede ancora alle favole della buonanotte.

Buonanotte.



1 commento:

Emmanuele ha detto...

Grazie Angelo!
Un bellissimo esempio di ciò che avviene interiormente e che si riflette evidente nella relatà del mondo esterno. Il sonno della coscenza mette in pericolo la nostra sopravvivenza (e speranza) di Uomini Liberi.
Un grande abbraccio.
Emmanuele