mercoledì 28 dicembre 2011

IL PIÙ E IL MENO




La cosa bella è il ricominciare. 

Ricominciare e ascoltare il battito del proprio cuore. 
Quasi una tachicardia. Bum bum bum. 
Ok. Ma non si può neanche tradire quello che di buono si è fatto. 
Allora sento una voce che mi sussurra: "E allora mostrami il posto dove si può ricominciare!"

Una cosa ho fatto nella vita: ho scritto pagine di diario. 
"E allora ricomincia da lì!"

È un buon posto. 
Quest'anno ho aperto una piccola finestra. Qualcosa di buono l'ho fatto. Adesso sapere che ci potrebbe essere qualcuno che sfoglia queste pagine, mi fa riflettere su quei due valori che tanto bene conosciamo. Le due famose forze. 


Il più e il meno.


Ricominciare dal più... fermarsi... e ripartire dal meno. 

Quello che è PIÙ si vede, si tocca. Non sei assillato dal dovere per forza riempire uno spazio bianco. Non vedi più quella pagina bianca come un vuoto. Ci sono dei giorni in cui a uno non gli va di scrivere, di stare a pensare a cosa riportare sulla tabella di marcia. Un amico ti dice una frase: “Dimentichiamoci di tutto in quest’oblio natalizio!” Prendi la frase, ti piace, la metabolizzi, ma non devi per forza scriverla sul diario. Puoi tranquillamente conservarne il ricordo dentro di te oppure decidere di dimenticarla, di mescolarla insieme alle stelline in fondo al sacco. Questo è il più. Il più è il decidere di non assillarsi per una pausa dove non accade nulla. Il più è vivere il vuoto tranquillamente, camminando sul bordo di tante sensazioni che andranno a formare altre cose e che non dovranno per forza registrarsi in automatico. 

C’era una volta la paura di perdere le cose che avevi scritto. Paura vera. La corrente elettrica che salta e... bum bum bum. Quand'è l'ultima volta che avevi memorizzato? Poi con l'invenzione della memorizzazione automatica non ci si pensava più. E anche qui il pericolo di una comodità ci fa riflettere su questa cosa di affidarsi sempre di più alle cose automatiche. Per tutto è così... Per rendere innocua una paura o una fissazione, basta renderla automatica, cioè cronica.

E così che si forma l'abitudine di non pensar più a una propria fissazione. C'è un automatismo che lo fa per te. 

Ma una fissazione non scompare: diventa soltanto invisibile perché un’applicazione costruita su di essa, ce la rende automatica, cioè incastrata per bene nel territorio, nella corteccia che protegge la linfa dal nucleo fragile. 

Un’applicazione per renderci automatici... non mi dite che non ci avete mai pensato. Chi lavora su se stesso (come ad esempio dovrebbe fare un bravo attore) è sempre colui che si accorge di essere inadatto. E proprio al popolo degli "inadatti" che posso tranquillamente rivolgermi perché so che mi stanno continuando a leggere fin qui e che non hanno cambiato pagina.

Perciò... lasciate che sia un inadatto a farlo... un inadatto che vi introduce nel magico mondo del MENO.


Tutto quello che è meno, cioè negativo, non deve per forza essere buttato nel secchio dell’immondizia. L’usanza di liberarsi delle cose vecchie è sacra, certo. Non si va da nessuna parte carichi di roba. Il meno però è anche l’importanza di alleggerirsi con coscienza e attenzione. Meno non significa volar basso, ma significa non lasciarsi abbagliare dalla bella luce, dalla comodità di un automatismo. Meno significa stare attenti a buttar via la roba giusta. A volte non serve buttare, ma soltanto spostare. Trovare spazio nello spazio. Meno significa fuggire dal labirinto ma imparare a tornarci con uno scopo in più. 
Il meno degli inadatti è quello che ci porta sempre allo stesso punto, ma che ci fa rendere conto di tutto il cammino che è stato fatto. Il meno è tutto quello che rende sacra la ripetizione. Portar la ripetizione a far vibrare il centro. Il meno è accorgersi di star già dentro a una specie di spirale e percepire il tempo e il luogo di un contatto. È tutto qui. La via del meno è tanto meravigliosa e ricca della via del più. 
Il viaggio della nostra vita nel corpo potrebbe essere un consapevole alternarsi tra il più e il meno e se si ha la fortuna di esser bravi pellegrini, viandanti che sanno fermarsi così come rimettersi in marcia, si possono raggiungere mete sorprendenti. 

Durante questo viaggio, bisogna riconoscere quelli bravi e non aver paura ad affidarsi a loro. Quelli bravi sono quelli che conoscono il segreto di ogni più e di ogni meno. Sono quelli che non hanno fretta di portarti dalla loro parte. Sono guide perfette. Sono coloro che a volte, sono costretti a camminare di notte. 

Notti di stelle, blu cobalto e notti di poca luna. 

In queste notti buie, puoi incontrare il bene e il male mescolati tra loro. Ogni pensiero assume una forma. Basta un’infatuazione, una tentazione spostata più di qua che di là e si perde lo scopo che ci ha fatto mettere in viaggio. È un attimo, si alza la nebbia e...

E ti ritrovi a camminare con compagni di viaggio che hanno altro per la testa, proprio come succede a Charlot nel film “Il grande dittatore” che, camminando nella nebbia, a un certo punto, si ritrova a marciare col nemico. 


Per questo è importante riconoscersi in un gruppo.
 

Ed è al mio caro gruppo di "inadatti" di cui mi sento orgoglioso d’appartenere, va il mio augurio...

Cari fratelli miei... Vi auguro buon anno. Anno speciale. Lo so che siamo un popolo silenzioso, ma quest’anno, mai come gli altri passati, è importante… mostriamo a tutti coloro che si sono adattati alle convenzioni e alle comodità delle applicazioni da scaricare a pochi centesimi che il bello non è il dimenticarsi della nostra paura di ricordarci di memorizzare una parola scritta. Mostriamo a loro il posto dove il cuore ancora batte forte e la tachicardia ha un senso. Trasportiamoci per incanto sull’altra sponda e restiamo uniti. Il nostro obiettivo è quello di mescolarci, diventare tutti insieme "quasi adatti". Ricordiamoci che mille persone che pensano alla pace e che pregano per la pace, possono creare pace in tutto il mondo. Regaliamoci tutti un’applicazione che ci renda allergici alla noia della noia, allergici ad ogni cosa automatica che abbiamo cosparso con la vernice dell'invisibilità. 

Regaliamoci un'applicazione che ci fa chiedere: "Mostrami il posto dove questo è possibile!" 

Un'applicazione per spolverare le braci. Per non allontanarci da tutte le nostre paure, i nostri timori, i traumi, le angosce, le ansie, per riscoprire tutti i nostri errori che abbiamo sotterrato chissà dove e anche tutto quello che ci fa battere forte il cuore alle tre del mattino.

L’augurio più grande è di non scacciarla questa nostra bella tachicardia che ci porta vicini al ricordo di non aver affatto memorizzato, ma di accettarla e di cominciare a darle un senso, un piccolo senso da cui ricominciare perché quello è un bel posto dove ricominciare. Il posto di un ricordo da imprimere per sempre nella nostra memoria. Un vero esercizio da fare insieme, uniti. 


Bum bum bum.

Il segreto di ogni 2012 della storia dell’umanità.

Happy New Year. 


Mostrami il posto, ho dimenticato non so cosa
Mostrami il posto per la mia testa che si sta piegando in basso
Mostrami il posto dove vuoi che vada il tuo schiavo
Mostrami il posto, aiutami a far rotolare via la pietra
Mostrami il posto, non riesco a spostare questa cosa da solo
Mostrami il posto dove la Parola diventa un Uomo
Mostrami il posto dove la sofferenza è cominciata...
     
                                                      Leonard Cohen



venerdì 23 dicembre 2011

NON È PIÙ TEMPO DI FARE GLI EROI

Eroi della seconda decade del secondo millennio. 

Sono viaggiatori di seconda classe nei treni ad Alta Velocità delle ferrovie dello stato. Sono compratori di pesce surgelato e bravi cuochi, risparmiatori e attenti lettori di quotidiani sul web. Gli eroi della seconda decade del duemila, sono giocolieri del nulla. Sono cercatori di tracce sulla neve, sensitivi ed esploratori solitari di nuove piste che portano verso dimensioni, dove abili capimastri costruiscono scrigni di saggezza, messaggi per una parte dell'umanità che nel proprio destino ha la facoltà di riconoscere simboli. 

Dove sono i nuovi eroi? 

Li puoi trovare nei cabaret clandestini, nelle birrerie nascoste nelle fogne e nei cunicoli del nuovo sistema. Sono coloro che si chiudono l'ultimo bottone del cappotto, si avvolgono in una sciarpa e, col cappello di lana sulle orecchie, scendono per portar giù la busta della differenziata, sfidando il freddo e le piogge acide. Sono quelli che comprano le figurine Panini per regalarle ai loro figli. Sono quegli adulti che da bambini hanno chiesto ai loro genitori: "Ma da grande, potrò ancora divertirmi?"

Chi sono i nostri eroi?

Gli eroi dei nostri tempi sono forse i sussurri confusi nel vento di queste notti d'inverno. Sono quelli che ogni tanto lasciano la loro voce nelle segreterie telefoniche per dire due o tre parole, per lasciare un messaggio, nonostante il fatto d'aver chiamato dovrebbe essere una garanzia per esser richiamati.

No, non è più tempo per essere eroi, ma alla fine gli eroi resistono. Perché non c'è epoca senza eroi. Lavoratori nel mondo degli specchietti, dei sogni e delle illusioni della gente, i nuovi eroi sono coloro che a volte si accorgono del mondo che gli passa accanto, quasi come se scorresse su un'altra pista. E la loro memoria, registra le frasi più strane e quelle più inutili e le trasforma, per renderle uniche, portarle fin qui, su un altro nastro, dove tutto si ricompatta e si trasforma in oro per un nuovo presente. 

Questi sono gli eroi del tuo tempo e li puoi incontrare alle feste dei matrimoni degli amici o dei cugini. Sono quelli che ti dicono dopo un'ora di chiacchiere: “Ti devo raccontare una storia d’amore bellissima!” o anche “Ti ho visto che hai sorriso alla mia donna!” 
 
Gli eroi dei nostri giorni sono coloro che restano nel mezzo di due punti di vista. Sono i mediatori delle parti offese. Sono coloro che riconoscono che al di là di ogni ferita c'è una vittima e una assassino che hanno entrambi bisogno di un medico. 

Eroi del presente e del domani, li potrete riconoscere nei vostri occhi o in quelle dei vostri bambini, quando gli lascerete un sorriso da trasportare fino alla prossima generazione. E chissà... sarete voi i nuovi eroi, se vi accorgerete della vostra vita e del vecchio mondo che è già scomparso, lungo il sentiero di un bosco che porta alla casetta di marzapane. Sarete voi gli eroi se saprete spiegare a un bambino come si piega un foglio di carta e come si costruisce un piccolo aereo, come si lancia nel vento per farlo volare più in alto e farlo stare in aria più a lungo. 



sabato 17 dicembre 2011

UNA DONNA PER AMICO

Può darsi che io non sappia cosa dico...
e la frase che completa la strofa, la conosciamo tutti... o no?
Mogol-Battisti con un ritornello che dà il titolo all'album del 1978, delimitano il territorio, avvisano il loro pubblico che si parte da un paradosso. Il paradosso dell'amicizia uomo-donna. 

Una delle coppie di autori di canzoni più famose di tutti i tempi, estrassero così dal loro cilindro, un LP che (ai tempi ero piccoletto per capirlo), aveva un unico argomento: le incomprensioni, i conflitti, le impossibilità a volte di trovare un'armonia, nei rapporti stretti tra i due sessi.

"Bisognerebbe scegliere per moglie solo una donna che, se fosse un uomo, si sceglierebbe per amico”. 

Una frase molto più concisa che assomiglia a una vera e propria sentenza. Di quelle che ci affascinano, partorita dal filosofo francese Joseph Joubert, in una mattina in cui se ne andava a passeggio nella Parigi dei primi del 1800, annotando su un taccuino, i suoi Pensieri che furono tutti pubblicati postumi. Già quindi più di duecento anni fa, le anime sensibili si ponevano una delle domande più gettonate dei nostri tempi attuali. 

Ultimamente è una domanda che mi faccio molto spesso.

Conosco diverse persone che lottano nelle aule dei tribunali con quell'essere angelico che un giorno avevano posto su un piedistallo e che da qualche parte nel loro emisfero emotivo, aveva creato una breccia in cui si era infilato lo strano sentimento chiamato amore. 
Altri che invece, sono felicemente separati e con i loro ex compagni, compagne, ex mogli, mariti e madri-padri dei loro figli, hanno un rapporto che è migliorato enormemente con la separazione. 
Com'è possibile questa discrepanza. 

"Il fatto è che con la mia ex eravamo amici prima di metterci insieme!" 

Questa frase l'ho sentita diverse volte. Ma non mi è mai bastata. L'amicizia tra uomo-donna è paragonabile davvero a un processo alchemico che può sfociare in amore e passione che mantiene poi inalterato questo sentimento? O si è amici solo e nel caso che, da entrambe le parti ci sia lo stesso punto di vista o se qualcuno dei due rinunci o menta a se stesso, fingendo di non provare attrazione sessuale verso l'altro? E ancora... amicizia e sesso,  possono coesistere o una cosa esclude l'altra? E ancora e ancora... si può essere solo amici e anche amanti o essere amanti esclude l'amicizia pura? 
Bel casino.
Vi scrivo (ricordatevelo sempre) da una postazione neutra che non significa che io non abbia le mie opinioni a riguardo. Chi vi parla è un non sposato che è sempre fuggito da quella che viene considerata tra le maschere più evidenti del maschio occidentale: quella di calarsi in uno status e aver bisogno di sentirsi accanto la donna giusta che lo rappresenti ad hoc nella società e nel mondo esterno. 

Penso alle coppie di artisti, a quelle relazioni magiche, i duetti toccati dal destino, le anime gemelle, i cuori che si toccano e si uniscono in vita ma che appartengono agli astri... coppie come Federico Fellini e Giulietta Masina, ma senza andare troppo lontano, coppie che si sono abbracciate per lungo tempo, a volte stando davvero insieme finché morte non le ha separate, come Anna Campori che restò insieme al suo compagno, il grande comico Pietro De Vico, fino al momento in cui lui se ne andò. Penso anche a quelle coppie che si sono accompagnate per un periodo e poi lasciate, ma che nel loro breve o lungo matrimonio, si sono amate e guarda caso, aiutate l'uno con l'altra, fino al momento dell'addio. Di queste coppie ne è piena la vita di tutti i giorni, solo che mai nessuno ne parla. Fanno più clamore le coppie che scoppiano con un gran boato.

"Nessuno mi è stato vicino come mia moglie Marylin".

Disse Arthur Miller parlando di quello che è e resta il mito di tutte le dive. Ci si mette insieme, a volte, perché si ha bisogno di un amico. 
Non ve l'aspettavate questa? 

Eppure... 

Annullandoci nell'abbraccio dell'altro, a volte, dimentichiamo il nostro disperato bisogno d'amore e lo cerchiamo nella comprensione di un'amica o di un amico. Solo che ce ne accorgiamo strada facendo e durante questo viaggio, ci si accorge che è proprio il nostro compagno a suggerirci cosa fare. Una mattina, ci svegliamo e dall'altra parte del letto, c'è colui o colei che più ci ha accudito, compreso, voluto bene. Osservi dentro e fuori di te e trovi quell'incomprensione paradossale di cui Mogol-Battisti, nel lontano '78 invitavano a rifletterci su, cantando.

"Può darsi che io non sappia cosa dico... scegliendo te una donna per amico!" 

In quell'istante, si spalancano le fauci del bivio. Dove andare? Cosa succede? Ci sono coppie che decidono di comune accordo di lasciarsi perché scoprono entrambe che la passione è finita o non è mai cominciata. Ci sono coppie che si scelgono davvero e che continuano a stare insieme. Questo accade quando all'interno di un rapporto, viene alla luce che il processo alchemico dell'amicizia appartiene davvero al respiro dell'eternità. 
La vastità di questo argomento non ha mai fine. Altrimenti non ci avrebbero scritto così tanto. 

A volte, non si è in due ad accorgersene. È solo uno. Allora ci vuole più dolcezza, comprensione e si fa fatica davvero. Non si vuol ferire l'altro perché non si vuol ferire un amico. In questi casi, un bravo counselor può aiutare, in altri casi non c'è nulla da fare. Bisogna affrontare insieme la sofferenza. E la sofferenza di chi è lasciato a volte è molto inferiore a quella di chi lascia.
Il bivio a volte, presenta grandi sorprese.
Una di queste è la decisione di restare insieme.
E chissà... in quel caso, potrebbe verificarsi il miracolo. Si entra in una nuova forma d'amore, in un regno dove amore e amicizia si completano. Si è sempre in due a formare una cosa sola e in due, si può uscire da qualsiasi restrizione, morale o paura che c'imprigiona e non ci aiuta a crescere, ad andare al di là perfino dei limiti che molti pur bravi psicologi pongono, attraverso sentenze che ancora oggi sento ripetere a memoria e ormai senza neanche troppa convinzione: "Si escludono dalla sfera dell'amicizia quelle persone con cui si abbiano rapporti sessuali".



"È incredibile. Tu sembri una persona normale, ma in realtà sei l'angelo della morte!" (Sally)


domenica 11 dicembre 2011

EUROPA, IL MITO

Era una mattina di quelle che non ti scordi tanto facilmente. Il sole stava sorgendo e il mare era azzurrissimo. Cosa mancava? Mancava lei e alla fine... eccola lì.

Amore a prima vista. 
Voi mi direte che non sono attendibile. Che mi sono innamorato così tante volte in vita mia... ma... ma questa volta era diverso. Ve lo giuro. Quando l'ho vista giocare sulla spiaggia insieme alle sue amiche, io... io non ci ho capito più niente. Ho lasciato mia sorella... pardon... mia moglie Era... sì, si chiama proprio così mia moglie, era in giardino a innaffiare i gerani e le margherite. Io le ho detto la prima scusa che mi è venuta in mente.

"Era, scendo sulla terra che devo andare a parlare con tuo figlio Efesto!"

Era non mi rispose neanche. In realtà lo sapevo che non mi avrebbe risposto. Io lo so che Efesto è un suo punto debole e ogni tanto questa storia gliela tiro fuori per farla chiudere in se stessa, così non mi controlla.
Oh... Efesto è troppo brutto e storto per averlo concepito con la mia partecipazione. Io non c'entro con quello lì. Non è figlio a me!
Come lo so? Intuito da divinità superiore. Adesso non è che voglio fare il presuntuosetto, ma... io me lo sono sudato questo riconoscimento. Cosa ci si guadagna a essere una divinità superiore? Ve lo dico io. Solo tanti cazzi e responsabilità in più. A parte un certo sesto senso, cioè... un'intuito per quella spiccata tendenza che è la caratteristica di un tipo gioviale come il mio, ma ve lo posso dire con franchezza: "Dopo di me, c'è veramente l'irragiungibile!" 
Il che non significa che non c'è nulla, ma solo l'irragiungibile. Io sono contento così. Sono il più fico degli dei e sicuramente quello che ha più il senso dell'umorismo. Alle dee, alle ninfe e alle figlie degli uomini piace ridere. Poi ogni tanto qualcuno viene da me e mi chiede: "Ma come fai a trombare così tanto?" Io lo dico sempre: "Alle femmine le devi prima stupire con qualche giochetto, poi le devi far ridere!" 
Invece tutti si prendono troppo sul serio e s'ammazzano di pippe. Altri telefonano a mio padre pensando che sia ancora lui a fare il bello e il cattivo tempo. Mio padre ha altro a cui pensare con l'acidità di stomaco che si ritrova. Alcuni residui di quella pietra che gli ha fatto mangiare mia madre non li ha ancora digeriti e ogni tanto lancia certe bestemmie che fanno accapponare la pelle. Sta facendo proprio una brutta vecchiaia quel povero vecchio. Un giorno di questi lo chiamo e mi vado a fare due chiacchiere... anzi no... meno lo vedo meglio è.

Ma con chi mi ha tradito Era?
Il fatto che non risponde mai alle mie provocazioni su questa cosa di Efesto significa che non vuole proprio toccare l'argomento. Ha la coda di paglia. Me lo dicesse, no? Certo che mi dà fastidio, ma alla fine io sono uno sportivo e a me sta bene tutto, anche le corna.
Aver sposato tua sorella ti lascia campo libero su varie cosette. Una di queste è che c'è una certa tolleranza sulle mie scappatelle. Se non ti perdona tua sorella, chi ti dovrebbe perdonare?
Non capisco però con chi mi possa aver tradito lei. In fondo oltre ad essere mia moglie, la mia cara sorella è anche la dea del matrimonio e perciò, anche della fedeltà. Non pensavo proprio che avesse il coraggio di tradirmi. Però l'ha fatto. Teti mi ha detto che mi ha tradito con un'alga. Una di quelle diavolerie delle ninfe del mare. Pare che esiste quest'alga che può far partorire senza alcuna penetrazione. Adesso, simbolicamente che vuol dire quest'alga? Un'alga è un nutrimento del mare. Cosa rappresenta il mare? No... queste cose sono solo per gli uomini. Io non ci credo. Io sono già un dio e non devo pensare a queste cose. Secondo me è una bugia di Teti per creare confusione. Era dice che Efesto è figlio mio, ma io non ci posso credere. Efesto è venuto fuori troppo strano... Non può esser figlio mio. Io quella mattina non ci pensavo proprio ad andare a trovare Efesto. Ogni volta che lo vedo mi sembra sempre più brutto. L'ultima volta mi ha fatto anche paura. Mi è sbucato da dietro all'improvviso e a momenti mi viene un infarto. 
Quella mattina dovevo essere veloce e determinato. Certo un oggettino costruito da Efesto mi sarebbe tornato utile per fare bella figura, una cosetta tipo un arco come quello di Apollo, una saetta appena battuta, un'armatura, uno scettro da tirar fuori così, all'improvviso per stupire la fanciulla... però quella mattina, non so come mi venne in mente l'idea del toro bianco. 
Europa oltre ad essere bella era anche sensibile. Apparire dopo una saetta non mi conveniva. Avrei corso il rischio di spaventarla. Così anche volare sulla sua testa come un aquila e appoggiarmi sui rami di una quercia... No, queste cose le avevo già fatte e se le avessi ripetute per possedere Europa, non ci avrei fatto bella figura con il resto dell'Olimpo e dell'umanità. Europa meritava un'idea nuova di zecca, un'idea degna del re degli dei. E così che decisi di trasformarmi in un toro bianco e lasciare che fosse la ragazza ad avvicinarmi. E così feci... 
chiesi il favore a Ermes di guidare i buoi del padre d'Europa sulla spiaggia dove giocava la ragazza, sapendo che un animo sensibile difficilmente avrebbe potuto resistere alla bellezza di un  toro bianco che si stende ai suoi piedi. 
E infatti, s'avvicinò e quasi subito, mi appoggiò la sua mano sul muso e mi accarezzò. Per un attimo il contatto con la sua morbida mano, mi fece dimenticare lo scopo. Dovevo aspettare. Non ci mise tanto a salire su di me e quando fui sicuro che non poteva più scendere, mi alzai in volo e volai fino all'isola di sogno chiamata Creta. Qui pensavo che la ragazza mi ringraziasse e mi si concedesse seduta stante, invece mi fece penare tantissimo. Non ne voleva sapere di me. Aveva anche travisato animale. Mi chiamo: "Porco!" Io le dissi: "Europa guarda che ti stai sbagliando. Per dimostrarle che l'amavo, scagliai nel cielo una manciata di pietre. 
"Guarda quella costellazione, Europa... guardala bene. Ti sembra un porco quello?"
Lei alzò lo sguardo al cielo e fece una faccia strana. Una bellissima ruga le si disegnó sulla fronte e io m'innamorai ancora di più.
"Quello è un toro... e io l'ho creato per te!"
Le dissi che lei era l'unica donna che mi aveva fatto creare una costellazione. Lei però, non accennava a smettere d'insultarmi. Mi disse che l'avevo presa con l'inganno. E allora cominciai a dare il meglio di me. Le inventai un gioco solo per lei. Le dissi che se avesse fatto l'amore con me, avrei dato il suo nome al continenente di fronte all'isola e che quella terra avrebbe avuto il clima più dolce del mondo e che nel tempo, chiunque avesse poggiato il piede su quel suolo, si sarebbe innamorato del suo nome e per quel nome ci sarebbero stati spargimenti di sangue, genocidi in nome di un dio crudele, ma nello stesso tempo, su quella terra avrebbero costruito monumenti immensi e grandi amori si sarebbero consumati bruciando e cambiando la storia dei popoli. E poi... un giorno, una nazione di quel continente, avrebbe coniato una moneta su cui sarebbe stato raffigurato il mio rapimento d'amore.

Una moneta... 

Un piccolo pezzo di carta o di metallo per cui gli uomini sarebbero diventati folli pur di possederlo e di difenderlo. E quella moneta sarebbe stata la causa di gelosie atroci, fantasmagoriche scissioni, una moneta dell'unione e della discordia, una moneta unica che avrebbe diviso e scisso le nazioni e che avrebbe causato guerre di religione e che avrebbe fatto cadere imperi che sembravano invicincibili, crollare stati e fatto andare in bancarotta governi... una moneta che avrebbe fatto tremare le grandi banche e scatenato crisi che sarebbero state la causa di un'inversione globale dell'intera umanità, verso quello che un giorno i posteri dei posteri, ricorderanno come il periodo più oscuro del mondo di sopra e di sotto, da dove un giorno, uomini e dei risorgeranno, ricordando semplicemente quello che di bello era al principio di ogni cosa, e cioè, una terra fertile e il ricordo di una meravigliosa mattina, dove il sole cominciava a brillare alto nel cielo e le onde del mare, si posavano sulla spiaggia bianca.

Lei mi guardò con i suoi occhi d'acqua e mi sorrise.
"Una moneta dedicata a me?"
"Una moneta dedicata a te!"
"Giura!"
"Te lo giuro amore mio!"

Europa quella notte stessa fu mia.


“Dolce è il bacio di Europa,
anche se tocca appena le labbra,
dolce anche se sfiora appena la bocca;
non è alle labbra che s’accosta,
ma preme la bocca,
e dal profondo rapisce l’anima intera”.
(Rufino, poeta greco del II sec. d.C., Antologia Palatina)

venerdì 2 dicembre 2011

LASCIARE IL FIDANZATO QUANDO È MOLTO PIÙ GRANDE DI TE: ISTRUZIONI PER L'USO


LASCIAR PARTIRE LA MUSICA PRIMA DI LEGGERE


La tua amica coinquilina non c’è. È uscita presto stamattina.

Avresti avuto bisogno di parlar con lei. Lo sai da diversi mesi. Non riesci a capire perché, ma l’unica cosa certa è che lo sai e non lo sai.
Lo sai da… ma non riesci a dare un senso al tempo che è passato da quando hai saputo che non lo ami più. Possibile? 

Non lo ami più. 

Hai sempre avuto un rapporto speciale con la verità e allora passi oltre. L’ombra è viva. È dentro di te. Sei tu l’ombra perché dall’ombra riesci a vedere più chiaramente le cose. L’hai sempre cercata l’ombra. Da bambina facevi un gioco. Non respiravi al sole. Trattenevi il respiro e aspettavi che arrivasse l’ombra per continuare a respirare. Non hai mai perso questo vizio: respirare all’ombra. Produci ombra.

Dai ora un bel respiro. Prendi ancora una volta il cellulare tra le mani.

È da qualche giorno che non vi vedete. Non lo hai deciso. È stato facile. È bastato dirgli che dovevi studiare per preparare l’ultimo esame prima della tesi. Ogni tanto lo hai chiamato. La sua voce era sempre la stessa. 

“Amore mio…”

Come le usa facilmente queste parole lui.

Lui, così grande rispetto a te che sei ancora una bimba. Troppi anni. Te li sei fatti talmente tante volte i conti: tra dieci anni, quando lui avrà… io ne avrò… com’è stupido il tempo quando ci porta oltre. Eppure, non riesci a sacrificare tutto questo tempo che ti divide da questo presente. Sei così piccola. Non hai vissuto niente. Non puoi andare oltre. Sei arrivata al bivio. E lui… lui lo rispetti troppo per tenerlo legata a te che un giorno andrai comunque via.

Alzi la testa dai libri e guardi lo schermo del computer distratta. Non ti riesci a concentrare. Sai che devi dirglielo. Devi parlargli.

Non è vero che non lo ami. Lo ami da morire. Ti ha salvato la vita lui. Ti ha sbloccato ogni cosa che ti teneva legata alla paura di lasciare. Ti ha dato coraggio e ti ha fatto vedere il mondo che non eri riuscita ancora a scorgere dentro di te. 

“Amore mio…”

Te lo ha scritto anche nell’ultimo sms che è arrivato puntuale, a quest’ora del giorno, nella tua stanzetta illuminata dal pallido riverbero del sole che filtra dalle persiane abbassate.


È luglio...
Tra qualche giorno, dopo l’ultimo esame te ne andrai in vacanza con le tue amiche di sempre. Glielo avevi già detto. Lo avevi avvelenato pian piano all’idea che non avresti passato l’estate con lui. E lui l’aveva presa bene. Lui e la sua vita, con i suoi amici che sono la sua famiglia, così diversi dai tuoi che sono tuoi coetanei o poco più grandi di te.


Ti alzi dalla sedia, fai due passi verso la finestra. Ti accendi una sigaretta. Guardi lo schermo del computer. Sei sopraffatta dall’esitazione. Non vuoi perderlo, ma sai che lo perderai. Non puoi continuare così a tradire te stessa e ma sì… è finita così… lo hai sempre saputo e anche lui lo sapeva. Se lo aspetta. Come si fa a non aspettarselo da una come te? Una che non ha mai dato garanzie. Una che lo ha sempre messo a dura prova. Una che non lo ha mai davvero fatto entrare dentro di sé, nella sua vita e che ha sempre tenuto separato il cuore dalla mente. Speravi che si stancasse lui di te. Speravi che ti chiamasse e ti dicesse: “Ciao, mi hai scocciato. Me ne vado”. Avresti voluto che ti trattasse male tante di quelle volte. Chiunque lo avrebbe fatto. Chiunque dei tuoi fidanzati bambini. Lui no. Lui si è nutrito di ogni tuo capriccio e lo ha accettato. Ti ha amato in ogni tuo stupido difetto. È stato abile a vedere il tuo volto segreto, a sentire il tuo bisogno di libertà, a capire i tuoi tempi e ad inserirsi tra le pieghe del tuo bisogno di essere stretta, abbracciata e cullata. Soffi via il fumo da te. Il cellulare tra le mani. Non senti più nulla all’improvviso. Ti sei rifugiata lì dove sai che non c’è sensibilità e odore. È questo l’odore della fine di un amore. È odore di nulla. Odore di “niente è mai accaduto” e di “mai sono stata tua”. Basta così poco a lasciarsi e allora perché è così difficile? Lo hai già fatto dentro di te, devi solo tradurlo a parole e trovare il coraggio di guardarlo negli occhi. I suoi occhi… per un attimo ti appaiono. Crolli sul lettino di questa stanza così vuota, così piccola. Osservi le foto appese al muro. Neanche una sua. Sei stata attenta a non circondarti del suo viso o delle sue cose. Sei stata attenta a non innamorarti completamente di lui. E allora perché fa così male?

“Quando lui avrà… io ne avrò…”

Spegni la sigaretta. Cominci a scrivere sul tuo cellulare. Le parole vengono da sole. Ti fermi un attimo. Chiudi gli occhi e respiri forte l’odore di luglio. Scrivi: “Ci vediamo alle sei ai Tre Scalini… così parliamo?”