domenica 11 dicembre 2011

EUROPA, IL MITO

Era una mattina di quelle che non ti scordi tanto facilmente. Il sole stava sorgendo e il mare era azzurrissimo. Cosa mancava? Mancava lei e alla fine... eccola lì.

Amore a prima vista. 
Voi mi direte che non sono attendibile. Che mi sono innamorato così tante volte in vita mia... ma... ma questa volta era diverso. Ve lo giuro. Quando l'ho vista giocare sulla spiaggia insieme alle sue amiche, io... io non ci ho capito più niente. Ho lasciato mia sorella... pardon... mia moglie Era... sì, si chiama proprio così mia moglie, era in giardino a innaffiare i gerani e le margherite. Io le ho detto la prima scusa che mi è venuta in mente.

"Era, scendo sulla terra che devo andare a parlare con tuo figlio Efesto!"

Era non mi rispose neanche. In realtà lo sapevo che non mi avrebbe risposto. Io lo so che Efesto è un suo punto debole e ogni tanto questa storia gliela tiro fuori per farla chiudere in se stessa, così non mi controlla.
Oh... Efesto è troppo brutto e storto per averlo concepito con la mia partecipazione. Io non c'entro con quello lì. Non è figlio a me!
Come lo so? Intuito da divinità superiore. Adesso non è che voglio fare il presuntuosetto, ma... io me lo sono sudato questo riconoscimento. Cosa ci si guadagna a essere una divinità superiore? Ve lo dico io. Solo tanti cazzi e responsabilità in più. A parte un certo sesto senso, cioè... un'intuito per quella spiccata tendenza che è la caratteristica di un tipo gioviale come il mio, ma ve lo posso dire con franchezza: "Dopo di me, c'è veramente l'irragiungibile!" 
Il che non significa che non c'è nulla, ma solo l'irragiungibile. Io sono contento così. Sono il più fico degli dei e sicuramente quello che ha più il senso dell'umorismo. Alle dee, alle ninfe e alle figlie degli uomini piace ridere. Poi ogni tanto qualcuno viene da me e mi chiede: "Ma come fai a trombare così tanto?" Io lo dico sempre: "Alle femmine le devi prima stupire con qualche giochetto, poi le devi far ridere!" 
Invece tutti si prendono troppo sul serio e s'ammazzano di pippe. Altri telefonano a mio padre pensando che sia ancora lui a fare il bello e il cattivo tempo. Mio padre ha altro a cui pensare con l'acidità di stomaco che si ritrova. Alcuni residui di quella pietra che gli ha fatto mangiare mia madre non li ha ancora digeriti e ogni tanto lancia certe bestemmie che fanno accapponare la pelle. Sta facendo proprio una brutta vecchiaia quel povero vecchio. Un giorno di questi lo chiamo e mi vado a fare due chiacchiere... anzi no... meno lo vedo meglio è.

Ma con chi mi ha tradito Era?
Il fatto che non risponde mai alle mie provocazioni su questa cosa di Efesto significa che non vuole proprio toccare l'argomento. Ha la coda di paglia. Me lo dicesse, no? Certo che mi dà fastidio, ma alla fine io sono uno sportivo e a me sta bene tutto, anche le corna.
Aver sposato tua sorella ti lascia campo libero su varie cosette. Una di queste è che c'è una certa tolleranza sulle mie scappatelle. Se non ti perdona tua sorella, chi ti dovrebbe perdonare?
Non capisco però con chi mi possa aver tradito lei. In fondo oltre ad essere mia moglie, la mia cara sorella è anche la dea del matrimonio e perciò, anche della fedeltà. Non pensavo proprio che avesse il coraggio di tradirmi. Però l'ha fatto. Teti mi ha detto che mi ha tradito con un'alga. Una di quelle diavolerie delle ninfe del mare. Pare che esiste quest'alga che può far partorire senza alcuna penetrazione. Adesso, simbolicamente che vuol dire quest'alga? Un'alga è un nutrimento del mare. Cosa rappresenta il mare? No... queste cose sono solo per gli uomini. Io non ci credo. Io sono già un dio e non devo pensare a queste cose. Secondo me è una bugia di Teti per creare confusione. Era dice che Efesto è figlio mio, ma io non ci posso credere. Efesto è venuto fuori troppo strano... Non può esser figlio mio. Io quella mattina non ci pensavo proprio ad andare a trovare Efesto. Ogni volta che lo vedo mi sembra sempre più brutto. L'ultima volta mi ha fatto anche paura. Mi è sbucato da dietro all'improvviso e a momenti mi viene un infarto. 
Quella mattina dovevo essere veloce e determinato. Certo un oggettino costruito da Efesto mi sarebbe tornato utile per fare bella figura, una cosetta tipo un arco come quello di Apollo, una saetta appena battuta, un'armatura, uno scettro da tirar fuori così, all'improvviso per stupire la fanciulla... però quella mattina, non so come mi venne in mente l'idea del toro bianco. 
Europa oltre ad essere bella era anche sensibile. Apparire dopo una saetta non mi conveniva. Avrei corso il rischio di spaventarla. Così anche volare sulla sua testa come un aquila e appoggiarmi sui rami di una quercia... No, queste cose le avevo già fatte e se le avessi ripetute per possedere Europa, non ci avrei fatto bella figura con il resto dell'Olimpo e dell'umanità. Europa meritava un'idea nuova di zecca, un'idea degna del re degli dei. E così che decisi di trasformarmi in un toro bianco e lasciare che fosse la ragazza ad avvicinarmi. E così feci... 
chiesi il favore a Ermes di guidare i buoi del padre d'Europa sulla spiaggia dove giocava la ragazza, sapendo che un animo sensibile difficilmente avrebbe potuto resistere alla bellezza di un  toro bianco che si stende ai suoi piedi. 
E infatti, s'avvicinò e quasi subito, mi appoggiò la sua mano sul muso e mi accarezzò. Per un attimo il contatto con la sua morbida mano, mi fece dimenticare lo scopo. Dovevo aspettare. Non ci mise tanto a salire su di me e quando fui sicuro che non poteva più scendere, mi alzai in volo e volai fino all'isola di sogno chiamata Creta. Qui pensavo che la ragazza mi ringraziasse e mi si concedesse seduta stante, invece mi fece penare tantissimo. Non ne voleva sapere di me. Aveva anche travisato animale. Mi chiamo: "Porco!" Io le dissi: "Europa guarda che ti stai sbagliando. Per dimostrarle che l'amavo, scagliai nel cielo una manciata di pietre. 
"Guarda quella costellazione, Europa... guardala bene. Ti sembra un porco quello?"
Lei alzò lo sguardo al cielo e fece una faccia strana. Una bellissima ruga le si disegnó sulla fronte e io m'innamorai ancora di più.
"Quello è un toro... e io l'ho creato per te!"
Le dissi che lei era l'unica donna che mi aveva fatto creare una costellazione. Lei però, non accennava a smettere d'insultarmi. Mi disse che l'avevo presa con l'inganno. E allora cominciai a dare il meglio di me. Le inventai un gioco solo per lei. Le dissi che se avesse fatto l'amore con me, avrei dato il suo nome al continenente di fronte all'isola e che quella terra avrebbe avuto il clima più dolce del mondo e che nel tempo, chiunque avesse poggiato il piede su quel suolo, si sarebbe innamorato del suo nome e per quel nome ci sarebbero stati spargimenti di sangue, genocidi in nome di un dio crudele, ma nello stesso tempo, su quella terra avrebbero costruito monumenti immensi e grandi amori si sarebbero consumati bruciando e cambiando la storia dei popoli. E poi... un giorno, una nazione di quel continente, avrebbe coniato una moneta su cui sarebbe stato raffigurato il mio rapimento d'amore.

Una moneta... 

Un piccolo pezzo di carta o di metallo per cui gli uomini sarebbero diventati folli pur di possederlo e di difenderlo. E quella moneta sarebbe stata la causa di gelosie atroci, fantasmagoriche scissioni, una moneta dell'unione e della discordia, una moneta unica che avrebbe diviso e scisso le nazioni e che avrebbe causato guerre di religione e che avrebbe fatto cadere imperi che sembravano invicincibili, crollare stati e fatto andare in bancarotta governi... una moneta che avrebbe fatto tremare le grandi banche e scatenato crisi che sarebbero state la causa di un'inversione globale dell'intera umanità, verso quello che un giorno i posteri dei posteri, ricorderanno come il periodo più oscuro del mondo di sopra e di sotto, da dove un giorno, uomini e dei risorgeranno, ricordando semplicemente quello che di bello era al principio di ogni cosa, e cioè, una terra fertile e il ricordo di una meravigliosa mattina, dove il sole cominciava a brillare alto nel cielo e le onde del mare, si posavano sulla spiaggia bianca.

Lei mi guardò con i suoi occhi d'acqua e mi sorrise.
"Una moneta dedicata a me?"
"Una moneta dedicata a te!"
"Giura!"
"Te lo giuro amore mio!"

Europa quella notte stessa fu mia.


“Dolce è il bacio di Europa,
anche se tocca appena le labbra,
dolce anche se sfiora appena la bocca;
non è alle labbra che s’accosta,
ma preme la bocca,
e dal profondo rapisce l’anima intera”.
(Rufino, poeta greco del II sec. d.C., Antologia Palatina)

1 commento:

Fiore Sun ha detto...

Ho letto da qualche parte anche che.....
Quel giorno.....il sole era a picco, ma non lontano da lì si stendevano i rami di un platano secolare, sotto la cui ombra Zeus appaga finalmente il desiderio che gli ha fatto traversare il mare. Quindi, per ringraziare l'albero che ha offerto riparo ai suoi amplessi, pagati a caro prezzo, gli concede il privilegio di non perdere mai le foglie e il dono di rendere feconde le giovani spose che avessero dormito sotto i suoi rami.....quell'albero appartiene solo al Mediterraneo ed è l'unico tipo di platano sempreverde....Zeus è un dio saggio...che ci vede lungo :)....Non ci capita mai niente di più che con i nostri strumenti non possiamo supererare...