mercoledì 28 dicembre 2011

IL PIÙ E IL MENO




La cosa bella è il ricominciare. 

Ricominciare e ascoltare il battito del proprio cuore. 
Quasi una tachicardia. Bum bum bum. 
Ok. Ma non si può neanche tradire quello che di buono si è fatto. 
Allora sento una voce che mi sussurra: "E allora mostrami il posto dove si può ricominciare!"

Una cosa ho fatto nella vita: ho scritto pagine di diario. 
"E allora ricomincia da lì!"

È un buon posto. 
Quest'anno ho aperto una piccola finestra. Qualcosa di buono l'ho fatto. Adesso sapere che ci potrebbe essere qualcuno che sfoglia queste pagine, mi fa riflettere su quei due valori che tanto bene conosciamo. Le due famose forze. 


Il più e il meno.


Ricominciare dal più... fermarsi... e ripartire dal meno. 

Quello che è PIÙ si vede, si tocca. Non sei assillato dal dovere per forza riempire uno spazio bianco. Non vedi più quella pagina bianca come un vuoto. Ci sono dei giorni in cui a uno non gli va di scrivere, di stare a pensare a cosa riportare sulla tabella di marcia. Un amico ti dice una frase: “Dimentichiamoci di tutto in quest’oblio natalizio!” Prendi la frase, ti piace, la metabolizzi, ma non devi per forza scriverla sul diario. Puoi tranquillamente conservarne il ricordo dentro di te oppure decidere di dimenticarla, di mescolarla insieme alle stelline in fondo al sacco. Questo è il più. Il più è il decidere di non assillarsi per una pausa dove non accade nulla. Il più è vivere il vuoto tranquillamente, camminando sul bordo di tante sensazioni che andranno a formare altre cose e che non dovranno per forza registrarsi in automatico. 

C’era una volta la paura di perdere le cose che avevi scritto. Paura vera. La corrente elettrica che salta e... bum bum bum. Quand'è l'ultima volta che avevi memorizzato? Poi con l'invenzione della memorizzazione automatica non ci si pensava più. E anche qui il pericolo di una comodità ci fa riflettere su questa cosa di affidarsi sempre di più alle cose automatiche. Per tutto è così... Per rendere innocua una paura o una fissazione, basta renderla automatica, cioè cronica.

E così che si forma l'abitudine di non pensar più a una propria fissazione. C'è un automatismo che lo fa per te. 

Ma una fissazione non scompare: diventa soltanto invisibile perché un’applicazione costruita su di essa, ce la rende automatica, cioè incastrata per bene nel territorio, nella corteccia che protegge la linfa dal nucleo fragile. 

Un’applicazione per renderci automatici... non mi dite che non ci avete mai pensato. Chi lavora su se stesso (come ad esempio dovrebbe fare un bravo attore) è sempre colui che si accorge di essere inadatto. E proprio al popolo degli "inadatti" che posso tranquillamente rivolgermi perché so che mi stanno continuando a leggere fin qui e che non hanno cambiato pagina.

Perciò... lasciate che sia un inadatto a farlo... un inadatto che vi introduce nel magico mondo del MENO.


Tutto quello che è meno, cioè negativo, non deve per forza essere buttato nel secchio dell’immondizia. L’usanza di liberarsi delle cose vecchie è sacra, certo. Non si va da nessuna parte carichi di roba. Il meno però è anche l’importanza di alleggerirsi con coscienza e attenzione. Meno non significa volar basso, ma significa non lasciarsi abbagliare dalla bella luce, dalla comodità di un automatismo. Meno significa stare attenti a buttar via la roba giusta. A volte non serve buttare, ma soltanto spostare. Trovare spazio nello spazio. Meno significa fuggire dal labirinto ma imparare a tornarci con uno scopo in più. 
Il meno degli inadatti è quello che ci porta sempre allo stesso punto, ma che ci fa rendere conto di tutto il cammino che è stato fatto. Il meno è tutto quello che rende sacra la ripetizione. Portar la ripetizione a far vibrare il centro. Il meno è accorgersi di star già dentro a una specie di spirale e percepire il tempo e il luogo di un contatto. È tutto qui. La via del meno è tanto meravigliosa e ricca della via del più. 
Il viaggio della nostra vita nel corpo potrebbe essere un consapevole alternarsi tra il più e il meno e se si ha la fortuna di esser bravi pellegrini, viandanti che sanno fermarsi così come rimettersi in marcia, si possono raggiungere mete sorprendenti. 

Durante questo viaggio, bisogna riconoscere quelli bravi e non aver paura ad affidarsi a loro. Quelli bravi sono quelli che conoscono il segreto di ogni più e di ogni meno. Sono quelli che non hanno fretta di portarti dalla loro parte. Sono guide perfette. Sono coloro che a volte, sono costretti a camminare di notte. 

Notti di stelle, blu cobalto e notti di poca luna. 

In queste notti buie, puoi incontrare il bene e il male mescolati tra loro. Ogni pensiero assume una forma. Basta un’infatuazione, una tentazione spostata più di qua che di là e si perde lo scopo che ci ha fatto mettere in viaggio. È un attimo, si alza la nebbia e...

E ti ritrovi a camminare con compagni di viaggio che hanno altro per la testa, proprio come succede a Charlot nel film “Il grande dittatore” che, camminando nella nebbia, a un certo punto, si ritrova a marciare col nemico. 


Per questo è importante riconoscersi in un gruppo.
 

Ed è al mio caro gruppo di "inadatti" di cui mi sento orgoglioso d’appartenere, va il mio augurio...

Cari fratelli miei... Vi auguro buon anno. Anno speciale. Lo so che siamo un popolo silenzioso, ma quest’anno, mai come gli altri passati, è importante… mostriamo a tutti coloro che si sono adattati alle convenzioni e alle comodità delle applicazioni da scaricare a pochi centesimi che il bello non è il dimenticarsi della nostra paura di ricordarci di memorizzare una parola scritta. Mostriamo a loro il posto dove il cuore ancora batte forte e la tachicardia ha un senso. Trasportiamoci per incanto sull’altra sponda e restiamo uniti. Il nostro obiettivo è quello di mescolarci, diventare tutti insieme "quasi adatti". Ricordiamoci che mille persone che pensano alla pace e che pregano per la pace, possono creare pace in tutto il mondo. Regaliamoci tutti un’applicazione che ci renda allergici alla noia della noia, allergici ad ogni cosa automatica che abbiamo cosparso con la vernice dell'invisibilità. 

Regaliamoci un'applicazione che ci fa chiedere: "Mostrami il posto dove questo è possibile!" 

Un'applicazione per spolverare le braci. Per non allontanarci da tutte le nostre paure, i nostri timori, i traumi, le angosce, le ansie, per riscoprire tutti i nostri errori che abbiamo sotterrato chissà dove e anche tutto quello che ci fa battere forte il cuore alle tre del mattino.

L’augurio più grande è di non scacciarla questa nostra bella tachicardia che ci porta vicini al ricordo di non aver affatto memorizzato, ma di accettarla e di cominciare a darle un senso, un piccolo senso da cui ricominciare perché quello è un bel posto dove ricominciare. Il posto di un ricordo da imprimere per sempre nella nostra memoria. Un vero esercizio da fare insieme, uniti. 


Bum bum bum.

Il segreto di ogni 2012 della storia dell’umanità.

Happy New Year. 


Mostrami il posto, ho dimenticato non so cosa
Mostrami il posto per la mia testa che si sta piegando in basso
Mostrami il posto dove vuoi che vada il tuo schiavo
Mostrami il posto, aiutami a far rotolare via la pietra
Mostrami il posto, non riesco a spostare questa cosa da solo
Mostrami il posto dove la Parola diventa un Uomo
Mostrami il posto dove la sofferenza è cominciata...
     
                                                      Leonard Cohen



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