martedì 10 gennaio 2012

NELLO STANZINO

Eccolo qui.
Dedicato a tutti gli occhi che si aprono nel buio. Ci ripensi e ti sembra un buon inizio. Ripescare un ricordo dedicato... a lei, ancora una volta... 

Alla bambina di ieri. 
Perchè hai visto che qualcuno ti cercava. 
Lì, nell’unico posto dove ti sei sentita vera.
Qualcuno ti cercava.
Uno, due, tre…
E si ritorna a casa.
Stai qui ora, stai al caldo di questa giornata fredda.
Slegati dal tempo... 
io qui, tu lì...
Un, due tre...
Si ritorna a casa.
La tua nuova casa ti sembra già così vecchia. L'hai sistemata così tante volte, riempita di tante piccole comodità. Così piccola, così piena di cose.
Di là qualche piatto sporco da lavare per la cena dell'altro ieri sera. Avevi detto: “Non vi preoccupate, faccio io domani” e invece domani è passato e ti ritrovi al di là di un tempo che ti è scivolato dalle dita. Guardi dal vetro della finestra e scopri che piove. Pioggia silenziosa per via dei doppi infissi.
Pensi a niente. Momento di pausa. Non hai mai saputo starci tanto in questo tipo di momenti. Possibile? L’unica cosa da fare sono i piatti in cucina. 
Pensi alla bambina di ieri. 
Un, due, tre...
E il maestro che dice: "Non ci provate a fare questo da soli!"
Ma tanto, lo farai...
Bambina di ieri. Pochi giorni del 2012 e il tempo ti avvolge di un suono sconosciuto e pensi a un odore. Lo cerchi nella memoria ma non è facile da trovare. È un odore che si presenta in alcuni momenti di pausa, quando inspiegabilmente, non trovi nulla di così importante da fare. 
In quell'istante hai due possibilità: perderti o trovarti. 
Ma ti piace così tanto trovarti che corri sempre il rischio di perderti per sempre.
In entrambi i casi va bene. Se decidi di perderti, lo fai con una convinzione di resa. Il tempo allora si schiude e arrivano altri odori che sono gli odori dei giardini di mille anni fa, odori impossibili, radicati nella memoria più antica: le bucce di mandarino tagliate in striscioline sottili, la stanza dei tuoi nonni, la canfora nei cassetti, il cappotto di tuo padre, il sapone di Marsiglia sulle mani di tua madre, le vecchie mille lire che ti venivano date per farti comprare la merenda della ricreazione. Con Mauro che ti ricorda la "Girella", il "Billy all'arancia", "L'almanacco del giorno dopo" ti faceva paura... e dopo a fare i compiti.
Ogni odore si riappropria del suo posto e in quell’istante ti accorgi che non ti sei mai allontanata da lì, dove sei solo una bambina nascosta nel ripostiglio delle scope, per nasconderti da qualcuno che ti cerca per gioco.
Un, due, tre...
Se decidi di trovarti, ti avvicini ad un'emozione troppo forte da reggere.
Così è ritrovarsi. Quando ti ritrovi lo fai soltanto in uno squarcio di tempo che non trova spazio nello scorrere delle lancette. Istante fuori dal fluire di ogni sensazione dei sensi. In quell’istante tu sai di non essere in nessun posto.Ti alzi di scatto. I momenti in cui ti ritrovi si possono reggere a piccole dosi. In quel caso, subito dopo, i pensieri s'impadroniscono di te. Arriva la razionalità più spietata, il fare che ti porta lì dove non c'è necessità, il sentimento che ti fa vedere di nuovo una ferita che ha bisogno di essere di nuovo aperta per farla sanguinare.
Lui ti sembra così lontano. Quel filo che sembrava così forte si sta consumando. Tra un po' non ricorderai neanche la sua voce. Quella voce di adolescente che ti dava così fastidio ma che alla fine ti ha fatto innamorare.
Non ti resta che andarli a lavare i piatti.
Ti infili i guanti. Per un istante ancora ti fermi e ti volti indietro.
Sei lì, nel ripostiglio delle scope. La voce di tuo padre che si avvicina.
“Dove sarà… ?”
La porta si apre. Si richiude. Non ti ha visto. Possibile? Eri lì. Eri lì col fiato sospeso.  Eppure la voce si allontana.
“Dove si è nascosta?”
Si allontana da te.  Mai così sola. Mai così vera.          
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