lunedì 20 aprile 2015

ALTA VELOCITÀ

Sono in viaggio.
Lo sono da molto tempo.
Un tempo pensavo di aver cominciato il mio viaggio quando mi sono allontanato dai luoghi in cui sono nato per trasferirmi in un altra città.
Più in là ho scoperto che il mio viaggio era cominciato da molto prima.
Sono sempre tornato nella mia città natale.
Per tornarci prendevo il treno. Mi piaceva tanto prendere il treno.
Durante questi viaggi di andata e ritorno avevo l'abitudine di leggere un libro. Un libro all'andata e un libro per il ritorno. La lettura per me era un ponte che riempiva le pause delle mie partenze e dei miei arrivi. Quelle letture mi davano una grande pace interiore che mi faceva sentire inspiegabilmente felice. Poi un giorno, mi sono accorto che durante questi percorsi non riuscivo più a terminare neanche un libro. Era il treno che andava sempre più veloce e non mi lasciava più tempo.
E allora ho pensato alla mia vita.
Ho guardato la mia vita dal punto di vista più facile. L'ho guardata sulla linea orizzontale, ponendola su due binari che congiungono un punto di partenza ad uno di arrivo.
E all'improvviso, mi sono accorto di qualcosa: la mia vita aveva acquistato una velocità che aumentava in modo sempre più proporzionale a quello che stavo ponendo su di essa: risultati, gratificazioni, problemi, questioni da affrontare e da risolvere.
Era come un treno in corsa e il panorama fuori dai finestrini scorreva sempre più rapido. A volte facevo fatica anche ad afferrare i contorni del paesaggio. E allora, ho cominciato a sentire la nostalgia di quel treno che prendevo da ragazzo e che mi riportava al mio paese, dove da bambino ero profondamente saldo a un tempo che era ancorato a quella percezione di qualcosa di eternamente vivo e presente.
E allora ho cominciato a studiare un sistema per rallentare questa corsa.
Un sistema che consente di fermare gli attimi e riportarmi a quell'isola dell'infanzia dove ci si può accorgere che basta un istante per restituire a noi stessi, la consapevolezza che la cosa più importante di un viaggio è essere coscienti di essere in viaggio.
L'unica possibilità che abbiamo per restituire verità e sprazzi di reale alla nostra vita è "sabotare" il tempo, cioè piazzare qualcosa in questo viaggio che possa consentire all'uomo di accorgersi della presenza di altri binari che non procedono orizzontalmente.
Interporre tra un viaggio e un altro, un piccolo zoccolo di legno (sabot), negli ingranaggi del tempo.

Chi si accorge di questa folle corsa, ha il dovere di lanciare un grido. Un invito a correggere lo sguardo e indirizzarlo verso una possibilità di salvezza.
Ricongiungere quel presente dove bastava leggere un libro all'andata e un libro al ritorno per essere felici.
Per questo sono grato a Erri De Luca per aver lanciato il suo grido. Il grido di Erri restituisce alla parola "sabotaggio" la corretta forma per agganciarsi saldamente a quelle coscienze che hanno ancora una possibilità di salvezza in questa vita. Sabotare l'Alta Velocità non è un atto violento. È un atto dolce, ricco di compassione verso se stesso e i propri simili. Un atto d'amore che va abbracciato e difeso con tutte le forze, a costo di non essere compresi da chi sta correndo verso una rapida fine, affogato nel sonno della propria coscienza e intrappolato da quei macchinari che lo stanno trascinando rapidamente verso la sua inevitabile destinazione. E lì, dove partenza e arrivo non avranno più un significato, probabilmente non si renderanno neanche conto che non ci sarà il tempo di leggere quel libro che pure avevano messo in valigia.

1 commento:

silvano ha detto...

coltivazione di indaffaratismo
e frenesia senza motivazione
in questo inganno c'è l'immobilismo
velocità per l'amnesizzazione
.............................
non ci offrono altro che cibarsi
dei più remoti angoli di mondo
che la velocità dello spostarsi
rende di nuovo piatto e non più tondo
.............................
nella seicento targata trentatré
e bianca come la carrozzeria
un'anziana si allontana a meno tre
velocità presunta per la via