giovedì 11 febbraio 2016

BLU OLTREMARE

Scrivo sceneggiature da un quarto di secolo. 

Più i progetti nel cassetto che quelli realizzati. 

È normale. Mi dico.

Alcuni di essi li riesumo per capire che cosa si può fare per recuperarli, adattarli al tempo attuale. Quando apro i files sento quasi lo scricchiolio di porte incrostate dalla polvere. La prima sceneggiatura la scrissi senza sapere neanche cosa voleva dire scrivere una sceneggiatura. Il titolo era "Blu Oltremare".  La diedi a un produttore che quando la vide, disse testualmente: "Elamadonna!" Aveva circa 200 pagine. Non ce l'ho più quel copione. Chissà che fine ha fatto. Perso tra le decine di traslochi della mia vita. Lo scrissi con la macchina da scrivere Olivetti lettera 22, quella che usava Sylvia Plath, Pasolini e pure Leonard Cohen. 

"Raccontami la storia!" Mi disse.

Io che ai tempi non sapevo l'importanza di saper raccontare la storia che avevi scritto, balbettai qualcosa del tipo: "È la storia di un uomo che si è dimenticato di sé... delle sue origini... infatti lui viene da un'altra dimensione..."


Quando incontrai quel produttore diversi anni dopo, neanche si ricordava di me e di quel giorno che gli piombai in ufficio con quel mattone. Glielo ricordai io e mi disse vagamente che dopo qualche pagina, aveva smesso di leggerla. 

"Era brutta. Dopo un po' era inutile che continuassi a perder tempo a leggerla!"

Lo capisco. 

Scrivere una sceneggiatura è come imparare a trasformare una gabbia in un giardino incantato. Non lo sapevo allora e ancora oggi, appena mi confronto con la pagina bianca, c'è una parte di me che sussulta, mentre echeggia interiormente l'eco di quell'esclamazione: "Elamadonna!" 

Un giorno aprirò contemporaneamente tutti i files incrostati dalla polvere del tempo e li lascerò liberi di andare dove vorranno. Per ora vivono segregati, un po' rassegnati, qualcuno mi sorride con speranza e consapevolezza che un giorno passerò a fargli almeno una carezza, un cenno di attenzione; qualcun altro è incazzato con me e allora lo so ed evito di passarci. Il tempo è un buon amico a volte, altre invece, è la cosa con cui mai vorresti avere a che fare.

E dal tempo, verso il tempo che sto vivendo, ora, c'è sempre qualcosa che mi riporta all'ordine, a quelle regole, una voce che mi dice: "No, così no... che storia vuoi raccontare? Ehi, stai superando il limite... sei a pagina 33 e non c'è ancora il primo turning point... elamadonna... elamadonna..."

Poi penso a "Blu Oltremare" e penso che è la storia più vicina a una parte essenziale di me, una parte che si avventura in modo innocente in un mondo di adulti e di mostri sacri; quella parte che ora che sono pieno di regole, strutture e informazioni prese da maestri, manuali ed esempi di successo, mi sussurra: "Guarda che è molto più semplice di così!" 

E allora, si potrebbe ricominciare proprio da lì: "Blu Oltremare".

"Che storia è?"

"È la storia di un uomo che si è dimenticato di sé..."








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