giovedì 28 aprile 2016

SFIORARSI: LA GENESI


Alessandro Verdecchi, l'ultimo produttore italiano con cui ho avuto a che fare, quando presentò il film al fondo ministeriale mi mise davanti un foglio con una lista di nomi. 

Io diedi una rapida occhiata e gli chiesi: "Che è?"

"Sono i membri della commissione".

Mi disse. Poi aggiunse che dovevo cercare di chiamarli tutti.

"Io non ne conosco nessuno". 

Lui mi disse che qualche numero di telefono poteva darmelo lui, ma che per gli altri ci dovevo pensare io.

"Ma perché li devo chiamare?"

"Aoh... 'o voi fa 'sto firme?"

"Ma si usa così?" Gli dissi.
"Non è scorretto chiamare prima i membri della commissione che..."

"Aoh... 'o voi fa sto firme sì o no?"

"Certo che lo voglio fare ma..."

"E allora procurati 'sti numeri e chiama. Tanto lo fanno tutti".

PREMESSA: questo accadeva dieci anni fa, quando le commissioni di valutazione per i finanziamenti non incontravano personalmente gli autori. Oggi a Roma c'è la possibilità per un autore di parlare con tutti i membri della commissione in un incontro ufficiale.

Dopo qualche settimana di tormento interiore e d'indagini riuscii a recuperare un numero di telefono. 
Quello di un certo Dottor Cozzi.  

Non ricordo quanto tempo passò prima del fatidico giorno della mia prima telefonata al Dottor Cozzi.

"Pronto, Dottor Cozzi?"
"Sì?"
"Mi scusi, sono Angelo Orlando, non so se mi conosce…"
 "Mi sembra di aver sentito il suo nome… se gentilmente mi ricorda…"
"No, non ci siamo mai incontrati, in questo periodo sto lavorando spesso in televisione però... forse mi può aver visto qualche anno fa al Costanzo Show che..."
"Ho capito benissimo, sì la conosco…"
"La chiamo perché so che in questi giorni lei dovrebbe leggere una mia sceneggiatura che dovrebbe passare nella sua commissione e volevo sapere se le andrebbe di incontrarmi per conoscere meglio me e il cuore del progetto…"

Me le ero proprio studiate queste parole. Usai proprio "cuore del progetto". Il dottor Cozzi fu colpito e mi rispose di ricordargli il titolo del film.

"Il film si chiama Sfiorarsi, è una produzione di Verdecchi…"
"Ah sì… ho capito, allora se per cortesia mi può richiamare… facciamo lunedì non di questa settimana, ma della prossima perché non sono a Roma…"
"Ma certo… allora non questo lunedì…"
"Il prossimo lunedì, grazie…"
"la ringrazio…"
"Arrivederci…"

Chiusi la telefonata con un gran respiro di sollievo. Ce l'avevo fatta. Ero contento. Avevo fatto qualcosa per il mio film. Per la prima volta ero uscito dai binari dell'arte, dal concetto del "io sono l'artista e basta". Ero pure contento che il dottor Cozzi era impegnato e che non dovevo vederlo subito. Una settimana passa in fretta però.

Prossimo lunedì: seconda telefonata.

"Pronto, dottor Cozzi, sono Angelo Orlando, la disturbo?"
"No, mi dica…"
"Era per prendere un appuntamento con lei, se ha un quarto d'ora, vorrei parlarle di me, del film…"
"Ah sì, mi ricordo… eh, solo che purtroppo, in questa settimana non ho un attimo di tempo, sono occupato per dei lavori che sto facendo fare a casa e allora, facciamo una cosa… se mi richiama lunedì prossimo, così le so dire meglio…"
"Va bene, allora la richiamo lunedì prossimo, sempre verso quest'ora?"
"Lunedì prossimo, sì verso quest'ora va benissimo."
"Allora grazie…"
"Arrivederci!"

Non ricordo quanto tempo restai a fissare il vuoto dopo questa seconda telefonata. C'era qualcosa di strano. Non la ricollegai subito al fatto che era stata quasi la fotocopia della prima. Restai semplicemente in silenzio a pensare alla voce del Dottor Cozzi. Era stato molto più sbrigativo. A dire il vero aveva proprio tagliato corto. Con molto più timore e meno contentezza, chiamai per la terza volta. Sempre di lunedì.

"Dottor Cozzi, mi scusi, la disturbo?"
"No, mi dica."
"Sono Angelo Orlando, la chiamo sempre per prendere quell'appuntamento…"
"Sì…"
"Sì… quando pensa di avere un po' di tempo per vedersi, magari anche solo cinque minuti, magari il tempo di un caffè insieme…"
"Mi scusi, per cosa?"
"Per… si ricorda, mi aveva detto di chiamare questa settimana perché sarebbe stato più libero, dato che aveva i lavori a casa, allora…"
"Mi scusi, in questo momento non mi ricordo di lei, ma di che problema si tratta?"
"Si tratta… nessun problema… è… si ricorda chi sono? Angelo Orlando, quello che...  legge le poesie da Costanzo..."
"Le poesie di chi?"
"Niente...  la sceneggiatura che dovrebbe passare in commissione tra un po', si ricorda che ci eravamo sentiti le scorse settimane."
"Ah, sì… certo… mi ricordo… e mi ricorda il titolo del film che…"
"Il titolo è Sfiorarsi. E' una storia d'amore un po' particolare… se avesse..."
"Sfiorarsi, sì… e… guardi non l'ho ancora letto… siamo un po' in ritardo coi progetti e questo dovrebbe passare a dicembre… c'è tempo… facciamo una cosa, se mi richiama la prossima settimana che in questa per me è impossibile…"
"Prossima settimana, tipo lunedì?"
"Lunedì va benissimo…"
"Va benissimo."

Tra una telefonata e l'altra al dottor Cozzi era passato quasi un mese e si avvicinava il momento in cui il film sarebbe passato in commissione al ministero. Il lunedì successivo telefonai con l'intento di farla finita.

"Dottor Cozzi, sono Angelo Orlando, la disturbo?"
"No, mi dica."
"Si ricorda? Mi aveva chiesto di chiamarla all'inizio di questa settimana, magari per incontrarsi, così se mi vuole conoscere."
"Lo so, solo che in questa settimana…"
"È occupato e non ha un attimo di tempo."
"Sì, in pratica allora… domani c'è una riunione della commissione, giovedì ce n'è un'altra… niente, poi sono pure fuori Roma… se mi chiama la prossima..."
"Dottor Cozzi, se vuole io non la disturbo più."
"No, è che siamo tra l'altro anche in ritardo con i progetti e…"
"Lo so, proprio per questo, magari io non la disturbo più, le faccio fare tranquillamente il suo lavoro..."
"Sì, facciamo così… di che film si tratta?"
"Sfiorarsi. Storia d'amore."
"Bello una storia d'amore?"
"Amore sì. Amore bello".
"E la produzione?"
"Sempre Verdecchi."
"Ah sì… allora l'ho letto… l'ho trovato interessante… è una produzione di Verdecchi, sì… vediamo di fare qualcosa."

Rimasi sorpreso. Non sapevo che dire. L'aveva letta davvero la sceneggiatura o lo diceva così per evitare di sentirmi il prossimo lunedì? Lo ringraziai e gli proposi anche di vedersi quando avrebbe avuto un po' di tempo, sapendo benissimo che di tempo per vedermi non ne avrebbe avuto mai.

"Io la chiamo sempre all'inizio settimana."
"Certo."
"La ringrazio!"


Non lo sentii più il dottor Cozzi.

Il film alla fine passò al fondo d'Interesse Culturale nel dicembre del 2003. 

Dopo averlo girato mi ritrovai in una situazione complicatissima. La produzione non aveva i soldi per farlo uscire. Verdecchi poi cominciò a passare i guai seri per una serie di vicende giudiziarie che lo portarono al fallimento della società. 

Mi ritrovai con un film fatto ma invisibile.

Dopo un anno, aprii una società di distribuzione a Roma con un collega regista. Fu un colpo di genio. Insieme riuscimmo a sbloccarlo quel tanto che bastava per provare a lanciare una piccola distribuzione indipendente. Molti amici mi aiutarono, tra cui la scuola di cinema Sentieri Selvaggi, ma fu soprattutto un caro amico di gioventù che aveva visto il film in un dvd di laboratorio che mi finanziò l'intera distribuzione. Grazie a lui, riuscii a pagare il laboratorio, a completare delle lavorazioni che mi portarono ad avere un dvd di qualità con cui cominciai a far vedere il film. 

Qualche anno fa scrissi una lettera al Mibact per capire la situazione di "Sfiorarsi". Mi scrissero e me la spiegarono. "Sfiorarsi" è attualmente di proprietà della banca "Artigiancassa" visto che la produzione non ha restituito il finanziamento.

"Sfiorarsi" ha girato tanti festival nel mondo, ma non ha avuto ancora la possibilità di essere visto in televisione perché nessuno ha l'interesse a farlo uscire dagli scaffali invisibili di una banca, forse per evitare di sollevare la polvere dove dormono diversi progetti finanziati coi soldi dei contribuenti del passato. "Sfiorarsi" è in buona compagnia perciò: giace con tante altre pellicole destinate all'oblio, almeno fino a quel giorno in cui, qualche cineasta del futuro non le scoprirà e darà loro di nuovo la luce.

Quel giorno probabilmente saremo altrove e i protagonisti di questa breve storia nella storia, saranno legenda o semplicemente nomi e cognomi che scorrono sui titoli di coda della vita di chissà quale altro film. 

Per il NOSTRO PRESENTE invece, la situazione è questa:

Girato nell'estate del 2005, "Sfiorarsi" attualmente è ancora un film invisibile al grande pubblico. 

Ci sono alcuni estratti su youtube e un trailer che montai in occasione della sua partecipazione alla Festa del Cinema di Roma. Qui, nel link in basso, ho messo una delle scene che a me piacciono di più. I due attori sono Valentina Carnelutti, anche co-autrice della sceneggiatura e Ettore Belmondo.

Magari capiterà da queste parti anche il dottor Cozzi. 

E chissà, se avrà voglia di contattarmi per vedere tutto il film. 



venerdì 15 aprile 2016

L'URLO DELLO SMART PHONE


C'era una volta, ma potrei dire, miei cari lettori, c'era un tempo in cui le ragazze in metro potevano anche guardarti negli occhi anziché esser rapite dai loro smart phone.

Qualche volta mi viene voglia di urlare: "E basta!"

Così per un attimo tutti si voltano verso di me.

Una decina d'anni fa andai con Procoli a Berlino. 

Sembra il titolo di un film.

"Procoli ed io, divisi a Berlino". 

E giravamo per la città tipo Totò e Peppino, meravigliandoci di questo e quello, decantavamo le qualità del popolo tedesco, di come avessero unito in fretta una città, di come funzionavano le cose, era un continuo paragone con l'Italia dove ci sembrava tutto arretrato: mi ricordo che facemmo avanti e indietro sei-sette volte da una fermata all'altra prima di accorgerci che avevamo preso una linea che faceva solo due fermate, una all'andata e un'altra al ritorno. 

Giravamo con la cartina, il Lonely Planet. Una notte, per poco non ci arrestarono per vagabondaggio e poi, rimanemmo colpiti di una cosa: Che in metro, ci fosse il segnale per usare il cellulare!. 

"Hai capito? Puoi anche telefonare in metro!" 

Ora che in metro ci si va apposta per incollare gli occhi allo smart-phone e viaggiare è diventato secondario, mi sembra che il progresso sia inversamente proporzionale con la perdita delle piccole cose, come era uno scambio rapido di sguardi tra due sconosciuti, dove brillava la scintilla del caso, quel riconoscersi come passeggeri del mondo, creatori di un istante, dove tutto era forse possibile. 

Io istituirei una giornata all'anno dei tempi che furono: un giorno senza smart-phone. Chi viene sorpreso quel giorno a non guardarsi intorno e non accorgersi della vita che gli gira davanti e dietro agli occhi, prende una multa. Non tanto. Una piccola multa simbolica, come monito e come ricordo, di quando era possibile vivere quell'attimo, quando gli sguardi si incrociavano per la frazione di un secondo, quando ci si accorgeva dell'altro, dello sconosciuto che ci viaggiava di fronte o al lato. 

In quell'attimo, per noi, poveri osservatori invisibili, tutto era possibile. 

Ci si innamorava di un volto, di una speranza, di una possibilità e di quella netta sensazione che tutto era irripetibile, mentre il treno continuava la sua corsa e le porte si chiudevano. Lei scomparsa nella folla, di ritorno e verso la sua routine e noi, ammaliati, vinti e innamorati di una sensazione di vuoto che ci lasciava sempre l'aver rimandato una parola, un contatto o solo, un semplice sorriso. 

Fa fa... fu fu...

Fine dei giochi.