lunedì 26 settembre 2016

TI VOGLIO BENE

Brava però. 

Sei stata brava.

Ora che quasi non ho più ricordi di te, tu sei e rimani sempre il mio fresco venticello d'autunno.

Vento d'autunno piccola mia.

Brava. Sei scomparsa davvero. Era questo che hai sempre voluto.
Scomparire per esserci. Sei stata più brava di me perché hai continuato a vivere bene, a sorridere lo stesso, ricordandoti che non le avevi mica ordinate tu quelle ali, quelle le avevi riscattate per una birretta e tanti pistacchi, quelli senza sale che ti piacevano tanto. 

E ora?

Ora aggiustati il ciuffetto, fammi la solita faccia ed aiutami a ricordare. Ah sì…  un elenco!”

Ecco qua…
L'ultimo tuo messaggio è una sigla.
TVB.
Sarebbe "Ti voglio bene".
Vero?

E allora penso a tutte le cose a cui io voglio bene.

Lo sai... io voglio bene al mio vecchio quartiere, ai binari della ferrovia, al campetto, alla vecchia fabbrichetta di Torrione… e anche al giro del boschetto… voglio bene ai miei amici, a qualcuno più e a qualcuno meno, ma proprio voglio tanto bene a Manuelina e alla mia casetta, anzi, a tutte le case che ho avuto, ai traslochi che ho fatto, ai materassi che ho portato in testa... e voglio bene anche a Tex Willer, all'odore delle pagine di carta, all'odore della cartella delle elementari e al giornalaio che mi dava le figurine Panini, voglio bene alla Fiera del Crocifisso, a quei pulcini colorati e quello che mi comprarono e che poi morì quasi subito perché la vernice era tossica. Voglio bene a mio zio che mi portava a pesca e poi anche alla mia vecchia maestra delle elementari.
E voglio bene a Ringo, a Billy, a Susi che ci rincorreva fino a quando la macchina non spariva sulla litoranea, a Jimmy che ho visto morire sotto una macchina,  a Jolly, a Lupo, a Rolf, al gattino che Paolo e Sabrina mi lasciarono a casa per qualche giorno, tutto scheletrino e brividi… e poi voglio bene alla Brooklyn Lager, a Willy il coyote, a Gianni che mi faceva mangiare gratis, voglio bene ai "Banditi del Re", a "Din Don Din Don amore..." e alle notti fredde d'inverno, al casale di Colli Aniene, allo specchio dove filtra la fiammella di un esterno che è diventato parte di me...

Mia cara... tanto lo sai che voglio bene anche a quei pochi grammi di comprensione che mi sono stati regalati da chissà quale spirito dei miei antenati... e che ora mi piacerebbe condividere con te, camminando mano nella mano a Trastevere, così, tanto per creare un ricordo a cui voler bene tra mille anni. 

Te ed io… io che voglio bene a tutte le mie storie nel cassetto, ai film non realizzati, alle sceneggiature mai scritte e a quelle scritte che non sono riuscito a trasformare in film.

Voglio bene a quella parte di me, che mi soffia sul viso l’alito fresco del vento d'autunno  e voglio bene al mio papà e ai suoi tanti anni su questa terra, al suo lettino nella stanzetta, ai suoi silenzi, alle sue pause, alla sua voce che ora pesca le parole da chissà dove, alla sua pelle trasparente, ai suoi occhi acquosi, alla sua paura di lasciare questa dimensione, alla tenerezza del suo sguardo, alle lacrime e alla sua disperazione per aver concluso un altro giorno senza rendersene conto. E voglio bene a tutti i professori di matematica che ho avuto che con me hanno perso tutti. Voglio bene alle lezioni di scuola guida della mia mamma che sono tutte, profondamente legate agli spettacoli dei burattini dei fratelli Ferraiolo sul lungomare. Voglio bene a Efi e alle nostre passeggiate con Oreo lungo i vicoli del Raval. 

Voglio bene a tutte le mie ex, voglio bene agli enigmi tipo quello della goccia che conteneva il mare o del mare che conteneva la goccia. Voglio bene a tutti i miei amici che sono diventati famosi, a quelli che se lo meritavano, ma anche a quelli che non se lo meritavano perché non esiste chi "non se lo merita davvero". Voglio bene a chi non ce l'ha fatta ancora, a chi scrive di notte, a chi non riesce a dormire se non di giorno, a chi i sogni li cancella all'alba e a chi ancora li costruisce poco alla volta; voglio bene a chi mi sta vicino, ma anche a chi mi sta lontano, a chi non c'è più perché è sempre qui con me e a chi fa finta di esserci ma è lontano, chissà dove e pensa eternamente ai cazzi suoi. 
E voglio bene a quel teatrino di Via Carletti a Roma dove ho scoperto che ero bravo a far ridere davvero la gente. Voglio bene al mio silenzio delle notti clandestine, alle albe azzurrine e all'aria fredda in faccia, al "che ci faccio io qui?" e a tutte le camere d'albergo dove mi sono addormentato nel mondo. 
E non riesco proprio a finirlo questo elenco perché nel calderone delle cose a cui voglio bene, c’è l’infinito e sicuramente se smettessi adesso, dovrei tornare, passare e ripassare su questa stupida lista, (cosa che sicuramente farò), per togliere qualcosa e aggiungere qualcos'altro che ho dimenticato e a cui voglio troppo bene per lasciarla al di là del bene che voglio a questo mondo e a questa vita… 

Lo vedi piccola saggia, cosa mi hai scatenato? 
Con questo tuo messaggio in cui mi dici: "TVB"?

Meno male che tra poco meno di un’ora, non sarò più qui, dove il pensiero è ancora legato alla ragione e dove il "chiudere gli occhi" è un viaggio verso un cuore nuovo e meno malandato. 

No amore mio, no... questo bene, tutto questo bene che ci circonda e che ci avvolge come un maleficio, non è fatto di sogno e costruito con le parole del vuoto, no... questo bene era solo vita che è passata e che non abbiamo raccolto insieme. 

Perché a ogni passo che si fa da soli, in questa strana vita, la malinconia ci avvolge e ci fa dire: "Volevamo essere solo voluti bene!"