venerdì 17 febbraio 2017

QUEGLI STUPIDI PERCHÉ

Avete mai pensato al senso di un perché?
C'era un vecchio telefilm ambientato nel futuro. Si testava l'efficienza di un computer in grado di rispondere a qualsiasi domanda uno gli facesse. Questo computer era talmente potente che riusciva anche a prevenire la domanda. Andò tutto bene, fino al momento in cui un uomo non gli si avvicinò e lo guardò in silenzio. Il computer andò improvvisamente in tilt. S'impallò e non ci fu verso di farlo più funzionare. Allora uno degli scienziati tra quelli che avevano progettato questo super computer chiese all'uomo: "Che domanda hai fatto?" L'uomo non rispose e se ne andò dicendo: "Chiedeteglielo!"
Lo scienziato allora formulò la domanda al computer: "Che domanda ti è stata fatta?"
Sul grande schermo, uscì solo una parola.

In un perché a volte si nasconde un segreto. 
Il segreto dei perché non sta tanto nelle risposte ma, è insito nel perché stesso. 
Un perché ben spiegato non ha tanto valore così come un perché ben formulato. Ci sono tante cose che ci accomunano, sapete? Molte di queste cose non osiamo neanche rivelarle a noi stessi. Queste cose che a volte si celano tra le pieghe delle nostre vite, cioè in quegli angoli dove custodiamo di nascosto quei dubbi che pensiamo non valga la pena di condividere, appartengono ai piccoli segreti quotidiani. Ce li portiamo dietro fin da bambini, abbiamo imparato a non farci più caso, eppure sono qualcosa di prezioso perché appartengono a ogni essere umano. Poco alla volta li abbiamo dimenticati, perché li associamo a qualcosa di insignificante o di stupido, a qualcosa su cui non soffermarsi più di tanto.
E allora, stamattina, vorrei condividere qualche mio stupido perché. 
Se volete, pensate anche a qualcuno dei vostri. Vi sorprenderete come semplicemente andare oltre il bordo dove quel "perché" è andato a nascondersi, vi offre la possibilità di armonizzare zone della vostra "cintura interiore" che neanche pensavate fossero ancora attive dentro di voi.
Ricordate? Ci vuole davvero poco. Cominciamo il gioco di questi stupidi perché.
Perché se mi faccio il solletico da solo non funziona? 
Perché certe volte penso a una cosa che mi sembra di vitale importanza, poi arriva un altro pensiero stupido e la cosa importante non la ricordo più? 
Perché certe volte, poco prima di addormentarmi tra tutte le cose che potrei pensare, penso ai gol che ho fatto da ragazzo quando giocavo a pallone? 
Perché a volte sento un'onda d’incredibile felicità del tutto sconsiderata e priva di qualsiasi ragione plausibile? 
Perché invece, qualche altra volta sento vibrare dentro esattamente l’emozione opposta: un dolore immenso che mi avvolge e mi pesa come se dovessi portarmi sulle spalle tutta la paura degli esseri umani? 
E perché qualche volta ho paura senza un motivo apparente? 
Perché quando qualcuno mi chiede un'informazione per strada, arriva all'improvviso la sindrome dell’impreparato e mi sento come a scuola quando facevo scena muta pur avendo studiato tutto il giorno prima e conoscendo l’argomento a menadito?
Perché a volte in un paese straniero mi chiedo: che ci faccio io qui? 
Perché a volte me lo chiedo anche nel luogo in cui vivo? 
Perché il rumore della lavatrice mi piace così tanto e poi non la so usare? 
Perché l’odore del caffè appena fatto mi evoca la casa dei miei nonni?
Perché sono nato?
Perché sei nato tu?
Perché sento di essere così vicino alla spiegazione razionale di ogni cosa e poi mi perdo nella contemplazione del mio voler seguire a essere un ignorante sull'orlo di un precipizio? 
Esattamente come quel film dove Charlot, il buon vagabondo, pattinava bendato sul limite di uno strapiombo.
Già... l'arte di danzare sul precipizio.
Ognuno di noi porta dentro di sé questa conoscenza segreta.
La verità è che ogni "stupido perché", messo così in sequenza, è come un ballerino al servizio di un coreografo misterioso che organizza silenziosamente, una danza: ne scopri uno e gli altri seguono a ruota e formano una girandola di suoni e di musica che accompagna e unisce il ricordo con qualcosa di speciale. 
Essi sono il caleidoscopio di un'osservazione santa e dimenticata, lì dove il mare ha una voce e il vento contiene sempre un messaggio, dove i sensi sono le porte per accedere a impressioni che avevamo dimenticato di filtrare o di far passare per intero. 
Ogni perché è un portale e oltre ogni perché c'è una cornice, dove è possibile dipingere un presente più consapevole, ricco di armonia e di gioia, per aver ritrovato un vecchio amico che non era mai andato via, troppo lontano da te.








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