martedì 16 gennaio 2018

BLOCCHI, STOP E ALTRE OCCASIONI

I blocchi e gli stop nei nostri piccoli e grandi obiettivi, a volte, sono solo avvisi per risolvere altri problemi che avevano preso quella via destinata a soluzioni eternamente rimandate. 

Altre volte le cose si risolvono, quando si presentano altri ostacoli sul nostro cammino. 

Vi è mai capitato? 


Cercate gli auricolari del vostro telefono e proprio non li trovate. Cercate nelle tasche delle giacche, dei giubbotti, su quegli scaffali della libreria dove ogni tanto li posavate entrando, oppure in bagno, niente da fare.  Persi. Ci rinunciate. Ne comprate altri ripetendo a voi stessi: "Ben mi sta. Così imparo a stare più attento e a non perderli." 

Poi un giorno, vi accorgete della polvere sullo schermo del vostro computer. Vi ricordate che tempo fa avevate comprato uno spray, un liquido per pulire gli occhiali. Dove sta? Aprite un cassetto della scrivania e... ecco i vecchi auricolari che cercavate un mese fa. 

Questa scoperta in realtà è la chiave di uno strumento importante che funziona su vari livelli. Ad esempio, sul piano fisico, l'esempio è questo: vi fa male sempre la pancia e avete i soliti problemi di digestione, acidità allo stomaco, dolori. È una vita che avete a che fare con questo problema che manco più vi ricordate quando è iniziato. Semplicemente, avete imparato a conviverci. Poi c'è sempre un dolore alla spalla che non vi fa dormire bene. Cambiate il materasso, ma il dolore è sempre lì. Chiedete aiuto a chi vi sta accanto: "Mi metti quella crema per il dolore? Sì quella all'arnica. Ecco bravo... ah... un po' più giù... proprio lì..."

Tutto ok, ma la sera seguente è la stessa cosa, solo chi vi sta accanto sbuffa perché è stanco di spalmare ogni sera la stessa inutile crema. Eppure, si continua così, giorno dopo giorno, crema dopo crema, per non dire compagno dopo compagno o compagna dopo compagna. 

Perché? 

La risposta è semplice. Vi siete abituati.

Il fastidio non implica necessariamente uno stop e neanche una riflessione. È più facile convivere con un fastidio, anziché prendere tempo, fermarsi e risolverlo. 

Allora vi basta stare un po' più attenti all'alimentazione, acqua calda e limone la mattina, eliminate qualche caffè. Molto meglio sì, ma il problema però, è sempre latente. Lo sapete che non è risolto. 

Poi una mattina, dopo esservi lavati il viso, ecco che sentite una fitta alla schiena. È proprio lì, dove c'è il peso della vita, tra il bacino e l'anca. Cercate di far finta di niente. Continuate come se niente fosse accaduto, ma dopo qualche ora, il dolore torna, stavolta fisso e la sera è insopportabile. La mattina seguente non potete neanche alzarvi dal letto. Vi appoggiate al muro e vi mettete in piedi. Faticosamente vi trascinate in farmacia e chiedete qualcosa per il dolore. E così proseguite la giornata, ma ogni otto ore il dolore torna più forte di prima. E allora vi decidete: chiamate qualcuno che vi ricordate aveva avuto lo stesso problema. Gli chiedete il numero di quel dottore, pratico di osteopatia posturale che lo aveva rimesso in piedi. Prendete appuntamento e andate a farvi visitare. Il medico vi spiega che avete il bacino spostato di un centimetro e mezzo. Questo perché gli organi interni, si sono riassestati dopo un incidente che avete avuto qualche anno fa. Qualche anno fa? Ma quale incidente? L'osteopata vi sorride e vi dice: "Non lo so. Qualcosa è successo per cui tutto si è riassestato in un'altra posizione." 

E allora pensate a qualcosa che avevate relegato ai ricordi da rimuovere nella vostra vita. Una sera, in macchina, a un incrocio, un'altra auto vi aveva tamponato da dietro. Avevate portato il collarino per un mese, poi tutto era tonato a posto. Può essere quello? Chissà... pian piano, cominciate ad andare a quegli appuntamenti con l'osteopata, fino a quando il dolore alla schiena scompare e un giorno, dopo aver preso il secondo caffè, vi accorgete che anche quel fastidio allo stomaco, quella sensazione di fastidio, quel dolore alla spalla, tutto è scomparso.

Due esempi semplici che all'occhio attento, potrebbero far nascere una nuova visione, magari da un'altra prospettiva. 

In realtà, bisogna pensare a un aereo che si solleva in volo. Poco alla volta, da quella distanza, la terra appare sempre più lontana e tutto diventa all'improvviso più piccolo. Da quella distanza anche gli esseri umani sono come formiche e poi, diventano addirittura invisibili. 

Quando ci affanniamo per risolvere un problema che ci sta a cuore, molto spesso, non facciamo altro che girare attorno a esso. Non lo affrontiamo realmente. Poi ci abituiamo e lo rendiamo cronico, cioè, ci adattiamo a non averlo risolto e ce lo portiamo appresso come un fardello invisibile, ma costantemente presente. 

Sul lavoro su di sé, questo è un vero e proprio stratagemma.

L'espediente da usare, in realtà è molto semplice, alzarsi come in un aereo che prende il volo e non dimenticarsi di quella striscia orizzontale che abbiamo lasciato lì, per spiccare quel salto in mezzo alle nuvole con l'obiettivo di raggiungere un'altra zona del mondo. 

E la cosa potrebbe funzionare anche all'inverso?

Certo. Perché no? Romantica teoria, più volte vista anche nel cinema.

Frammenti di stelle che cadono sulla terra che dimenticano la loro origine. 

Darsi uno scopo più alto, può portare armonicamente a distendere le energie ed essere più sereni, offrendo tempo e spazio al ricordo di ciò che si è in tutta la nostra interezza. Su ogni piano, fisico, metafisico, mentale, psicologico o spirituale, questo strumento funziona ugualmente. 

Provate per credere. 

Il ricordo è un muscolo che se non viene usato, poco alla volta tende a scomparire. Ogni muscolo però ha memoria di sé e poco alla volta, può essere allenato di nuovo. 

La soluzione di un problema, quando avverrà, non sarà più provocata da un altro incidente scatenante che potrebbe sembrare casuale. Quando l'ordine viene compromesso da uno shock, da un problema, da uno smarrimento, la forza contraria predispone immediatamente che tutto venga riportato nella norma. Agire consapevolmente, significa farlo inviando piccoli impulsi, affinché la norma venga ristabilita. Quando questi impulsi vengono a mancare, ecco che arrivano gli stop, gli impedimenti che contrastano il tendere all'automatismo che cronicizza un problema. 

In parole più semplici, il processo di riparazione del disordine su un piano o su un livello, avviene colmando le due distanze che apparentemente non si toccano e sono invisibili l'una all'altra, pur tuttavia essendo legate da un filo della stessa stoffa e chissà, forse, proprio quella stessa stoffa di cui sono fatti i sogni. Ecco perché è importante fare il punto sulla propria situazione personale, su ogni progetto lasciato in sospeso, su un desiderio ancora da realizzare, su un pensiero che pensavamo fosse proibito, su qualcosa che credevamo aver smarrito (la fede, la speranza, il coraggio, il sogno). 

Lo vedete quanto è facile? 

Basta un piccolo dolore alla schiena e naturalmente... uno bravo. 









2 commenti:

eva beghin ha detto...

Abbiamo una vita parallela.

Angelo Orlando ha detto...

Parallelismi convergenti.