domenica 17 giugno 2018

QUANDO MORÌ MASSIMO TROISI

Quando morì Massimo Troisi lo seppi da un giornalista che mi telefonò e mi chiese: "Mi può dire due cose sulla morte di Massimo Troisi?" Chiusi il telefono senza dire nulla e accesi la televisione e misi il "Televideo". 

Ve lo ricordate il televideo? Un tempo sembrava il futuro. La televisione da sfogliare. Rimasi non so quanto tempo seduto su una sedia. Qualcuno dice che il tempo è un'illusione. Forse è vero. Anche lo spazio. Non so quanto ci rimasi seduto su quella sedia. Poi, la prima cosa che feci fu quella di chiamare Enzo Decaro. Enzo lo avevo conosciuto molti anni prima d'incontrare Massimo. Lo chiamai a casa. Anche lui non lo sapeva. 

Glielo dissi io. 

Quando qualcuno ci comunica la dipartita di qualcun altro, di un proprio caro, di un amico o di qualunque altra persona legata a noi, si assume un compito delicato, fatto di sostanza e essenzialità. Resterà per sempre nel nostro intimo. La sua voce s'inchioderà in quel presente e sarà come una musica che risuonerà nel tempo, facendo sì che quel momento non potrà più finire nel grande contenitore in cui c'illudiamo di aver dimenticato. Niente si dimentica davvero. La nostra vita è come un quadro che si dipinge ogni istante da solo con l'aiuto di un pennello guidato da un artista. 

Questo l'insegnamento di quel triste e indimenticabile 4 giugno del 1994.



"Te vuless' fa fa' 'na bella cosa!"

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